Le famiglie siciliane hanno registrato nel 2025 una lieve crescita del reddito e un miglioramento del risparmio finanziario. Tuttavia, il quadro tracciato dall'ultimo rapporto della Banca d'Italia sull'economia della Sicilia evidenzia come il divario con il resto del Paese continui a essere marcato. Il reddito pro capite rimane nettamente inferiore alla media nazionale, la ricchezza delle famiglie è tra le più basse d'Italia e una quota significativa della popolazione continua a vivere in condizioni di fragilità economica.
Il rapporto evidenzia anche un incremento dei consumi e degli investimenti nelle abitazioni, sostenuti dalla ripresa dei mutui. Restano però elevati i costi del credito, soprattutto per il credito al consumo, elemento che continua a pesare sui bilanci familiari.
Reddito delle famiglie siciliane, lieve crescita ma il divario resta ampio
Nel 2025 il reddito disponibile lordo delle famiglie siciliane è aumentato del 2,6% in termini nominali. Al netto dell'inflazione, attestatasi all'1,4%, la crescita reale è stata dell'1%, consentendo un modesto recupero del potere d'acquisto dopo le difficoltà degli anni precedenti. Nonostante questo miglioramento, il reddito pro capite nell'Isola si ferma a 17.402 euro, circa un quarto in meno rispetto alla media italiana. Un dato che fotografa un sistema economico ancora caratterizzato da salari più bassi e da una maggiore dipendenza dai trasferimenti pubblici. La composizione del reddito conferma infatti questa peculiarità: i redditi da lavoro dipendente rappresentano poco più della metà del totale, quelli da lavoro autonomo quasi un quarto, mentre prestazioni sociali e trasferimenti pubblici incidono per oltre il 40%.
Consumi in crescita, ma il caro energia pesa sulle famiglie
Nel corso del 2025 anche i consumi delle famiglie siciliane sono aumentati dell'1% in termini reali, raggiungendo un valore complessivo superiore agli 82 miliardi di euro. La spesa si divide quasi equamente tra beni e servizi, con il turismo che continua a rappresentare un elemento importante dell'economia regionale.
Il miglioramento, tuttavia, rischia di essere frenato dall'aumento dell'inflazione registrato nel 2026 dopo lo scoppio del conflitto nel Golfo Persico. L'incremento dei prezzi dell'energia ha riportato l'inflazione al 3,1%, comprimendo nuovamente il potere d'acquisto delle famiglie.
Povertà e disagio economico ancora diffusi
Tra gli aspetti più critici messi in evidenza dalla Banca d'Italia c'è il persistente disagio economico. Nel 2025 il 21,7% delle famiglie siciliane senza pensionati e con persona di riferimento sotto i 75 anni non aveva alcun componente occupato, una quota più che doppia rispetto alla media nazionale. Anche le misure di sostegno pubblico continuano ad avere un peso rilevante. L'Assegno di inclusione ha raggiunto quasi 168 mila nuclei familiari, coinvolgendo circa 440 mila persone, pari al 9,2% dei residenti. A questi si aggiungono il Supporto per la Formazione e il Lavoro, l'Assegno unico universale e il bonus sociale per luce e gas destinato alle famiglie economicamente più vulnerabili.
Ricchezza delle famiglie siciliane ancora lontana dalla media italiana
Il rapporto mette in luce anche il forte ritardo patrimoniale della Sicilia. Alla fine del 2024 la ricchezza netta delle famiglie siciliane ammontava a 513 miliardi di euro, pari a 107 mila euro pro capite, poco più della metà della media italiana, che raggiunge i 199 mila euro. L'inflazione degli ultimi anni ha inoltre ridotto sensibilmente il valore reale della ricchezza accumulata, accentuando un divario che continua ad ampliarsi rispetto al resto del Paese.
Risparmio e investimenti tornano a crescere
Tra gli elementi positivi emerge il rafforzamento del risparmio finanziario. I depositi bancari sono aumentati del 3,6%, mentre gli investimenti in titoli hanno registrato una crescita dell'11,3%, trainati soprattutto dai fondi comuni di investimento. Anche il mercato immobiliare ha mostrato segnali di ripresa. I nuovi mutui concessi alle famiglie hanno superato i 2 miliardi di euro, sostenendo un aumento delle compravendite di abitazioni pari al 7%. Resta però elevato il costo del credito. I mutui continuano ad avere tassi superiori alla media nazionale, mentre il credito al consumo supera il 9%, rendendo più oneroso l'accesso ai finanziamenti.
Banca d'Italia: "Ripresa reale, ma servono interventi strutturali"
Secondo Gian Luca Trequattrini, membro del Direttorio e vice direttore generale della Banca d'Italia, i segnali di miglioramento vanno letti tenendo conto delle profonde difficoltà accumulate negli anni. "La ripresa è reale - ha spiegato - ma va valutata considerando il pesante arretramento registrato tra il 2007 e il 2019. Comprendere il punto di partenza è indispensabile per misurare i progressi e definire gli interventi ancora necessari".
Trequattrini ha inoltre sottolineato come il reddito delle famiglie siciliane sia cresciuto moderatamente anche in termini reali, mentre i consumi si sono mantenuti in linea con quelli nazionali. Un lieve miglioramento si registra anche nella qualità del credito, elemento che potrebbe favorire nuovi investimenti e una maggiore capacità del sistema finanziario di sostenere famiglie e imprese.
Il quadro che emerge è quello di una ripresa ancora fragile. Redditi, consumi e risparmio mostrano segnali positivi, ma il divario economico con il resto d'Italia resta ampio. Per consolidare questa fase serviranno politiche capaci di rafforzare l'occupazione stabile, favorire gli investimenti e sostenere il potere d'acquisto delle famiglie siciliane.
di Roberto Greco
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