Da mesi la questione della qualità dell’acqua a Trapani preoccupa numerosi cittadini. Ora la protesta passa dalle segnalazioni alla richiesta formale di interventi: sono infatti centinaia le firme raccolte dal comitato spontaneo “L’acqua è un diritto di tutti”, che nei prossimi giorni presenterà una diffida al Comune.
L’iniziativa nasce dalla situazione di inquinamento dell’acqua registrata in diverse zone della città, un problema che, secondo i promotori, non sarebbe stato ancora risolto in maniera definitiva.
Acqua contaminata a Trapani, il primo divieto a marzo
Il primo provvedimento era arrivato il 12 marzo, quando il Comune aveva disposto il divieto di utilizzo dell’acqua. Una nuova ordinanza è stata poi emanata il 24 luglio, a seguito di ulteriori episodi di contaminazione. A preoccupare è soprattutto il fatto che le aree interessate siano diverse e anche distanti tra loro. I cittadini chiedono quindi di fare chiarezza sull’origine dell’inquinamento e sull’effettiva estensione del fenomeno. La diffida sollecita nuovi campionamenti e analisi presso le utenze interessate, oltre a una serie di ispezioni necessarie a individuare la possibile fonte della contaminazione. Il comitato chiede inoltre una mappatura completa delle vie e delle utenze coinvolte, così da definire con precisione il perimetro del problema.
La richiesta di bonifica e monitoraggio dell’acqua
Tra le richieste avanzate c’è anche quella di procedere con gli interventi di bonifica e di garantire un monitoraggio costante della qualità dell’acqua. Per i promotori della raccolta firme, infatti, non è sufficiente intervenire sulle singole emergenze: occorre individuare le cause dell’inquinamento e verificare nel tempo che l’acqua torni a essere sicura per i cittadini.
La situazione sta creando difficoltà anche sul fronte dell'approvvigionamento idrico. Secondo quanto denunciato dal comitato, il servizio attraverso le autobotti comunali non sarebbe sempre in grado di soddisfare le esigenze della popolazione. In alcuni casi, i tempi di attesa arriverebbero a dieci giorni o più, mentre le quantità di acqua disponibili sarebbero considerate insufficienti.
Autobotti, rimborsi e coinvolgimento delle istituzioni
Nella diffida viene quindi chiesto di potenziare il servizio gratuito di approvvigionamento e di prevedere il rimborso delle spese sostenute dai cittadini per la pulizia delle cisterne e per l'acquisto di acqua da privati. Il comitato chiede inoltre il coinvolgimento della Prefettura, della Protezione civile, dell’Asp e del Libero Consorzio, così da coordinare gli interventi e affrontare il problema in maniera più efficace.
La richiesta rivolta al Comune è chiara: intervenire entro sette giorni dal ricevimento della diffida. In caso contrario, i sottoscrittori annunciano la possibilità di rivolgersi alle autorità competenti per chiedere ulteriori provvedimenti sulla vicenda.
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