Palermo adotta il Piano per eliminare le barriere architettoniche, Pennino: “Una svolta storica per l’inclusione”

Palermo adotta il Piano per eliminare le barriere architettoniche, Pennino: “Una svolta storica per l’inclusione”

Palermo adotta il Piano per eliminare le barriere architettoniche, Pennino: “Una svolta storica per l’inclusione”

Per una città davvero inclusiva non basta dichiarare che tutti devono avere gli stessi diritti. Occorre intervenire concretamente sugli spazi, sui servizi e sulle condizioni che ancora oggi rendono difficile la vita quotidiana a chi convive con una disabilità. È da questa esigenza che parte il PEBA di Palermo, il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche adottato dal Comune nello scorso fine settimana.

Un provvedimento atteso da decenni e che punta a trasformare progressivamente il capoluogo siciliano in una città più accessibile. Il piano non riguarda soltanto marciapiedi, edifici e percorsi urbani, ma rappresenta uno strumento tecnico attraverso il quale individuare gli ostacoli e programmare gli interventi necessari per superarli.

PEBA Palermo, censiti 81 immobili comunali

A seguire da vicino il percorso c’è Rosi Pennino, fondatrice di ParlAutismo ed ex assessore alle Politiche Sociali del Comune di Palermo. Il progetto era stato avviato proprio durante la sua esperienza nell’amministrazione guidata da Roberto Lagalla.

“Un lavoro che con il mio assessorato e in sinergia con gli assessori Carta e Orlando abbiamo iniziato nell’anno zero”, racconta Pennino al QdS. E chiarisce un aspetto spesso poco conosciuto: il PEBA non è una misura sociale, ma uno strumento altamente tecnico, che interviene sul piano dei lavori pubblici per l’ammodernamento, la riconversione e l’organizzazione degli spazi con l’obiettivo di eliminare le barriere architettoniche. Nel piano sono stati censiti 81 immobili di proprietà comunale: 26 asili, 28 scuole, 24 sedi amministrative e istituzionali e 3 musei. A questi si aggiungono 7 siti Unesco, i principali percorsi pedonali, comprese le vie storiche e l’itinerario Unesco, oltre a piazze e aree verdi distribuite sul territorio cittadino. Ogni elemento è stato rilevato sul campo, fotografato e georeferenziato. I dati sono confluiti in un database geografico dinamico su Google Earth, che potrà essere aggiornato nel tempo dall’Amministrazione per seguire l'evoluzione dell'accessibilità urbana.

Per Pennino si tratta di una “svolta epocale”, perché finalmente Palermo dispone di uno strumento tecnico con cui iniziare a intervenire in maniera organica. Il punto debole resta però il ritardo accumulato: “Un lavoro frutto di anni, ma che ha subito un grave ritardo che di certo non è colpa di questa amministrazione”.

Palermo e le barriere sensoriali: “Ci sono ostacoli che gli altri non vedono”

Il tema dell’accessibilità, però, secondo Pennino non può fermarsi alle barriere fisiche. Esistono infatti ostacoli che non si vedono e che possono diventare particolarmente pesanti per le persone con disabilità intellettivo-relazionale o autismo. “Mi riferisco a persone con disagio psichico, con disabilità intellettivo-relazionale o con autismo che quotidianamente affrontano ostacoli che gli altri non vedono, ma noi famiglie viviamo ogni giorno, ovvero il problema delle file o delle attese”.

Una parte di queste barriere potrebbe essere eliminata senza grandi investimenti, attraverso una diversa organizzazione dei servizi. Pennino propone quindi un confronto tra Comune, attività private e strutture pubbliche. L’esempio citato è quello di Eurodisney, dove per alcune attrazioni le persone con determinate disabilità possono accedere attraverso percorsi alternativi. “Non è perché sei disabile devi essere privato di condividere un momento di gioia con mamma, papà, fratelli e sorelle”, sottolinea.

“La disabilità non ha colori politici”

Il PEBA, secondo Pennino, deve diventare un patrimonio condiviso e non un terreno di scontro politico. “La disabilità non ha colori politici”, afferma, chiedendo che gli interventi previsti dal piano vengano realizzati nei tempi necessari per iniziare a cambiare una città rimasta per circa 40 anni senza questo strumento. “Argomenti del genere devono essere affrontati con onestà intellettuale e quindi metterci a lavoro tutti insieme al di là dell’appartenenza politica. Solo in questo modo si riuscirebbe a fare molto. Un passo alla volta”. Anche il linguaggio, per Pennino, fa parte del cambiamento culturale. Il riferimento è al decreto 62 e alla progressiva trasformazione della terminologia utilizzata nel campo della disabilità. “Il cambiamento culturale passa anche attraverso le parole, ma ci vuole tempo: è uno step lento”.

Palermo inclusiva, dalla scuola al ruolo delle famiglie

Il capoluogo siciliano ha ancora molta strada da percorrere, ma secondo Pennino può contare su una caratteristica importante: l’accoglienza dei palermitani. “Palermo è indietro su tanti fronti dal punto di vista della disabilità – spiega – ma il fatto che i palermitani siano per natura accoglienti, che si muovono di fronte a una condizione di fragilità, aiuta per tanti aspetti rispetto ad altre parti d’Italia o d’Europa”. Un capitolo centrale resta quello della scuola. Pennino respinge però l’idea di percorsi separati: “Noi crediamo ancora che nel tutto, nell’insieme si possa fare la diversità”. La scuola, secondo l’ex assessore, deve essere realmente organizzata per l’inclusione. Non basta inserire uno studente con disabilità in classe e affiancargli un supporto: occorre costruire un ambiente capace di rispondere alle sue esigenze.

Caregiver, la richiesta di un welfare più vicino alle famiglie

Tra le questioni ancora aperte c’è quella dei caregiver, una figura sulla quale Pennino dice di portare avanti da vent’anni una battaglia. Il problema riguarda soprattutto la possibilità di garantire alle persone con disabilità adeguati sostegni anche a domicilio. “Il centro specializzato è sicuramente un luogo dove i ragazzi vanno a realizzare abilità e sviluppano socializzazione, ma dall’altro mi chiedo perché non posso avere mia figlia a casa avendo lo stesso bagaglio di aiuti concreti”.

L'obiettivo sarebbe costruire un sistema di welfare che lasci realmente una possibilità di scelta al caregiver, evitando che le famiglie siano costrette a decidere tra il centro specializzato e la gestione completamente autonoma a casa. “Questa disgregazione, non scelta del caregiver è una delle cose più atroci della dimensione dell’amore genitoriale”, sottolinea Pennino, che chiede anche una legge capace di riordinare il settore degli operatori e degli educatori domiciliari.

Palermo, resta aperto il nodo degli Asacom

Tra le criticità che riguardano l’inclusione scolastica c’è infine quella degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, gli Asacom. Lo scorso anno scolastico, a Palermo, circa 2.340 bambini avevano diritto al servizio, ma quelli presi in carico sono stati 2.074. Di conseguenza, 266 alunni con disabilità sono rimasti senza assistente alla comunicazione. In Consiglio comunale si discute inoltre dell’emendamento Asacom che consentirebbe agli assistenti di recuperare entro il mese, anziché entro la settimana, le ore non svolte a causa dell’assenza dell’alunno.

Per Pennino, tuttavia, il problema richiede una soluzione strutturale: “La figura dell’Asacom deve essere inserita all’interno dell’organico scolastico a tutti gli effetti”. Una scelta che, secondo l’ex assessore, richiederebbe un provvedimento del Ministero dell’Istruzione, ma che potrebbe dare maggiore stabilità a un servizio considerato fondamentale da molte famiglie.

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