Per consentire la realizzazione del termovalorizzatore di Catania sarebbe stato necessario intervenire sul livello di tutela paesaggistica dell’area individuata per l’impianto. È questo uno degli elementi emersi durante la prima conferenza di servizi sulla procedura di valutazione dei progetti dei due termovalorizzatori voluti dal governo Schifani per affrontare l’emergenza rifiuti in Sicilia.
Il livello di tutela dell’area interessata sarebbe stato infatti ridotto dal 3 all’1, aprendo la strada alla realizzazione dell’impianto. Il passaggio è contenuto nel parere della Soprintendenza ai Beni culturali e si inserisce nell’iter avviato dalla Regione per acquisire la disponibilità dei terreni individuati per il progetto.
La vicenda, finora poco conosciuta, è stata portata all’attenzione pubblica da Legambiente Sicilia, che ha presentato una memoria contestando sia il procedimento seguito sia i tempi previsti per l’esame di un’opera di grandi dimensioni e con un forte impatto sul territorio. “In 45 giorni non si istruisce neanche un normale permesso di costruire e qui si tenta di approvare per tutti gli aspetti un’opera così complessa e impattante su territorio, ambiente, natura, salute”, si legge nel documento visionato dal Quotidiano di Sicilia.
Termovalorizzatore Catania, cosa cambia con il declassamento
Il nodo centrale riguarda proprio il Piano paesaggistico di Catania. Secondo quanto riportato nel parere della Soprintendenza, l’area interessata dal progetto ricadeva in un contesto classificato con livello di tutela 3, relativo al paesaggio delle aree boscate e della vegetazione assimilata. In queste zone, spiega il documento, non sono consentite nuove costruzioni né l’apertura di nuove strade e piste, fatta eccezione per gli interventi necessari alla gestione dei complessi boscati e alle attività istituzionali dell’ente competente. Un quadro normativo che avrebbe rappresentato un ostacolo alla realizzazione del termovalorizzatore. Da qui la richiesta di modificare il livello di tutela per una parte dei terreni coinvolti nel progetto. Il 30 giugno la Soprintendenza ha trasmesso una nota al dipartimento regionale dei Beni culturali, evidenziando la necessità di intervenire sulla classificazione dell’area. La risposta è arrivata il 31 luglio.
Nel documento viene richiamato il verbale della Speciale commissione osservatorio regionale per la qualità del paesaggio, nel quale il commissario ad acta accoglie la richiesta di declassamento, precisando che il parere ha validità sotto il profilo paesaggistico, fatte salve le ulteriori valutazioni urbanistiche e ambientali di competenza delle altre amministrazioni.
Il termovalorizzatore catanese, così come quello previsto nell’area di Palermo, dovrebbe trattare 300 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati all’anno. Per la realizzazione dell’impianto la Regione prevede un investimento di circa 400 milioni di euro.
Legambiente contesta la procedura
È proprio sul procedimento seguito che si concentra una parte rilevante delle contestazioni di Legambiente. Secondo l’associazione ambientalista, il declassamento avrebbe stravolto il quadro pianificatorio e regolamentare sul quale si fondava la tutela dell’area. Nella memoria presentata dall’associazione si sostiene che la modifica del Piano paesaggistico avrebbe eliminato il vincolo che, di fatto, impediva la realizzazione dell’opera.
Legambiente definisce inoltre anomala la procedura, contestando il ruolo attribuito al dirigente generale del dipartimento regionale rispetto alle competenze dell’Osservatorio del paesaggio, organismo composto da diverse professionalità e rappresentanze tecnico-scientifiche. La questione si inserisce in un confronto più ampio che da settimane vede le associazioni ambientaliste criticare l’iter scelto dalla Regione per arrivare alla realizzazione dei due termovalorizzatori.
Tempi della Via sotto accusa
Un altro fronte riguarda i tempi della procedura di valutazione. Secondo Legambiente, le scadenze fissate dalla Regione non sarebbero compatibili con l’esame approfondito della documentazione allegata ai progetti. La memoria richiama anche le modalità con cui sono state convocate le conferenze di servizi per gli impianti di Catania e Palermo.
Secondo gli ambientalisti, nella fase attuale dovrebbero essere acquisiti esclusivamente i pareri necessari alla conclusione della Valutazione di impatto ambientale (Via). Solo successivamente, una nuova fase della conferenza di servizi dovrebbe occuparsi delle autorizzazioni relative al progetto modificato sulla base dell’esito della Via.
Il punto contestato è quindi il momento in cui vengono richieste le autorizzazioni per la realizzazione dell’opera. La Via non sarebbe ancora conclusa e non sarebbe stato emanato il relativo decreto assessoriale, mentre sarebbero già in corso le procedure per acquisire autorizzazioni riferite alla realizzazione del termovalorizzatore. Per Legambiente si tratta di un passaggio particolarmente rilevante, perché le autorizzazioni dovrebbero riguardare il progetto definitivo dopo le eventuali modifiche e prescrizioni derivanti dalla procedura ambientale, e non un progetto ancora in fase di valutazione.
Il confronto sul termovalorizzatore di Catania entra così in una fase delicata: da una parte la Regione punta ad accelerare la realizzazione degli impianti per affrontare il problema della gestione dei rifiuti, dall’altra le associazioni ambientaliste contestano metodo, tempi e modifiche al quadro di tutela del territorio.
di Simone Olivelli
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