Acqua, la Sicilia non può più aspettare: riserve in ripresa ma l’emergenza resta

Acqua, la Sicilia non può più aspettare: riserve in ripresa ma l’emergenza resta

Acqua, la Sicilia non può più aspettare: riserve in ripresa ma l’emergenza resta

La Sicilia ha recuperato acqua nei bacini, ma non può permettersi di considerare superata l’emergenza. Dopo un inverno finalmente più generoso sul fronte delle precipitazioni, le riserve idriche dell’Isola sono tornate a crescere, arrivando ad agosto a oltre 500 milioni di metri cubi. Un dato migliore di quello dello scorso anno, quando la siccità aveva portato al razionamento dell’acqua, ma che non basta a mettere al riparo il territorio dagli effetti di un clima sempre più estremo.

A pesare è soprattutto l’aumento delle temperature. L’estate ha confermato una tendenza ormai consolidata, con valori elevati e una pressione crescente sulle risorse disponibili. Per Francesco Vincenzi, presidente di Anbi, l’Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue, diventa quindi sempre più urgente realizzare nuove infrastrutture idrauliche e rendere più efficienti quelle esistenti.

Il problema non riguarda soltanto la quantità d’acqua disponibile, ma anche la capacità di conservarla, distribuirla e utilizzarla senza disperderla. È su questo fronte che la Sicilia continua a mostrare alcune delle sue maggiori fragilità.

Caldo record, anche gli oceani raggiungono nuovi picchi

I dati elaborati da Anbi sulla base delle rilevazioni di Copernicus restituiscono un quadro climatico che non lascia molto spazio all’ottimismo. A livello globale, lo scorso agosto è stato il più caldo mai registrato, con una temperatura media superiore di 0,85 gradi rispetto alla media del periodo 1991-2020. Ma a preoccupare è anche la situazione degli oceani: dalla terza decade di giugno le temperature medie delle acque hanno raggiunto livelli record.

Il massimo storico è stato toccato lunedì 24 agosto, con una temperatura media degli oceani di 21,11 gradi, appena sopra il precedente record di 21,09 gradi, registrato tra febbraio e marzo del 2024. Una dinamica che coinvolge direttamente anche il Mediterraneo.

Mediterraneo sempre più caldo, temperature oltre i 32 gradi

In un'ampia fascia compresa tra il Tirreno centro-meridionale, le coste meridionali della Sicilia e il Nord Africa, le acque del Mar Mediterraneo hanno superato ancora i 32 gradi durante il mese di agosto. Anche sulle coste occidentali dell’Italia e della Francia meridionale le anomalie sono state particolarmente elevate, con temperature medie mensili delle acque fino a quattro gradi superiori alla norma e punte che hanno superato i sei gradi.

È uno scenario che rende ancora più evidente la necessità di adattare il territorio agli effetti del cambiamento climatico. Secondo Vincenzi, l’obiettivo deve essere quello di aumentare l’efficienza delle infrastrutture esistenti e costruirne di nuove, così da trasformare l’estremizzazione degli eventi meteorologici da fattore di rischio a possibile risorsa.

Sicilia, ad agosto oltre 500 milioni di metri cubi nei bacini

Sul fronte delle riserve, la Sicilia arriva alla fine dell’estate con una situazione decisamente migliore rispetto a quella vissuta appena un anno fa. Ad agosto i bacini dell’Isola contenevano oltre 500 milioni di metri cubi d’acqua, circa il 63% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il confronto è particolarmente significativo perché nel 2025 la Sicilia era stata costretta a fare i conti con una situazione di forte scarsità idrica, dopo due stagioni caratterizzate da una siccità particolarmente pesante. Per trovare annate con disponibilità paragonabili bisogna tornare indietro di circa sette anni. Ma il recupero delle riserve non significa che il problema sia risolto. La buona piovosità invernale ha consentito di ricostituire parte degli accumuli, mentre l'estate torrida ha riportato rapidamente in primo piano il tema della fragilità del sistema idrico siciliano.

Il vero nodo resta quindi la capacità dell'Isola di gestire una risorsa sempre più condizionata da precipitazioni irregolari, temperature elevate e periodi di siccità difficili da prevedere.

Acqua in Sicilia, il nodo delle infrastrutture

È proprio sul fronte delle infrastrutture che emergono alcune delle principali criticità. La Sicilia deve fare i conti da anni con reti idriche inefficienti, dispersioni e infrastrutture che necessitano di interventi. Un problema che diventa ancora più grave quando le disponibilità diminuiscono e ogni metro cubo d’acqua diventa prezioso. Un esempio concreto arriva dal sistema delle dighe del centro dell’Isola. Nel gennaio dello scorso anno il ministero aveva imposto la messa fuori esercizio di una diga strategica per un territorio agricolo importante come quello del Belìce. Nel frattempo la Regione ha avviato un percorso per intervenire sulle infrastrutture esistenti e migliorare la capacità di collegamento tra i bacini.

Dighe Disueri e Cimia, al via la progettazione dell’interconnessione

Tra gli interventi in corso c’è quello relativo al rifacimento dell’interconnessione acquedottistica tra le dighe Disueri e Cimia, per il quale l’Assessorato regionale dell’Energia ha dato il via libera alla progettazione.

L'investimento ammonta a oltre 1,17 milioni di euro e rientra nel programma di potenziamento e efficientamento della rete idrica siciliana. Le risorse arrivano dai fondi stanziati con la legge regionale 29/2025, che ha autorizzato complessivamente 6,28 milioni di euro per consentire la progettazione degli interventi infrastrutturali sulle dighe. L'obiettivo è intervenire su una delle criticità che più incidono sulla disponibilità effettiva della risorsa: la dispersione lungo le infrastrutture di collegamento.

Interconnessione Disueri-Cimia, l’obiettivo è recuperare acqua

Secondo l’assessore regionale per l’Energia Francesco Colianni, il progetto dell’interconnessione Disueri-Cimia consentirà di eliminare le perdite che da anni interessano la condotta e di recuperare volumi d’acqua preziosi. È un passaggio particolarmente importante in una fase nella quale la disponibilità della risorsa non può essere valutata soltanto sulla base dei quantitativi presenti nei bacini. Conservare l’acqua e ridurre le perdite significa infatti aumentare concretamente quella che può essere destinata all’agricoltura, agli usi civili e alle altre necessità del territorio.

La Sicilia si trova quindi davanti a una doppia sfida: da una parte deve sfruttare meglio l'acqua che riesce ad accumulare, dall'altra deve prepararsi a periodi sempre più frequenti di caldo intenso e precipitazioni irregolari.

Ancipa-Pozzillo e Villarosa-Olivo, altri progetti in arrivo

Il programma regionale non si ferma al collegamento tra Disueri e Cimia. Dall’Assessorato all’Energia è stato annunciato anche l’avanzamento delle progettazioni relative alle interconnessioni Ancipa-Pozzillo e diga Villarosa-Olivo. Si tratta di interventi che puntano a rafforzare il sistema complessivo delle infrastrutture idriche siciliane e a rendere più flessibile la gestione della risorsa. Per l’Isola, alle prese con un clima sempre più difficile da prevedere, questa capacità di mettere in rete i bacini e recuperare l'acqua che oggi viene persa può diventare decisiva. La crescita delle riserve registrata quest’anno offre una boccata d’ossigeno dopo la lunga fase di siccità, ma non può essere scambiata per la soluzione definitiva del problema. Il clima sta cambiando e la Sicilia deve attrezzarsi per gestire una risorsa che sarà sempre più preziosa.

L’acqua c’è, dunque, ma la vera sfida sarà riuscire a non sprecarla e conservarla quando arriva, trasformando le infrastrutture idriche da punto debole a strumento di sicurezza per il futuro dell’Isola.

 

di Mauro Seminara

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