Macellazione aziendale in Sicilia, il ddl di FdI: più spazio alle piccole aziende agricole

Macellazione aziendale in Sicilia, il ddl di FdI: più spazio alle piccole aziende agricole

Macellazione aziendale in Sicilia, il ddl di FdI: più spazio alle piccole aziende agricole

Per una piccola azienda agricola siciliana, soprattutto se si trova nelle aree interne, anche la distanza da un macello può diventare un ostacolo alla vendita dei propri prodotti. È da questa difficoltà concreta che nasce il disegno di legge presentato all’Assemblea regionale siciliana da Fratelli d’Italia, con primo firmatario il deputato Salvatore Bica.

La proposta punta a creare le condizioni per consentire agli imprenditori agricoli di macellare direttamente in azienda polli, tacchini e conigli destinati alla vendita, senza dover necessariamente ricorrere ai grandi stabilimenti industriali. Un intervento che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe sostenere il reddito delle piccole imprese, valorizzare le produzioni locali e, allo stesso tempo, rendere più efficace il sistema di controlli sanitari e tracciabilità.

Il punto di partenza è una situazione che la relazione del ddl definisce frammentaria e incompleta. Secondo Bica, la Sicilia non avrebbe ancora dato piena attuazione alle possibilità previste dal quadro europeo e dagli accordi nazionali sulla piccola macellazione aziendale.

Macellazione aziendale in Sicilia, il vuoto normativo

Il disegno di legge riguarda le aziende zootecniche specializzate nell'allevamento di avicoli e lagomorfi, quindi animali come polli, tacchini, faraone, anatre, oche, conigli e lepri. La questione nasce da un vuoto che, secondo i promotori della proposta, si trascina da anni. Nel 2010 una legge regionale in materia di agriturismo aveva previsto la possibilità di effettuare la macellazione direttamente in azienda, ma limitandola alle strutture agrituristiche autorizzate alla somministrazione di pasti. La stessa norma rinviava a un successivo decreto del presidente della Regione la definizione del numero massimo di animali macellabili e delle modalità operative. Quel decreto, però, non è mai arrivato. Per Bica si tratta di una limitazione che finisce per restringere la platea degli operatori interessati rispetto alle possibilità riconosciute dalla normativa europea, che consente determinate deroghe anche alle aziende agricole che non svolgono attività agrituristica.

Dall'autoconsumo alla vendita diretta delle carni

Un altro tassello della normativa regionale riguarda la macellazione per autoconsumo. Nel 2022 la Sicilia ha recepito le disposizioni nazionali in materia di vigilanza sanitaria delle carni, disciplinando le attività di macellazione destinate al consumo domestico. In questo caso, l'allevatore può macellare gli animali destinati al proprio consumo senza dover effettuare una comunicazione preventiva al servizio veterinario dell'Asp.

Il limite è però evidente: quelle carni non possono essere vendute. È proprio su questo passaggio che interviene il nuovo ddl. L'obiettivo è costruire una disciplina per la macellazione di piccoli quantitativi destinati alla vendita diretta al consumatore o ai punti vendita locali, mantenendo naturalmente gli obblighi sanitari e di tracciabilità previsti dalla normativa.

Piccoli allevamenti, il problema delle distanze dai macelli

La questione assume un peso particolare nelle aree interne della Sicilia, dove la distanza dalle strutture autorizzate può rendere economicamente poco conveniente il trasporto degli animali. Secondo i dati riportati nella relazione del disegno di legge, la filiera avicola industriale siciliana è fortemente concentrata tra le province di Ragusa e Catania e sono tre i macelli avicoli riconosciuti indicati nel documento. Due si trovano a Modica: Avimecc, con una capacità indicata di circa 11 milioni di capi all'anno, e la Società Agricola Valle del Tellesimo, con circa 1,1 milioni. Il terzo impianto è quello della Società Agricola Azzolina, a Mineo, con circa 1,1 milioni di capi. Il problema, sottolinea Bica, è che nessuno di questi impianti si trova nelle aree interne dell'Isola. Per un piccolo allevatore che deve macellare 100 o 200 polli o tacchini, affrontare un trasporto verso un grande stabilimento può diventare un costo difficilmente sostenibile.

È qui che la proposta di legge prova a intervenire, creando una fascia intermedia tra autoconsumo e macellazione industriale.

Il modello della macellazione aziendale già adottato da altre Regioni

La Sicilia non sarebbe chiamata a inventare da zero un sistema. Il ddl richiama infatti l'accordo Stato-Regioni del 2009, che aveva previsto la possibilità di disciplinare la cessione occasionale di piccoli quantitativi di carni direttamente dal produttore al consumatore. L'accordo aveva individuato anche soglie quantitative: fino a 500 capi su richiesta del consumatore, considerando come riferimento per il piccolo quantitativo annuo 10 mila polli o 6.250 conigli. La disciplina concreta avrebbe dovuto essere definita dalle singole Regioni. Alcuni territori si sono mossi, altri hanno costruito sistemi specifici in base alle dimensioni delle aziende. Nella relazione vengono citati in particolare Veneto, Marche ed Emilia-Romagna, che hanno introdotto regole differenti per disciplinare la macellazione aziendale e la piccola produzione locale. La Sicilia, invece, secondo i promotori del ddl, non avrebbe completato questo percorso.

Sicurezza alimentare e tracciabilità al centro della proposta

Il tema non riguarda soltanto la possibilità di ridurre i costi per gli allevatori. Un altro obiettivo dichiarato è quello di portare alla luce attività che oggi possono sfuggire ai controlli. Una disciplina chiara della macellazione aziendale consentirebbe infatti di stabilire requisiti, quantità, modalità di lavorazione e sistemi di registrazione, inserendo le piccole produzioni all'interno di un quadro controllabile dai servizi veterinari.

Per i promotori, quindi, più regole possono significare anche più controlli, anziché lasciare una parte delle produzioni in una zona grigia tra autoconsumo, vendita informale e filiera industriale. Il ddl punta a distinguere due ambiti: da una parte la macellazione aziendale destinata alla produzione di carni fresche per la vendita diretta, dall'altra la piccola produzione locale destinata alla realizzazione di prodotti trasformati.

La sfida per le piccole aziende agricole siciliane

La proposta di Fratelli d'Italia si inserisce dunque in una questione più ampia che riguarda la capacità delle piccole imprese agricole di rimanere sul mercato. Per un grande allevamento, il rapporto con un impianto industriale rappresenta una componente ordinaria della filiera. Per una piccola azienda delle aree interne, invece, distanze, trasporto e costi di lavorazione possono incidere pesantemente sul margine finale.

La macellazione aziendale, se regolata con criteri chiari e controlli adeguati, potrebbe diventare uno strumento per accorciare la filiera e favorire la vendita diretta. Il disegno di legge, nella sua impostazione, non punta quindi a sostituire i grandi macelli industriali, ma a disciplinare quella fascia intermedia che oggi, secondo i promotori, non trova una risposta normativa adeguata.

La partita si sposta ora all'Ars. La proposta dovrà affrontare il percorso parlamentare e il confronto con il governo regionale, le organizzazioni agricole e il sistema sanitario. Il nodo sarà trovare un equilibrio tra sostegno alle piccole imprese, sicurezza alimentare, tracciabilità e tutela del consumatore.

Perché il vero obiettivo, almeno nelle intenzioni del ddl, non è soltanto permettere a un allevatore di macellare qualche centinaio di animali nella propria azienda. È provare a costruire una filiera più vicina ai territori, soprattutto quelli dove oggi la distanza dai grandi impianti rischia di rendere antieconomica anche una piccola produzione.

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