Il tema del fine vita torna al centro del dibattito politico siciliano proprio mentre a Roma il Parlamento continua a non trovare una soluzione definitiva. All’Ars Forza Italia ha appena depositato un nuovo disegno di legge sul suicidio medicalmente assistito, riaprendo una discussione che in Sicilia va avanti da anni e che finora non ha prodotto una norma regionale.
A firmare la proposta sono i deputati di Forza Italia Salvo Tomarchio e Stefano Pellegrino, rispettivamente primo firmatario e capogruppo del partito all’Assemblea regionale siciliana. Il testo, composto da 14 articoli, punta soprattutto a rendere uniforme il percorso sanitario per le persone che, in presenza delle condizioni stabilite dalla Corte costituzionale, chiedono di accedere al suicidio medicalmente assistito.
La novità siciliana arriva in un momento nel quale il quadro nazionale è ancora irrisolto. Il disegno di legge 104, presentato al Senato nel 2022, è ancora all’esame delle Commissioni competenti. Il 3 giugno 2026 l’Aula di Palazzo Madama ha approvato una questione sospensiva e disposto il rinvio in Commissione, interrompendo di fatto il passaggio verso l’esame degli emendamenti in Assemblea.
Fine vita, cosa ha stabilito la Corte costituzionale
Il punto di partenza resta la storica sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale, nata dal caso di Marco Cappato e Fabiano Antoniani, conosciuto come Dj Fabo. La Consulta dichiarò parzialmente illegittimo l’articolo 580 del Codice penale, escludendo la punibilità dell’aiuto al suicidio in una specifica situazione: quella di una persona affetta da una patologia irreversibile, sottoposta a trattamenti di sostegno vitale, colpita da sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili e pienamente capace di assumere decisioni libere e consapevoli. Le condizioni e le modalità della procedura devono inoltre essere verificate da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, con il coinvolgimento del comitato etico territorialmente competente.
Quella pronuncia non ha però prodotto una legge organica sul fine vita. La stessa Corte aveva rivolto al Parlamento un forte auspicio di intervento legislativo, lasciando al legislatore il compito di costruire una disciplina capace di garantire contemporaneamente autodeterminazione, tutela della vita e protezione delle persone più vulnerabili.
Il Parlamento è ancora al lavoro sul ddl 104
Il vuoto normativo nazionale non significa che sul tema non si sia mosso nulla. Al Senato sono confluite diverse proposte, tra cui il ddl 104 di Alfredo Bazoli, il 570 di Peppe De Cristofaro, oltre ad altri testi sul suicidio medicalmente assistito e sulla dignità nella fase finale della vita.
Nel maggio 2026 le Commissioni riunite del Senato stavano esaminando congiuntamente diversi disegni di legge e avevano già adottato un testo unificato come base per la prosecuzione dei lavori. Il passaggio successivo avrebbe dovuto riguardare gli emendamenti, ma il 3 giugno l’Aula ha approvato la questione sospensiva e il provvedimento è tornato in Commissione. La partita nazionale, dunque, non è chiusa, ma resta lontana da una conclusione. Ed è proprio questo stallo a lasciare spazio alle iniziative regionali.
Le Regioni provano a colmare il vuoto legislativo
Negli ultimi anni alcune Regioni hanno scelto di intervenire sulle modalità organizzative e procedurali necessarie a dare attuazione alle indicazioni della Consulta. Il passaggio più importante è arrivato dalla stessa Corte costituzionale con la sentenza 204 del 2025, relativa alla legge della Toscana. La Consulta ha stabilito che le Regioni possono intervenire, nell’ambito della tutela della salute, sugli aspetti organizzativi e procedurali del suicidio medicalmente assistito, pur nel rispetto dei principi stabiliti dalla legislazione statale e delle competenze esclusive dello Stato.
La decisione ha però anche fissato un limite importante. La Toscana non può utilizzare una legge regionale per ridefinire autonomamente i requisiti sostanziali che determinano l'area di non punibilità prevista dall'articolo 580 del Codice penale. Alcune disposizioni della legge toscana sono state infatti dichiarate costituzionalmente illegittime proprio perché invadevano competenze statali.
È una distinzione fondamentale anche per la Sicilia: la Regione può organizzare il servizio sanitario, ma non può sostituirsi al Parlamento nella definizione della disciplina penale e dei requisiti sostanziali.
Fine vita in Sicilia, tre proposte all’Ars
È in questo quadro che si inserisce il nuovo disegno di legge presentato da Tomarchio e Pellegrino. All’Ars esistevano già due proposte: quella del deputato Pd Giovanni Burtone, depositata nel marzo 2024, e quella del Movimento 5 Stelle con primo firmatario Luigi Sunseri. A queste si aggiunge ora il testo di Forza Italia. La nuova proposta punta a garantire procedure certe e uniformi in tutta la Sicilia, evitando che il percorso possa cambiare a seconda dell’azienda sanitaria o della provincia di residenza. Il testo non modifica i requisiti fissati dalla Corte costituzionale, ma interviene sull’organizzazione del percorso. Sono previste commissioni multidisciplinari nelle Asp e un coinvolgimento degli specialisti, mentre la procedura dovrebbe essere garantita gratuitamente dal Servizio sanitario, secondo le modalità previste dal disegno di legge.
Per i promotori, il punto centrale è evitare che una richiesta così delicata dipenda dalla sensibilità del singolo direttore generale, dalla struttura sanitaria di appartenenza o dalla disponibilità di un percorso amministrativo già organizzato.
La politica siciliana si divide, ma il confronto attraversa la maggioranza
Il tema resta naturalmente divisivo anche sul piano politico. Il capogruppo di Forza Italia Stefano Pellegrino ha sottoscritto la proposta insieme a Tomarchio, lasciando però emergere la necessità di un confronto interno al partito. Anche nel resto della maggioranza regionale le posizioni non sono uniformi. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza ha espresso una posizione personale contraria all’eutanasia, ma allo stesso tempo contraria all’accanimento terapeutico. Dalla Lega, il capogruppo Salvo Geraci ha invece sottolineato la necessità di valutare il testo e di rispettare la libertà di coscienza su una materia che tocca convinzioni personali, etiche e religiose.
Sul fronte dell’opposizione, Sunseri ha accolto positivamente l’apertura di Forza Italia, sottolineando che una legge regionale avrebbe bisogno di una maggioranza trasversale per essere approvata.
Il dato politico più interessante è quindi che il confronto sul fine vita non segue semplicemente la tradizionale divisione tra destra e sinistra. La libertà di coscienza e la delicatezza del tema possono infatti attraversare gli schieramenti.
La nuova posizione della Consulta dopo le sentenze sul suicidio assistito
Nel frattempo anche la giurisprudenza costituzionale ha continuato a evolversi. Con la sentenza 66 del 2025 la Corte ha ribadito che il requisito del trattamento di sostegno vitale resta centrale nell’area di non punibilità dell’aiuto al suicidio delineata dalla sentenza 242 del 2019. La Consulta ha inoltre richiamato la precedente sentenza 135 del 2024, chiarendo che il requisito può sussistere anche quando il paziente, pur avendo necessità medica di un trattamento per mantenere le funzioni vitali, abbia scelto di non iniziarlo.
Nel luglio 2026 è arrivata poi la sentenza 152, relativa a un'ulteriore questione sull'articolo 580 del Codice penale. La Corte ha dichiarato inammissibile la questione che chiedeva di estendere l'area di non punibilità anche a persone non dipendenti da trattamenti di sostegno vitale. Il quadro, quindi, continua a essere definito attraverso sentenze della Consulta e interventi regionali, mentre la legge nazionale rimane incompiuta.
Sicilia, la sfida ora passa all’Ars
Dopo anni di discussioni e rinvii, la Sicilia si trova davanti a un nuovo passaggio politico. Il deposito del disegno di legge di Forza Italia offre l'occasione per riaprire un confronto già avviato ma mai arrivato al traguardo. La questione non riguarda soltanto il fine vita in senso astratto. Riguarda soprattutto come garantire uniformità nell'accesso alle procedure sanitarie quando ricorrono le condizioni già individuate dalla Corte costituzionale e come evitare che la residenza possa determinare percorsi differenti. Il Parlamento nazionale resta chiamato a intervenire con una disciplina organica. Nel frattempo, però, le Regioni continuano a muoversi entro i limiti indicati dalla Consulta.
Per la Sicilia la vera prova comincia adesso: capire se le tre proposte presenti all’Ars riusciranno a trovare un punto di convergenza e se, su un tema che divide profondamente politica, società e mondo religioso, la libertà di coscienza potrà trasformarsi in un accordo parlamentare.
di Mauro Seminara
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