Per due giorni il Consiglio comunale di Palermo è rimasto paralizzato dalle assenze. Al terzo tentativo, Roberto Lagalla è riuscito a presentare la relazione sull’attuazione del programma, ma il risultato è stato tutt’altro che un confronto sereno sull’operato dell’amministrazione.
La maggioranza, dopo le defezioni che avevano fatto saltare le precedenti sedute, si è ricompattata e ha garantito i numeri. L’opposizione, invece, ha lasciato l’Aula contestando la decisione di limitare a cinque minuti per ciascun gruppo gli interventi sul documento.
La tensione arriva in un momento politicamente delicato per il capoluogo, con le prossime elezioni amministrative previste nella primavera del 2027 e con il centrodestra che si interroga già sulla ricandidatura di Lagalla. I capigruppo della maggioranza, dopo la relazione, hanno infatti sostenuto apertamente la possibilità di un Lagalla bis.
Consiglio comunale Palermo, l’opposizione abbandona l’Aula
La protesta della minoranza è partita proprio dalle modalità del confronto. Secondo i gruppi di opposizione, la relazione avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per discutere a fondo di quattro anni di governo della città, mentre la scelta di contenere i tempi degli interventi avrebbe ridotto lo spazio per il dibattito.
Per questo Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Oso-Controcorrente, Progetto Civico Italia e Gruppo Misto hanno deciso di abbandonare i lavori. La protesta arriva dopo due giornate particolarmente turbolente. Il 9 settembre la seduta non era neppure iniziata perché in Aula erano presenti soltanto 19 consiglieri di maggioranza, insufficienti per raggiungere il numero legale. Il giorno successivo la situazione era stata ancora più netta: appena sei consiglieri presenti e anche Lagalla assente. Una sequenza che ha spinto le opposizioni a parlare di crisi politica della maggioranza. Lagalla, però, ha respinto questa lettura, definendo le dinamiche del Consiglio come occasionali, volubili e, in alcuni casi, «maliziose».
Partecipate e Tari, l’attacco dell’opposizione
Nel mirino della minoranza non c’è soltanto la gestione dei lavori consiliari. Le opposizioni contestano anche la situazione delle società partecipate, che a loro giudizio presenta criticità economiche, finanziarie e gestionali tali da incidere sul percorso di riequilibrio dei conti comunali.
Un altro fronte caldo è quello della Tari. Secondo i consiglieri di opposizione, negli anni dell’amministrazione Lagalla la tassa sui rifiuti sarebbe aumentata complessivamente di circa 29 milioni di euro senza che a questo incremento sia corrisposto, a loro giudizio, un miglioramento adeguato dei servizi.
Le critiche riguardano anche alcune delle emergenze quotidiane della città: strade e quartieri al buio, piste ciclabili ancora incompiute, rifiuti e degrado urbano. L’opposizione accusa inoltre il sindaco di mostrare una crescente insofferenza nei confronti delle critiche e di non confrontarsi sufficientemente con chi segnala le inefficienze dell’amministrazione.
Le nuove nomine nelle partecipate diventano un caso politico
A rendere ancora più delicato il quadro ci sono le prossime nomine nelle società partecipate e negli organismi di sottogoverno. È proprio su questo terreno che l’opposizione teme possibili accordi interni alla maggioranza. La tesi dei consiglieri di minoranza è che la distribuzione degli incarichi non possa diventare lo strumento per ricomporre tensioni politiche emerse nelle ultime settimane.
Si tratta, tuttavia, di una contestazione politica dell’opposizione, non della dimostrazione di un accordo sulle nomine. Il dato politico è che il rinnovo dei vertici delle partecipate si intreccia con una fase di evidente tensione all’interno del centrodestra palermitano.
Lagalla rivendica i risultati: “Maggioranza leale”
Di fronte alle contestazioni, la maggioranza ha scelto una linea opposta, difendendo il bilancio dell'amministrazione e i risultati raggiunti. Tra i numeri rivendicati ci sono la riduzione del debito dell’ente da 568 a 168 milioni di euro, l’aumento della raccolta differenziata dal 14% al 30%, la crescita dei posti negli asili nido per la fascia 0-6 anni dal 7% al 35% e l’incremento del 49% della refezione scolastica.
La maggioranza ha sottolineato anche lo stato di avanzamento delle opere pubbliche, citando gli interventi sui ponti Corleone e Oreto, la manutenzione di strade e marciapiedi e la riapertura di diversi impianti sportivi. Tra gli altri risultati indicati figurano i 229 alloggi popolari assegnati, la riapertura delle palestre scolastiche e gli interventi di riqualificazione e bonifica, oltre alla ripartenza di grandi eventi e iniziative culturali.
Dalla crisi dei numeri al sostegno per la riconferma
Il passaggio più significativo sul piano politico è arrivato proprio al termine della seduta. Dopo due giornate in cui la maggioranza aveva lasciato Lagalla senza i numeri necessari per aprire il Consiglio, i capigruppo del centrodestra hanno espresso la convinzione che i risultati raggiunti consentano all'amministrazione di puntare alla riconferma. La presa di posizione è arrivata nello stesso giorno in cui Carolina Varchi, esponente di Fratelli d’Italia, ha presentato il suo progetto politico “Palermo Capitale”, aprendo di fatto un confronto interno al centrodestra sulla futura candidatura a sindaco.
Il quadro, dunque, resta tutt'altro che pacificato. Da una parte c'è una maggioranza che, dopo il brusco strappo di 48 ore, ha ricomposto i ranghi e rilancia Lagalla. Dall'altra c'è un'opposizione che parla apertamente di crisi politica, contesta la gestione della città e denuncia un confronto consiliare troppo limitato. La relazione sul programma, alla fine, è arrivata in Aula. Ma le tensioni che hanno accompagnato il suo arrivo raccontano una partita politica che, a Palermo, è già entrata nella fase della corsa alle prossime elezioni.
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