Cenere dell’Etna, la doppia anima del vulcano: problema per i voli, risorsa per l’agricoltura

Cenere dell’Etna, la doppia anima del vulcano: problema per i voli, risorsa per l’agricoltura

Cenere dell’Etna, la doppia anima del vulcano: problema per i voli, risorsa per l’agricoltura

L’Etna può fermare un aereo, rallentare una raccolta e costringere un’azienda agricola a sospendere per qualche giorno le spedizioni. Ma la stessa cenere che crea disagi può diventare una risorsa per i terreni alle pendici del vulcano.

È una delle contraddizioni più evidenti della vita ai piedi dell’Etna, dove il materiale vulcanico fa parte da sempre del paesaggio e dell’agricoltura. In questi giorni, con le nuove emissioni di cenere che hanno riportato il vulcano al centro dell’attenzione, questa presenza torna a essere concreta anche nelle campagne. L’INGV ha emesso il 16 settembre un VONA con codice aviation rosso e “ash emission ongoing”, segnalando emissioni di cenere in corso.

Ma nelle aziende agricole del Catanese la cenere non è soltanto qualcosa da rimuovere. È anche parte della storia del territorio e, secondo chi lavora quotidianamente queste terre, uno degli elementi che contribuiscono alla loro identità produttiva.

A raccontarlo è Andrea Passanisi, imprenditore e presidente di Coldiretti Catania, incontrato nella sua azienda Sicilia Avocado, a Giarre. Qui la terra vulcanica entra direttamente nel racconto dell’impresa, dalle coltivazioni fino al rapporto con i consumatori. “Profuma di torba. L’abbiamo fatta conoscere a tanti clienti. Dentro sacchetti di organza abbiamo messo la terra vulcanica. Ci scusavamo sentitamente per il ritardo ma per colpa di quella terra – che per noi è naturale –, abbiamo dovuto rallentare le raccolte e quindi non abbiamo potuto dare seguito agli ordini”. Una frase che racchiude bene il rapporto ambivalente con il vulcano: la cenere può rallentare il lavoro, ma allo stesso tempo racconta il territorio.

La cenere dell’Etna entra nella vita delle campagne

Quando la cenere ricopre le coltivazioni, le conseguenze per un’azienda possono essere immediate. Raccolta, lavorazione e spedizioni devono essere gestite con maggiore cautela e possono subire rallentamenti. “Cadeva e abbiamo dovuto fermare l’eCommerce”, racconta Passanisi, ricordando un episodio in cui un fenomeno naturale ha avuto un effetto diretto anche sulla filiera commerciale.

Eppure, per chi coltiva ai piedi dell’Etna, quella stessa cenere non rappresenta soltanto un inconveniente. È parte di un ecosistema costruito nel tempo, nel quale terreno vulcanico, pioggia e condizioni climatiche contribuiscono alle caratteristiche delle coltivazioni.

La contraddizione è proprio questa: la cenere può essere un problema nell’immediato e una risorsa nel lungo periodo. È un rapporto particolare con il vulcano, fatto di convivenza e adattamento. Perché l’Etna non è soltanto un elemento geografico che domina il paesaggio: per le imprese agricole è anche una componente dell’identità produttiva.

Avocado e frutta tropicale, la scommessa iniziata nel 2003

Questa identità è diventata ancora più evidente con la crescita delle coltivazioni tropicali in Sicilia. Sicilia Avocado ha iniziato il proprio percorso nel 2003, quando avocado, mango e altre produzioni erano ancora considerate colture insolite per l’Isola. “Siamo nel cuore del tropicale siciliano. Vent’anni fa l’avocado lo scambiavano per una zucchina. Al mercato mi chiedevano se fosse una nuova varietà”.

Da allora l’azienda ha sperimentato diverse coltivazioni, cercando di capire quali fossero più adatte alle condizioni dell'area etnea. Avocado, mango, annona, papaya e passion fruit sono entrati nel percorso di una realtà che ha costruito la propria esperienza anche attraverso tentativi ed errori. “Avevamo piantato di tutto – racconta Passanisi – compiendo anche una costellazione di errori chiaramente, essendo all’inizio”.

Una sperimentazione che nel tempo ha portato a una selezione delle produzioni e alla costruzione di un'identità precisa. E in questa storia il terreno vulcanico rappresenta uno degli elementi che, secondo l’imprenditore, caratterizzano l’ambiente di coltivazione.

Terra vulcanica e microelementi: il valore del territorio

“Il territorio rappresenta un valore aggiunto e le cui peculiarità sono dettate dalla cenere vulcanica: con la pioggia, negli anni, i microelementi li fanno scaricare nel terreno e quel ferro, zinco, manganese presenti nella terra vulcanica per noi sono un’alimentazione naturale della pianta”.

Passanisi lega quindi il valore delle produzioni non soltanto alla varietà coltivata, ma all'insieme delle caratteristiche del territorio. È una visione nella quale l’origine geografica non rappresenta un semplice elemento commerciale, ma diventa parte del processo produttivo e del racconto dell’azienda. “L’Etna per me non è un brand. Siamo noi che dobbiamo crearlo e collegarlo al territorio”.

Il concetto è centrale nella filosofia di Sicilia Avocado: non basta utilizzare il nome dell’Etna per rendere riconoscibile un prodotto. Occorre costruire una relazione concreta tra territorio, agricoltura e qualità.

Umidità, sabbia e clima: così cresce il tropicale siciliano

La cenere, però, non è l’unico elemento che contribuisce alle condizioni favorevoli per queste coltivazioni. Nel racconto dell’imprenditore entrano anche il clima e le caratteristiche fisiche del terreno. “Alta umidità e sabbiosità della cenere, ricca di humus, sono una combinazione di fattori funzionali per la crescita dei frutti”. È l’insieme di questi elementi ad aver consentito, negli anni, di sviluppare una presenza sempre più strutturata della frutta tropicale nell’agricoltura siciliana.

Per Passanisi, però, il futuro non può essere affidato semplicemente alle colture che in un determinato momento sembrano più redditizie. La direzione deve essere dettata dalle caratteristiche dei singoli territori. “Sarà una Sicilia agricola. Il futuro di prospettiva deve seguire l’attitudine del territorio, non il business o la tendenza”. Un principio che porta il ragionamento oltre l’avocado e riguarda più in generale il futuro dell’agricoltura siciliana.

La qualità non basta: servono identità e mercato

Produrre bene, però, non è sufficiente. Una delle questioni sollevate da Passanisi riguarda proprio la capacità delle aziende agricole di raccontare e valorizzare ciò che producono. “Sento spesso dire che l’arancia non si vende, ma non è così. Il tropicale ha i suoi limiti, cresce quello che ha ormai gettato basi profonde. Inoltre, bisogna riconoscere che il settore si evolve”. Per affrontare un mercato sempre più competitivo, secondo l’imprenditore occorre superare anche alcuni limiti organizzativi e culturali. “Bisogna fare squadra e superare determinati limiti culturali, commerciali, organizzativi e di competenza”.

La qualità, quindi, deve essere accompagnata da una strategia. “La frutta di qualità si posiziona con il giusto marketing, il racconto, la tracciabilità e la trasparenza”. Non si tratta soltanto di vendere un frutto, ma di spiegare al consumatore da dove arriva, come è stato prodotto e quale storia porta con sé.

Sicilia Avocado, vent’anni di territorio e tracciabilità

Negli ultimi anni è cambiato anche il consumatore. La provenienza, i metodi di produzione e la sostenibilità sono diventati elementi sempre più presenti nelle scelte d’acquisto. “Il cliente si sta evolvendo, è sempre più etico. Cercano l’avocado di qualità – in questo caso quello di Sicilia Avocado perché ha una storia e racconta il territorio da vent’anni”.

È proprio la continuità a rappresentare uno degli elementi sui quali Passanisi insiste maggiormente. Un’azienda agricola deve essere riconoscibile non soltanto per il prodotto, ma anche per la capacità di mantenerne nel tempo le caratteristiche. “Ho sempre detto di rimanere coerenti, di concentrarci solo sul nostro prodotto core ma di farlo nel migliore dei modi e imparando dagli errori. Abbiamo un’identità e sicuramente una sostenibilità”.

La sfida dell’agricoltura etnea: restare coerenti

Il passaggio dalla coltivazione alla gestione dell'impresa è breve. Perché la qualità di un prodotto agricolo, sottolinea Passanisi, dipende anche dalla continuità con cui vengono seguite le colture. “Se l’azienda non la curi, non la gestisci, non segui i tuoi protocolli, non segui una gestione ordinaria e straordinaria, le potature e anche le concimazioni fogliari – ad esempio con prodotti bio come quelli che abbiamo noi”.

La competizione è forte e il mercato, dice l’imprenditore, tende a premiare le aziende capaci di mantenere nel tempo una linea produttiva riconoscibile. “Il mercato è molto aggressivo, riconosce chi è stabile e chi sporadicamente poi si inventa un lavoro”.

È anche qui che torna il tema dell’identità. La terra vulcanica può essere un valore, ma da sola non basta: deve essere accompagnata da lavoro, competenza, organizzazione e capacità di raccontare il prodotto. Così, mentre la cenere dell’Etna continua a rappresentare una variabile capace di creare disagi anche ai trasporti e alle attività agricole, nelle campagne del Catanese assume un significato diverso. È materia del vulcano, ma anche parte della storia del territorio.

E per aziende come Sicilia Avocado quella terra nera non è soltanto qualcosa da raccogliere dopo una nuova emissione: è diventata una componente dell’identità agricola etnea, dentro una scommessa iniziata più di vent'anni fa e oggi proiettata sul futuro della frutta tropicale siciliana.

 

di Emanuela La Mela e Daniele D'Alessandro

risuser

Articoli simili

Lascia una risposta

Chiusi
Chiusi

Inserisci il tuo username o il tuo indirizzo email. Riceverai via email un link per creare una nuova password.

Chiusi

Chiusi
Preferenze Privacy
Preferenze Privacy