Fondi pubblici in Sicilia, ddl all’Ars: contributi da mantenere anche senza completare i progetti

Fondi pubblici in Sicilia, ddl all’Ars: contributi da mantenere anche senza completare i progetti

Fondi pubblici in Sicilia, ddl all’Ars: contributi da mantenere anche senza completare i progetti

La possibilità di conservare, almeno in parte, i finanziamenti pubblici ricevuti anche quando un progetto non viene completato. È questo l’obiettivo del disegno di legge presentato all’Assemblea regionale siciliana dal deputato Giuseppe Carta, esponente del gruppo lombardiano, con il sostegno dei Popolari e Autonomisti.

La proposta riguarda enti pubblici e soggetti privati che, dopo aver ottenuto un contributo, non sono riusciti a portare a termine le opere o le attività previste. La condizione è che il mancato completamento dipenda da circostanze indipendenti dalla loro volontà e che quanto realizzato abbia comunque una funzione utile per la collettività.

Il ddl punta così a introdurre nuove regole per la gestione dei fondi pubblici in Sicilia, con possibili effetti anche sui finanziamenti europei. Tra gli obiettivi indicati dai proponenti ci sono la semplificazione delle procedure di rendicontazione ancora aperte e la possibilità di riprendere le attività produttive in un quadro di maggiore certezza giuridica.

Fondi pubblici, quando si possono mantenere i contributi

Il disegno di legge prevede che i beneficiari possano conservare tutto o una parte del finanziamento ricevuto, in proporzione ai lavori eseguiti e alle attività effettivamente svolte. La misura sarebbe applicabile quando le opere realizzate, anche se incomplete, risultino almeno parzialmente funzionali al raggiungimento dell’interesse pubblico.

La proposta nasce dalle difficoltà incontrate negli ultimi anni da diversi soggetti nella conclusione dei progetti finanziati e nella successiva rendicontazione delle spese. La relazione allegata al testo richiama situazioni in cui il completamento dei lavori o delle attività è stato impedito da eventi esterni, non riconducibili alle responsabilità del beneficiario.

Tra gli esempi citati figurano la pandemia di Covid-19, le crisi dei mercati, l’aumento dei costi delle materie prime e le calamità naturali. La tutela potrebbe riguardare anche vicende giudiziarie che non dipendono dal soggetto che ha ricevuto il contributo.

Il testo, tuttavia, non individua in modo dettagliato tutti i casi in cui sarebbe possibile applicare la misura. La valutazione delle singole situazioni spetterebbe all’amministrazione regionale.

La Regione valuterà i lavori realizzati

Il mantenimento dei finanziamenti non sarebbe automatico. Secondo il disegno di legge, la Regione dovrebbe verificare le cause che hanno impedito la conclusione del progetto e accertare l’effettiva consistenza delle opere o delle attività già realizzate. Sulla base di questa verifica, l’amministrazione deciderebbe se consentire al beneficiario di conservare l’intero contributo, riconoscerne soltanto una parte oppure procedere alla revoca. I proponenti precisano che la misura non vuole introdurre una sanatoria generalizzata, ma un meccanismo di controllo legato all’utilità pubblica degli interventi e allo stato di avanzamento dei lavori.

Per avviare la procedura, il beneficiario dovrebbe presentare un’apposita istanza, accompagnata da un’attestazione tecnica asseverata da un professionista esperto, che documenti l’utilizzo delle somme ricevute. Dal momento della presentazione della domanda, il procedimento dovrebbe concludersi entro due mesi, con una decisione sul mantenimento, sulla riduzione o sulla revoca del finanziamento.

Revoca dei contributi e recupero delle somme

La proposta interviene anche sui casi in cui sia già stato avviato il recupero delle somme erogate. Se la verifica dovesse portare al riconoscimento del diritto a conservare, in tutto o in parte, il contributo, il provvedimento finale potrebbe prevedere lo sgravio totale o parziale del recupero già disposto.

La Regione dovrebbe quindi comunicare tempestivamente la decisione all’agente della riscossione, coordinando l'esito della nuova valutazione con le procedure di recupero in corso. L’obiettivo è evitare che situazioni causate da eventi straordinari producano conseguenze economiche sproporzionate rispetto alle responsabilità effettive del beneficiario, nel rispetto delle verifiche previste dalla legge.

Investimenti pubblici, l’obiettivo del disegno di legge

Tra le ragioni alla base dell’iniziativa c’è anche la volontà di tutelare gli investimenti già realizzati. In molti progetti, infatti, ai contributi pubblici si affiancano risorse private, capitali propri e finanziamenti bancari. La perdita del contributo, in caso di mancato completamento dell’intervento, può quindi determinare conseguenze economiche che vanno oltre la somma inizialmente concessa.

Secondo i proponenti, la possibilità di riconoscere le opere effettivamente realizzate consentirebbe di limitare la dispersione delle risorse già impiegate e di valutare ogni caso sulla base dei risultati raggiunti.

La proposta dovrà ora essere esaminata nell’ambito dell’iter parlamentare. Il suo eventuale impatto sui beneficiari dei finanziamenti dipenderà dal testo definitivo, dalle condizioni di applicazione e dalle verifiche che saranno previste per garantire la corretta utilizzazione dei fondi pubblici.

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