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Liceo Galilei Catania, tutti in presenza: tra i dubbi tanto ottimismo

Liceo Galilei Catania, tutti in presenza: tra i dubbi tanto ottimismo

Liceo Galilei Catania, tutti in presenza: tra i dubbi tanto ottimismo

Vaccini, green pass, mascherine, finestre aperte, distanziamento un po’ più flessibile dell’anno scorso e docenti tutti in classe sin dal primo giorno. Comincia così il nuovo anno scolastico, che in Sicilia avrà la sua alba il 16 settembre. Qds.it ne ha parlato con Gabriella Chisari, dirigente scolastico del Liceo Scientifico Statale di Catania, “Galileo Galilei” che, in esclusiva per la nostra testata, racconta come si prepara al nuovo anno scolastico, tra dubbi e incertezze ma con un discreto ottimismo.Preside Chisari, tra pochi giorni inizia l’anno scolastico, come si sta preparando il suo liceo al rientro in classe?

“Nel rispetto del protocollo di sicurezza che è stato emanato dal Ministero e dalle organizzazioni sindacali ad agosto, stiamo nuovamente riempiendo le classi con i banchi, in quanto avremo i ragazzi al 100%. Questo comporterà una mancanza del distanziamento, essendo tutte le aule con una popolazione scolastica nel pieno delle sue possibilità e tutti gli studenti e il personale docente dovranno mantenere la mascherina. La ricreazione si continuerà a svolgere in classe, per evitare assembramenti e di conseguenza situazioni difficilmente controllabili. Per quanto riguarda l’accesso a scuola, i ragazzi hanno dei percorsi specifici colorati che accedono direttamente all’aula. Siamo ancora in attesa di informazioni per quanto concerne lo scaglionamento orario e la distribuzione delle classi su turni. L’anno scorso il tavolo di coordinamento della Prefettura ha stabilito che si dovessero attuare degli scaglionamenti orari, ma per quanto riguarda quest’anno scolastico sono ancora in corso riunioni. Speriamo di avere notizie prima del 16, in modo da dare comunicazioni certe alle famiglie”.

In merito alla gestione del green pass per il personale scolastico, ha riscontrato particolari problemi?

“Tutto si sta svolgendo in maniera ordinata, fortunatamente non abbiamo avuto nessun problema. Ogni mattina c’è il controllo del personale attraverso l’app VerificaC19. Da giorno 13 dovrebbe essere attiva una piattaforma che incrocerà i dati del ministero dell’Istruzione e della Salute. Questo accelererà le operazioni di controllo senza dover bisogno di chiedere ad ognuno di esibire il green pass”.

Il ministro Bianchi, vi ha rassicurato affermando che “non sarete mai soli”. Vi siete sentiti cosi l’anno scorso?

“Dal Ministero ci arrivano le norme e i protocolli, ma poi la gestione pratica tocca a noi e non è per nulla facile. Più che abbandonati ci siamo sentiti in difficoltà nel dover mettere in pratica tutte le procedure. Le problematiche come le aule piccole rispetto al numero degli alunni è sicuramente una criticità alla quale abbiamo dovuto far fronte. Le procedure non semplici si scontrano con la realtà e la gestione complessa di una scuola, e questa è la condizione in cui spesso ci troviamo a dover operare. Sicuramente negli anni passati si sarebbe dovuto investire di più sulla scuola che ha bisogno di maggiori risorse e strutture”.

Rispetto all’anno scorso pensa che il governo abbia fatto di più in tema di sicurezza nelle scuole?

“Questo governo ha messo in campo tante risorse: il piano scuola estate e la conferma di ulteriori fondi che ci permetteranno di acquistare nuove attrezzature a norma sono sicuramente dei punti a favore. Come detto prima l’investimento sui problemi strutturali persiste, perché se è vero che sono stati dati dei fondi agli Enti locali, è altrettanto vero che queste non sono procedure che si fanno dall’oggi al domani. Sotto questo punto di vista stiamo iniziando un anno scolastico ma la scuola non è diversa”.

I dati della prova invalsi certificano un peggioramento delle capacità degli studenti. Secondo lei, è colpa della Dad o c’è qualcosa di più?

“Premettendo che al Sud risultati degli invalsi non sono stati mai eccellenti, devo dire che l’anno scorso in qualche modo, anche se in piccola parte, con la dad qualcosa è venuta meno. Certo sono dati che riportano un percorso di cinque anni, e quindi è una ‘giustificazione’ fino ad un certo punto, ma non si può negare che sia mancato il consolidamento delle nozioni acquisite dai ragazzi negli anni. La dad è stata un’esperienza tutto sommato positiva, considerato le difficili condizioni, ma diversa da quella che si fa in aula. L’obiettivo quest’anno è fare della buona didattica, ma in presenza”.

Marco Carlino

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