La fase più intensa sembra essersi attenuata, ma il terremoto in Sicilia continua a tenere alta l’attenzione. Nella mattinata di lunedì 26 ottobre, il Tirreno meridionale è stato ancora interessato da diverse scosse, tutte di magnitudo inferiore rispetto ai forti eventi registrati nei giorni scorsi. Il fenomeno, dunque, non si è esaurito: al momento si osserva una diminuzione dell’intensità delle scosse, mentre prosegue il monitoraggio dell’attività sismica.
Secondo i dati disponibili questa mattina, sono state registrate sette scosse con magnitudo massima di 2.6. Un quadro diverso da quello di venerdì 23 ottobre, quando una sequenza di terremoti, culminata con un evento di magnitudo 5.5, è stata avvertita in diverse zone dell’Isola.
Terremoto in Sicilia, lo sciame sismico continua: la situazione
Dopo giorni di apprensione e la temporanea allerta maremoto che aveva accompagnato la forte attività sismica, la situazione appare in una fase di minore intensità. Questo, tuttavia, non significa che lo sciame sia terminato. Le scosse registrate anche nelle ultime ore confermano la necessità di continuare a seguire l’evoluzione del fenomeno attraverso le rilevazioni ufficiali.
L’area interessata resta quella del Tirreno meridionale, al largo della Sicilia e in prossimità dell’arcipelago delle Eolie. È qui che si è concentrata la sequenza sismica degli ultimi giorni, con eventi avvertiti soprattutto tra Palermo e Messina, ma anche in altre zone dell’Isola.
Terremoto tra Palermo e Messina, oltre 50 scosse nei giorni scorsi
Venerdì 23 ottobre è stata una delle giornate più intense della sequenza. In poche ore si sono susseguite numerose scosse, alcune delle quali di forte magnitudo. L’evento più significativo ha raggiunto magnitudo 5.5, provocando paura tra la popolazione e spingendo diverse persone a lasciare temporaneamente edifici e uffici.
Le scosse sono state avvertite in varie province siciliane, da Palermo a Messina, fino ad alcune aree del Catanese e dell’Agrigentino. I dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) hanno individuato gli epicentri in mare, nel Tirreno meridionale.
Una sequenza che ha riacceso l’attenzione sulla pericolosità sismica dell’area e sulla necessità di comprendere le caratteristiche dei movimenti in corso.
Perché le scosse si avvertono anche a distanza: il parere degli esperti
Come ha spiegato al QdS.it Chiara Cappadonia, docente di Scienze della Terra dell’Università di Palermo e referente dell’Associazione italiana di geologia applicata, la zona interessata è nota per la sua attività sismica e presenta caratteristiche geologiche che meritano attenzione.
La docente ha richiamato i precedenti eventi sismici che hanno interessato il territorio siciliano, sottolineando come nell’area del Tirreno meridionale possano verificarsi movimenti lungo le faglie. Un elemento importante riguarda la profondità degli eventi: alcune scosse recenti sono state localizzate a profondità relativamente ridotte, anche tra 8 e 12 chilometri.
La profondità del terremoto può influire sulla percezione delle scosse in superficie. Quando un evento si verifica a una profondità limitata, infatti, le onde sismiche possono essere avvertite con maggiore evidenza nelle aree circostanti, anche quando l’epicentro si trova in mare.
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