Quante volte capita di leggere, tra i commenti agli articoli che raccontano la chiusura di ristoranti e attività di somministrazione per motivi igienico-sanitari, la richiesta di conoscere i nomi degli esercizi coinvolti? L’obiettivo, per molti utenti, è semplice: sapere quali locali evitare una volta riaperti. Richieste che, però, le testate giornalistiche non possono sempre soddisfare. Non per una volontà di tutelare o nascondere eventuali responsabili, ma per ragioni legate alle modalità con cui queste notizie vengono comunicate e al necessario principio di garantismo.
Nella maggior parte dei casi, infatti, le informazioni arrivano attraverso comunicati ufficiali delle forze dell’ordine, che normalmente non indicano il nome dell’attività sottoposta a provvedimento. C’è poi un secondo aspetto, altrettanto importante: la chiusura può avvenire mentre gli accertamenti sono ancora in corso. I titolari hanno la possibilità di fornire chiarimenti, contestare gli addebiti o dimostrare che le irregolarità rilevate non corrispondono pienamente alla situazione dell’attività. Rendere pubblici i nomi prima che il procedimento sia definito potrebbe quindi esporre le testate a rischi anche rilevanti, oltre a incidere sulla reputazione di un'attività prima della conclusione degli accertamenti.
Un disegno di legge depositato a fine luglio all’Assemblea regionale siciliana potrebbe però offrire ai consumatori uno strumento diverso per conoscere in anticipo il livello di sicurezza e igiene dei locali nei quali acquistano cibo e bevande. La proposta arriva dal gruppo Controcorrente, guidato dal deputato regionale Ismaele La Vardera.
Igiene dei ristoranti in Sicilia, il ddl di Controcorrente
Il disegno di legge propone di istituire un sistema regionale di classificazione degli esercizi di somministrazione e di introdurre l’obbligo per i titolari di esporre la categoria assegnata al proprio locale. “Il presente disegno di legge nasce dall’esigenza di rafforzare la tutela della salute pubblica, promuovere la sicurezza alimentare e garantire una maggiore trasparenza nei confronti dei consumatori – si legge nella relazione che accompagna la proposta –. La ristorazione rappresenta uno dei comparti strategici dell’economia siciliana, sia sotto il profilo occupazionale che turistico”.
Secondo i proponenti, milioni di cittadini e turisti scelgono ogni anno ristoranti, pizzerie, bar e altri pubblici esercizi dell’Isola. Da qui la necessità di introdurre strumenti capaci di incentivare standard qualitativi elevati e rafforzare il rapporto di fiducia tra consumatori e operatori.
La classificazione dell’igiene dei ristoranti: gli esempi dall’estero
L’idea prende spunto da sistemi già sperimentati in altri Paesi, anche al di fuori dell’Europa. Negli Stati Uniti, in particolare, forme di classificazione degli esercizi sulla base dei controlli igienico-sanitari sono utilizzate da tempo. La relazione del ddl sottolinea come diversi Paesi abbiano introdotto sistemi di valutazione facilmente comprensibili, consentendo ai consumatori di conoscere in modo immediato il livello di conformità dei locali rispetto alle prescrizioni igienico-sanitarie. La pubblicazione degli esiti dei controlli, secondo i promotori, non avrebbe soltanto una funzione informativa. Potrebbe diventare anche un incentivo per gli esercenti a migliorare costantemente gli standard igienici e a intervenire tempestivamente sulle eventuali criticità.
Ristoranti, bar e chioschi: tre classi di valutazione
Il progetto prevede che sia la Regione, attraverso specifici decreti attuativi, a definire nel dettaglio le modalità di valutazione. L’obiettivo è consentire ai cittadini di avere un'indicazione chiara sul livello di sicurezza alimentare e igiene di ristoranti, bar, pub, chioschi e altri esercizi di somministrazione. Il sistema dovrebbe basarsi su criteri oggettivi e uniformi, prendendo in considerazione diversi elementi: dalla pulizia e sanificazione dei locali alla corretta conservazione degli alimenti, dall’igiene del personale all’efficacia delle procedure di autocontrollo.
La valutazione dovrebbe riguardare anche la manutenzione degli impianti, le misure contro gli infestanti e ogni altro elemento ritenuto rilevante per la sicurezza alimentare. Il ddl prevede tre classi di valutazione: A, B e C. Una volta assegnata la categoria, il titolare dell’esercizio avrebbe comunque la possibilità di contestare il risultato e chiedere una nuova verifica. Il sistema di riesame consentirebbe infatti all’esercente di intervenire sulle criticità rilevate e richiedere una nuova valutazione, evitando che irregolarità già sanate continuino a incidere sulla classificazione del locale.
Un anno di sperimentazione per il nuovo sistema
L’intenzione dei proponenti è avviare inizialmente il progetto attraverso un anno di sperimentazione su base volontaria. Solo al termine della fase sperimentale, e sulla base dei risultati ottenuti, il sistema potrebbe entrare pienamente a regime secondo le modalità che saranno eventualmente stabilite dalla Giunta regionale.
L’obiettivo dichiarato è quindi duplice: da una parte aumentare la trasparenza nei confronti dei consumatori, dall’altra stimolare gli operatori della ristorazione a mantenere elevati livelli di sicurezza e igiene. Un meccanismo che, nelle intenzioni dei promotori, potrebbe trasformare la classificazione non in una semplice pagella, ma in uno strumento per migliorare la qualità complessiva della ristorazione siciliana.
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