Fondi europei 2021-2027, Corte dei Conti: spesa e certificazioni in forte ritardo, Sud ancora indietro

Fondi europei 2021-2027, Corte dei Conti: spesa e certificazioni in forte ritardo, Sud ancora indietro

Fondi europei 2021-2027, Corte dei Conti: spesa e certificazioni in forte ritardo, Sud ancora indietro

Il rallentamento della spesa dei fondi europei Fesr e Fse+ non rappresenta l’unica criticità nella gestione delle risorse comunitarie. A procedere con ancora maggiore lentezza è anche la fase della certificazione della spesa, passaggio essenziale per ottenere il rimborso delle somme da parte dell’Unione europea.

A segnalarlo è la Corte dei Conti, nel rapporto pubblicato a dicembre 2025 sull’attuazione dei fondi europei nel corso del 2024. Un documento che mette in luce ritardi strutturali e profonde differenze territoriali, soprattutto tra Nord e Sud del Paese.

Spesa e certificazioni dei fondi europei: i dati nazionali

Nel ciclo di programmazione 2021-2027, i principali strumenti per la coesione – Fesr e Fse+ – mostrano livelli di avanzamento molto contenuti.

Secondo la Corte dei Conti:

  • la spesa complessiva si ferma al 4,7% della dotazione disponibile;

  • la quota certificata all’Unione europea scende ulteriormente al 2,6%.

In termini assoluti, su una dotazione complessiva di 72,7 miliardi di euro, risultano:

  • 3,4 miliardi di euro spesi;

  • 1,9 miliardi certificati, di cui 954 milioni riferiti al contributo Ue.

La certificazione, che consente di trasformare la spesa in rimborso effettivo, resta dunque uno dei principali colli di bottiglia del sistema.

Certificazione della spesa: un passaggio chiave ancora in ritardo

La spesa certificata rappresenta il momento in cui le risorse già pagate e verificate vengono formalmente trasmesse a Bruxelles. Senza questo passaggio, i fondi europei restano di fatto anticipazioni nazionali.

Il quadro tracciato dalla Corte evidenzia come l’intero ciclo di attuazione – programmazione, spesa, certificazione – sia in ritardo, con un impatto diretto sulla capacità di utilizzo reale dei fondi per la coesione.

Divario Nord-Sud nella gestione dei fondi europei

Uno degli elementi più rilevanti del rapporto riguarda il persistente divario territoriale.

Nei programmi regionali Fesr e Fse+:

  • al Nord la spesa media raggiunge il 10%, con certificazioni al 5,8%;

  • nel Mezzogiorno la spesa si ferma al 2,8%, mentre la certificazione scende all’1,3%.

Un dato che appare in contrasto con la finalità stessa delle politiche di coesione, pensate per sostenere i territori più svantaggiati.

Regioni meno sviluppate: avanzamento quasi nullo

Tra le regioni classificate come meno sviluppate, Basilicata e Molise risultavano ferme a zero al 31 dicembre 2024. Anche nel corso del 2025, secondo i dati del Mef, l’avanzamento è stato minimo.

Fa eccezione la Campania, che con il programma Fse+ raggiunge:

  • 10,5% di spesa;

  • 5,9% di certificazione.

Nel resto del Mezzogiorno, però, molte regioni restano sotto l’1%.

Sicilia e fondi europei: spesa e certificazioni ancora basse

Anche la Sicilia mostra un quadro critico:

  • 2,2% di spesa complessiva;

  • 0,7% di certificazione.

Su una dotazione di 7,3 miliardi di euro, risultano:

  • circa 162 milioni spesi;

  • 50,7 milioni certificati.

La Corte dei Conti segnala inoltre che la certificazione riguarda esclusivamente il Fesr, mentre per il Fse+ l’avanzamento risulta pari a zero, nonostante pagamenti superiori a 107 milioni di euro.

Nord Italia: performance migliori ma non senza ritardi

Nel Centro-Nord, pur in presenza di rallentamenti, i dati risultano più solidi:

  • spesa media al 10%;

  • certificazione al 5,8%.

Spicca il caso dell’Emilia-Romagna, con:

  • 13,9% di spesa;

  • 10,2% di certificazione.

Buoni risultati anche per Lombardia, Piemonte e Toscana, mentre Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Bolzano registrano valori contenuti o nulli.

Fondi europei e Pubblica amministrazione: il fattore efficienza

Secondo la Corte dei Conti, la capacità amministrativa resta un elemento decisivo. Le regioni del Centro-Nord mostrano una maggiore efficienza nella rendicontazione e nella gestione delle procedure, riducendo i tempi tra spesa e certificazione.

Il divario Nord-Sud continua quindi a riflettersi non solo sulla programmazione, ma anche sulla concreta capacità di trasformare i fondi europei in investimenti reali.

Fesr Sicilia, i dati regionali e le cifre ufficiali: il nodo delle discrepanze

Nei giorni scorsi il presidente della Regione siciliana Renato Schifani ha annunciato il superamento del target di spesa 2025 per il Fesr, con 375,5 milioni di euro certificati, oltre la soglia necessaria per evitare il disimpegno automatico.

Tuttavia, i dati di Corte dei Conti e Ministero dell’Economia raccontano un quadro diverso:

  • al 31 dicembre 2024 la spesa Fesr risultava pari a circa 54 milioni;

  • la certificazione del contributo Ue si attestava poco sopra i 33 milioni;

  • anche ad agosto 2025, secondo la Ragioneria dello Stato, i pagamenti erano intorno ai 55 milioni.

Un’accelerazione così rapida solleva interrogativi sulla coerenza delle fonti e sulle modalità di contabilizzazione delle somme.

Fondi europei in Sicilia: attesa di chiarimenti

Resta dunque aperta la questione delle discrepanze tra i dati regionali e quelli nazionali. Le ipotesi spaziano da aggiornamenti tardivi dei sistemi di monitoraggio fino all’eventuale inclusione di risorse provenienti da cicli di programmazione precedenti o da altri strumenti finanziari.

In attesa di chiarimenti ufficiali, il quadro che emerge conferma una criticità strutturale nella gestione dei fondi europei, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno.

Di Gioacchino D'Amico

risuser

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1 Commenti

  1. Mafiosi, camionisti.. E stalker in zona industriale di carini... Vuole fare la politica..violazione di domicilio..estorsione.
    Gennaio 3, 2026 at 10:42
    Rispondi

    Non voto..

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