La vicenda degli insulti social a Davide Faraone e alla figlia Sara ha suscitato un’ondata di solidarietà e riaperto il dibattito sull’odio che troppo spesso trova spazio sui social network. Faraone, presidente dei senatori di Italia Viva, aveva pubblicato alcune fotografie di una vacanza al mare insieme alla figlia, che ha una forma di autismo. Alle immagini sono seguiti numerosi messaggi di affetto, ma anche commenti offensivi e inaccettabili.
Tra le voci che hanno espresso vicinanza alla famiglia c’è quella di Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea regionale siciliana, che ha manifestato “piena e convinta solidarietà” all’onorevole Faraone e “totale vicinanza a tutta la sua famiglia per gli attacchi social che, in queste ore, ne hanno turbato la serenità”. Solidarietà è arrivata anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa.
Galvagno: “I social troppo spesso diventano uno sfogatoio intollerabile”
Galvagno ha condannato senza appello gli attacchi rivolti alla famiglia Faraone, sottolineando come i social, nati per favorire la comunicazione e avvicinare le persone, si trasformino troppo spesso in uno “sfogatoio intollerabile”. “Tutto il mio apprezzamento per la grande signorilità che l’on. Faraone ha adoperato per respingere queste insopportabili bassezze”, ha aggiunto il presidente dell’Ars, prendendo posizione contro i commenti comparsi sotto le fotografie.
Faraone: “Non dobbiamo vergognarci, non ci chiuderanno in casa”
A rispondere agli autori degli attacchi è stato lo stesso Faraone, con una lettera pubblicata sul Corriere della Sera. Il senatore ha spiegato di aver condiviso quelle fotografie non soltanto per raccontare un momento di serenità familiare, ma anche per mandare un messaggio ad altre famiglie che vivono esperienze simili. “Ho pubblicato sui miei social alcune foto al mare con mia figlia Sara. Foto di una vacanza, di un padre e di una figlia che stanno bene insieme”, ha scritto Faraone, ricordando come accanto a tantissimi messaggi di affetto siano arrivati anche commenti offensivi.
Tra questi, alcuni hanno preso di mira direttamente la figlia. Faraone ha scelto di rispondere senza nascondere la propria indignazione, ma trasformando quelle parole in una riflessione più ampia sulla disabilità, sui pregiudizi e sul modo in cui la società guarda alla diversità. “Le parole contano”, ha scritto, sottolineando che Sara non è un problema, ma una persona con una disabilità e, soprattutto, con una propria identità che non può essere ridotta a una diagnosi.
“Sara è molto più di una diagnosi”
Nel suo intervento, Faraone ha contestato l’idea secondo cui una persona con disabilità debba essere necessariamente associata alla sofferenza o all’infelicità. “Sara è Sara. Ed è molto di più di una diagnosi”, ha scritto il senatore, spiegando che i veri problemi sono piuttosto gli ostacoli, i pregiudizi e gli sguardi di chi vede prima la disabilità e soltanto dopo la persona.
Il riferimento è anche a uno dei commenti ricevuti: “Mi sono spaventata”. Una frase alla quale Faraone ha contrapposto la propria esperienza: davanti alla stessa fotografia, lui e sua figlia hanno semplicemente visto una giornata felice trascorsa insieme. “Non si spaventi per Sara. Sara vive, ride, nuota, mangia, si diverte”, ha scritto Faraone, invitando invece a riflettere su ciò che una persona adulta può arrivare a scrivere davanti alla felicità di una famiglia.
“Mi spiace deluderli, siamo felici”
Il passaggio centrale della riflessione riguarda proprio l’idea che una famiglia con una persona con disabilità debba vivere quasi in sordina, evitando di mostrarsi e di raccontare la propria quotidianità. “Mi spiace deluderli. Noi siamo felici. Non sempre, naturalmente. Come tutti”, ha scritto Faraone.
Una felicità che, ha spiegato, può assumere forme diverse: una piccola conquista, una risata dopo una giornata difficile, una passeggiata, una giornata al mare o semplicemente una fotografia insieme. La felicità non scompare dopo una diagnosi, può semplicemente cambiare forma e richiedere la capacità di riconoscerla in luoghi e momenti diversi. Da qui la decisione di continuare a condividere le fotografie della famiglia: non per esibire la figlia né per raccontare una realtà sempre semplice, ma per dare un messaggio di speranza a quei genitori che, dopo una diagnosi, possono avere paura del futuro. “Non dobbiamo vergognarci. Non ci chiuderanno in casa”, è il messaggio con cui Faraone ha concluso questa parte della sua riflessione.
“Non nasconderemo i nostri figli”
Faraone ha poi ribadito la volontà di vivere normalmente gli spazi pubblici e la quotidianità familiare, senza permettere ai pregiudizi di condizionare le proprie scelte. “Non nasconderemo i nostri figli per risparmiare agli altri la fatica di incontrare la diversità. Andremo al mare, al ristorante, in vacanza, per strada. Faremo fotografie. Rideremo. Vivremo”. E ancora: “Se la nostra felicità disturba qualcuno, temo che dovrà farsene una ragione. Perché Sara non ha niente di cui vergognarsi. E io, di essere suo padre, sono immensamente felice”.
La Russa: “Inaccettabile usare la disabilità per deridere”
Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa ha condannato gli attacchi rivolti alla famiglia Faraone. “Trovo grave che alcune fotografie di una famiglia che vive serenamente una vacanza possano diventare il pretesto per insultare, ed è ancora più inaccettabile che la disabilità venga utilizzata come bersaglio di derisione e discriminazione”, ha dichiarato.
La Russa ha quindi definito le parole di Faraone un messaggio importante per tutte le famiglie, ribadendo che nessuno dovrebbe sentirsi costretto a nascondersi o rinunciare alla propria vita, alla felicità e agli spazi pubblici a causa dei pregiudizi. “Sara e suo papà Davide non hanno nulla di cui vergognarsi”, ha aggiunto il presidente del Senato, invitando la famiglia a continuare a vivere, sorridere, andare al mare, viaggiare e mostrare la propria felicità. “Nessuno deve permettersi di togliere loro il sorriso”, ha concluso La Russa.
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