Condono edilizio 2025: cosa prevede la proposta del governo e perché Legambiente è contraria

Condono edilizio 2025: cosa prevede la proposta del governo e perché Legambiente è contraria

Condono edilizio 2025: cosa prevede la proposta del governo e perché Legambiente è contraria

Fare del silenzio-assenso la premessa per una nuova forma di condono: è questo l’indirizzo che emerge dalla proposta del governo Meloni e che potrebbe entrare nella prossima Legge di Bilancio. Una misura che rimetterebbe ai Comuni la responsabilità di sanare, di fatto, migliaia di irregolarità edilizie accumulate in quarant’anni.

Secondo quanto dichiarato dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, l’obiettivo è chiaro: accelerare l’esame delle richieste di condono arretrate. «I Comuni devono rispondere entro sei mesi. Se non lo fanno, vale il silenzio-assenso e l’immobile ottiene i permessi», ha spiegato il ministro.

In gioco ci sono le pratiche dei tre condoni del 1985, 1994 e 2003, con migliaia di immobili rimasti in un limbo burocratico. Per il governo, lo sblocco favorirebbe il mercato immobiliare e le compravendite; per gli ambientalisti, sarebbe l’ennesimo segnale diseducativo.

Condono edilizio 2025: perché il governo punta sul silenzio-assenso

L’idea dell’esecutivo è che entro marzo 2026 i Comuni esaminino tutte le pratiche pendenti. Un obiettivo che, considerando le carenze di personale e le difficoltà degli enti locali, rischia di trasformarsi automaticamente in una sanatoria generalizzata.

Per gli ambientalisti, un messaggio sbagliato che equivarrebbe a legittimare anni di costruzioni abusivamente realizzate, spesso in aree tutelate o a rischio idrogeologico.

Le critiche degli ambientalisti: “Un messaggio diseducativo”

Secondo Legambiente, il Paese non ha bisogno di nuove sanatorie ma di strumenti efficaci per ripristinare la legalità nelle zone colpite da decenni di abusivismo. In un incontro organizzato a Carini, l’associazione ha ribadito che ogni ipotesi di condono alimenta nuova illegalità. «Strizzare l’occhio agli elettori abusivi nel 2025 è inaccettabile», si legge nella nota diffusa dall’associazione. «Ogni promessa di sanatoria genera nuovo abusivismo». Per Legambiente, servono invece investimenti, demolizioni e un vero piano nazionale di riqualificazione.

Carini: un esempio virtuoso nella lotta all’abusivismo

La scelta di Carini non è casuale: in tre anni il Comune ha demolito oltre 300 case abusive costruite sul lungomare. Un caso raro in Italia, dove le demolizioni spesso restano sulla carta.

Per rafforzare gli interventi, Legambiente sostiene due emendamenti alle leggi di bilancio nazionale e regionale, chiedendo:

  • 100 milioni l’anno per il Fondo di rotazione dedicato alle demolizioni;

  • 50 milioni aggiuntivi per il fondo del Mit;

  • in Sicilia, 5 milioni per consentire l’abbattimento di almeno 180 immobili abusivi nel 2026.

La norma mai applicata: l’art. 10-bis della legge 120/2020

L’associazione denuncia anche lo stallo dell’art. 10-bis della legge 120/2020, che prevede l’intervento dello Stato — tramite i prefetti — in caso di inadempienza dei Comuni. Una circolare del Viminale, però, ne ha limitato l’applicazione ai soli abusi accertati dopo il 2020, lasciando fuori migliaia di casi più datati.

I numeri dell’abusivismo: fenomeno ancora radicato

I dati confermano che l’abusivismo edilizio resta una piaga nazionale, soprattutto al Sud. Secondo l’ultimo report Bes dell’Istat, nel 2022 in Italia si sono costruite più case abusive che autorizzate in molte aree. Le stime del Cresme indicano che ogni 100 abitazioni regolari, 15,1 sono abusive.

Le differenze territoriali sono enormi:

  • 42,1 abitazioni abusive ogni 100 nel Sud;

  • 36,3 nelle Isole.

Il fenomeno è in crescita: +9,1% nel 2022, il valore più alto dal 2004.

E il rapporto Ecomafia 2024 conferma l’aumento dei reati legati all’abusivismo: +4,7% rispetto al 2023.

Un Paese tra sanatorie e demolizioni

Il dibattito sul condono edilizio 2025 divide politica e società civile. Da un lato, chi vede nel silenzio-assenso un modo per sbloccare migliaia di pratiche ferme; dall’altro, chi teme che questa misura mini la legalità e alimenti nuova illegalità.

Legambiente chiede un cambio di passo: più demolizioni, più fondi, più controlli. Perché senza una strategia nazionale, l’abusivismo resterà una ferita aperta del territorio italiano.

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