A pochi giorni dalla conferenza stampa di inizio anno in cui Giorgia Meloni ha indicato la riforma della legge elettorale tra gli obiettivi politici del 2026, dal centrodestra emergono segnali di frenata. In particolare dalla Lega, che ribadisce una posizione prudente e distante dai tempi ipotizzati da Fratelli d’Italia.
Lega scettica sulla riforma elettorale
“Per noi non è una priorità”. È netto il commento di Stefano Candiani, deputato leghista, che ridimensiona l’urgenza del dossier elettorale. Secondo Candiani, il tema tornerà centrale solo “man mano che ci si avvicinerà alla fine della legislatura”, una prospettiva che contrasta con l’obiettivo indicato da FdI di arrivare a un primo via libera già entro l’estate.
Il ruolo di Meloni e il dialogo con le opposizioni
Nel corso dell’incontro con la stampa parlamentare, la presidente del Consiglio ha parlato di interlocuzioni in corso con le opposizioni, pur precisando che non si svolgono necessariamente a livello diretto. Nelle ultime ore sono circolate indiscrezioni su una possibile iniziativa personale di Meloni, con consultazioni dirette con i leader del cosiddetto campo largo.
Un’ipotesi che potrebbe chiarirsi dopo il rientro della premier dalla missione internazionale in Oman, Giappone e Corea, in programma dal 14 al 19 gennaio. Tuttavia, fonti di Fratelli d’Italia invitano alla cautela, ricordando che la stessa Meloni ha parlato di un mandato affidato ai parlamentari incaricati del confronto.
Il nodo Rosatellum e le perplessità leghiste
La posizione attendista della Lega non è nuova. Il Carroccio non ha mai nascosto la propria ritrosia ad abbandonare il Rosatellum, che assegna circa il 37% dei seggi con il sistema maggioritario nei collegi uninominali. Una quota che garantisce alla Lega una rappresentanza significativa, soprattutto nei territori.
Prima della pausa natalizia, però, sembrava che nel centrodestra si fosse raggiunto un accordo di massima sul passaggio a un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Restavano da definire alcuni nodi cruciali: l’indicazione del premier sulla scheda elettorale e il sistema delle preferenze.
È proprio su quest’ultimo punto che si concentrano le maggiori perplessità leghiste. Come sottolineano esponenti vicini a Matteo Salvini, l’introduzione delle preferenze rischierebbe di penalizzare i parlamentari rispetto a figure amministrative locali più popolari: “Un sindaco avrebbe inevitabilmente più voti di chi lavora da anni a Roma”.
Tensioni nel centrodestra anche su sicurezza e Difesa
Il dossier sulla riforma elettorale si inserisce in un clima di crescenti frizioni interne alla maggioranza. Dopo le polemiche con Fratelli d’Italia sull’ipotesi avanzata dal ministro della Difesa Guido Crosetto di rivedere l’impiego dei militari nell’operazione Strade Sicure, oggi la Lega prende di mira anche Forza Italia.
I capigruppo leghisti Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo hanno criticato le posizioni degli azzurri, dopo le dichiarazioni del portavoce Raffaele Nevi sui limiti dell’impiego dei militari in funzioni di polizia. Per la Lega, si tratta di un atteggiamento incoerente: “Singolare – osservano – che queste esitazioni arrivino proprio dal partito che nel 2008, con Silvio Berlusconi, diede vita insieme a noi all’operazione Strade Sicure”.
Il quadro che emerge è quello di un centrodestra ancora diviso su riforme chiave e priorità politiche, con la legge elettorale destinata a rimanere un terreno di confronto – e scontro – nei prossimi mesi.
(askanews)
Lascia una risposta