In Italia esiste un legame profondo e preoccupante che continua a frenare la crescita economica e a ostacolare una distribuzione equa della ricchezza. È il rapporto tra economia sommersa, lavoro irregolare e povertà, un intreccio particolarmente evidente nel Mezzogiorno, dove i numeri raccontano una realtà complessa e tutt’altro che risolta.
Fenomeni che spesso vengono analizzati separatamente, ma che osservati nel loro insieme sollevano interrogativi rilevanti sul presente e sul futuro del Paese.
Economia sommersa in Italia: i dati del Ministero dell’Economia
Secondo l’ultimo rapporto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, basato sui dati più recenti disponibili (anno 2022), il valore aggiunto prodotto dall’economia sommersa in Italia ha raggiunto circa 182 miliardi di euro, un livello simile a quello precedente alla pandemia.
Nel dettaglio:
-
l’economia sommersa rappresenta il 9,1% del PIL nazionale;
-
il dato risulta in calo rispetto al 2011 e al 2019;
-
la stima non misura direttamente l’evasione fiscale, ma il cosiddetto tax gap.
Proprio il tax gap, che valuta il mancato versamento di imposte e contributi, è stimato tra 98 e 102 miliardi di euro, una cifra che pesa in modo significativo sui conti pubblici.
Economia non osservata e Mezzogiorno: il divario territoriale
L’analisi territoriale mostra come l’economia non osservata sia fortemente concentrata nel Sud Italia. Nel 2022:
-
nel Mezzogiorno ha inciso per il 16,5% del valore aggiunto complessivo;
-
nel Centro per l’11,7%;
-
nel Nord-Est e nel Nord-Ovest per il 9,4% e 8,9%.
Particolarmente rilevante nel Sud è:
-
la sottodichiarazione del valore aggiunto (7,7%);
-
l’impiego di lavoro irregolare, che raggiunge il 6,2%, contro valori molto più bassi nel Nord.
Lavoro nero ed economia sommersa: le regioni più colpite
Scendendo nel dettaglio regionale, emergono forti differenze:
-
Calabria: economia non osservata al 19,1%;
-
Campania, Puglia, Sicilia: alte percentuali di lavoro irregolare;
-
Bolzano e Trento: tra le incidenze più basse a livello nazionale.
Il lavoro nero incide in modo particolare in:
-
Calabria (7,9%);
-
Campania (6,8%);
-
Puglia e Sicilia (6,1%).
Al contrario, livelli più contenuti si registrano in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
Povertà in Italia: cosa dicono i dati Istat
I numeri dell’Istat mostrano come, nel 2024:
-
oltre 2,2 milioni di famiglie vivano in povertà assoluta;
-
le persone coinvolte siano circa 5,7 milioni;
-
la povertà assoluta colpisce l’8,4% delle famiglie italiane.
La situazione peggiora:
-
nelle famiglie numerose;
-
nei nuclei con almeno uno straniero;
-
soprattutto nel Mezzogiorno, dove l’incidenza è nettamente superiore alla media nazionale.
Economia sommersa e povertà: un nodo da sciogliere
È proprio nel Mezzogiorno che si registra la sovrapposizione più evidente tra alta incidenza di economia sommersa e livelli elevati di povertà. Un dato che solleva più di un dubbio.
Secondo l’Istat:
-
le famiglie “sicuramente povere” sono il 4,9% a livello nazionale;
-
nel Mezzogiorno la quota sale al 9,7%;
-
le famiglie “appena povere” raggiungono il 10,3% nel Sud.
Numeri che suggeriscono una connessione strutturale tra lavoro irregolare, redditi non dichiarati e accesso ai sussidi pubblici.
Contrastare l’economia sommersa per tutelare chi è davvero povero
Il contrasto all’economia sommersa in Italia non è soltanto una questione fiscale, ma anche sociale ed etica. Perché a pagare il prezzo più alto non sono solo i contribuenti onesti, ma soprattutto chi vive realmente in condizioni di povertà e riceve meno sostegno di quanto necessario.
Spezzare questo legame significa:
-
rafforzare i controlli;
-
migliorare l’equità sociale;
-
restituire risorse a chi ne ha davvero bisogno.
Una sfida cruciale per il futuro del Paese, soprattutto per il Mezzogiorno.
Di Fabrizio Giuffrida
Lascia una risposta