Assistenza agli anziani in Sicilia: poche RSA e famiglie sempre più sole

Assistenza agli anziani in Sicilia: poche RSA e famiglie sempre più sole

Assistenza agli anziani in Sicilia: poche RSA e famiglie sempre più sole

In Sicilia l’assistenza agli anziani non autosufficienti sta diventando sempre più una questione privata. A certificarlo è l’ultimo report Istat sulle Strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie aggiornato al 1° gennaio 2024. Le strutture crescono, ma restano largamente insufficienti rispetto al fabbisogno reale, soprattutto nel Mezzogiorno. Il risultato è un welfare pubblico fragile e diseguale che scarica il peso dell’assistenza sulle famiglie, spesso costrette a sostenere costi elevati o a ricorrere a soluzioni informali.

RSA in Italia: i numeri Istat e il divario territoriale

Al 1° gennaio 2024 risultano attivi in Italia 12.987 presidi residenziali per anziani, con una disponibilità complessiva di 426 mila posti letto. Il dato segna un incremento del 4,4% rispetto all’anno precedente. Il rapporto medio nazionale è di 7,2 posti letto ogni 1.000 abitanti, ma la media nasconde forti squilibri territoriali.

Nel Nord-Est si registrano 10,5 posti letto ogni 1.000 residenti, mentre nel Sud il valore scende a 3,4. La Sicilia si colloca ancora più in basso, con province che non raggiungono nemmeno 3 posti letto ogni 1.000 over 65, ben al di sotto degli standard europei.

Assistenza anziani in Sicilia: crescita senza riequilibrio

L’aumento delle strutture non ha ridotto le disuguaglianze. Oltre il 57% dei posti letto è concentrato nel Nord Italia, mentre il Mezzogiorno, pur affrontando un rapido invecchiamento della popolazione, resta strutturalmente scoperto.

In Sicilia la crescita delle RSA riguarda soprattutto strutture private o convenzionate, con rette mensili tra 1.800 e 3.000 euro, spesso insostenibili per molte famiglie. Il reddito medio pro capite regionale resta infatti circa il 30% più basso rispetto alla media nazionale. Solo il 18% delle strutture è a gestione pubblica, mentre il resto è affidato a soggetti privati, cooperative e fondazioni.

Famiglie sole e Comuni senza risorse

Il sistema siciliano è ulteriormente indebolito dalla fragilità finanziaria dei Comuni, titolari dei servizi sociali. La spesa sociale per anziani è inferiore del 40% rispetto alla media nazionale. In assenza di un’offerta pubblica adeguata, molte famiglie sono costrette a ricorrere a badanti private, spesso senza contratto, o a rinunciare a cure continuative.

Le province di Palermo e Catania concentrano oltre il 45% dei posti letto regionali, mentre territori come Enna, Caltanissetta e Agrigento risultano fortemente penalizzati. Nelle aree interne, l’accesso a una RSA può comportare spostamenti di 40–50 chilometri, con costi aggiuntivi e disagi significativi.

Liste d’attesa e diritto alla cura sospeso

Uno degli aspetti più critici riguarda le liste d’attesa. In Sicilia il tempo medio per accedere a una struttura convenzionata supera spesso i 12–14 mesi. Durante questo periodo, le condizioni di salute degli anziani possono peggiorare, mentre il carico assistenziale ricade quasi interamente sui caregiver familiari, in larga parte donne over 55, spesso fuori dal mercato del lavoro.

Secondo i dati Istat, oltre il 70% dell’assistenza agli anziani non autosufficienti in Sicilia è garantita all’interno delle famiglie o tramite badanti, spesso di origine straniera.

PNRR e assistenza agli anziani: un’occasione ancora incompiuta

Il PNRR avrebbe potuto rappresentare una svolta per il sistema dell’assistenza agli anziani. Tuttavia, in Sicilia l’attuazione procede a rilento. I dati del sistema Re.Gi.S. mostrano livelli di spesa ancora parziali, mentre la domanda di assistenza continua a crescere a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’emigrazione giovanile.

Cgil: “In Sicilia un’emergenza sociale ignorata”

Secondo Alfio Mannino, segretario regionale della Cgil, l’assistenza agli anziani non autosufficienti rappresenta una vera emergenza sociale: “In Sicilia l’accesso all’assistenza dipende troppo spesso dal reddito e non dal bisogno, trasformando un diritto fondamentale in un privilegio per pochi”.

Il sindacato chiede un cambio di paradigma: rafforzare l’assistenza domiciliare pubblica, investire sui servizi territoriali, sugli infermieri di comunità e sull’integrazione tra sanità e sociale, superando una logica basata quasi esclusivamente sulla residenzialità.

risuser

Articoli simili

1 Commenti

  1. Porca mafioso cardellino che dice parolacce... Rg 439 in passeggio e disturbo..
    Febbraio 2, 2026 at 14:39
    Rispondi

    Non voto..

Lascia una risposta

Chiusi
Chiusi

Inserisci il tuo username o il tuo indirizzo email. Riceverai via email un link per creare una nuova password.

Chiusi

Chiusi
Preferenze Privacy
Preferenze Privacy