Le acque di transizione in Sicilia mostrano segnali evidenti di sofferenza ambientale. È quanto emerge dal report di monitoraggio pubblicato da Arpa Sicilia sullo stato ecologico e chimico dei corpi idrici del Distretto Idrografico dell’Isola.
Pantani che si prosciugano, laghi soffocati dalle alghe, ecosistemi sempre più fragili: il documento tecnico, redatto nell’ambito della Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE, fotografa una situazione che solleva forti preoccupazioni.
Stato ecologico acque di transizione Sicilia: solo due siti “buoni”
Il monitoraggio ha interessato 13 corpi idrici significativi, tra cui:
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Pantani di Vendicari
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Stagnone di Marsala
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Capo Peloro
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Laghetti di Marinello
Solo Lago di Faro e Lago Porto Vecchio raggiungono lo stato ecologico “buono”, centrando gli obiettivi europei di qualità. Cinque siti si fermano a uno stato “sufficiente”, mentre Pantano Roveto e i Pantani Longarini risultano “scarsi”. Ancora più critico il giudizio “cattivo” per Pantano Grande, Pantano Piccolo e Lago Marinello, che evidenziano condizioni ecologiche compromesse.
I dati sono stati caricati nel sistema nazionale Sin-Tai, garantendo tracciabilità e trasparenza.
Pressioni ambientali: cambiamento climatico e agricoltura intensiva
L’analisi biologica, in particolare sui macroinvertebrati bentonici, mostra comunità povere di specie e sottoposte a forte stress.
Tra le cause principali:
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cambiamento climatico, con drastica riduzione della massa d’acqua nei mesi estivi;
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aumento delle temperature;
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episodi di secca completa;
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agricoltura intensiva, che rappresenta una pressione significativa per 10 siti su 13.
Fertilizzanti e pesticidi finiscono nei bacini attraverso il dilavamento dei suoli agricoli e urbani, favorendo fenomeni di eutrofizzazione e fioriture algali ricorrenti.
Stato chimico acque di transizione Sicilia 2024: metà dei siti non raggiunge l’obiettivo
Sul piano chimico, il quadro non è più rassicurante: solo 6 corpi idrici risultano in stato “buono”, mentre 7 sono classificati come “non buono”. Le pressioni esterne continuano a incidere sugli equilibri degli ecosistemi, aggravando una situazione già fragile. I risultati del 2024 confluiranno nella valutazione complessiva del triennio 2023-2025 e saranno determinanti per la revisione del Piano di Gestione del Distretto Idrografico della Sicilia.
Di Michele Giuliano
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