«Distrugge risorse, vanifica l'impegno, minaccia la sicurezza, talvolta uccide le persone». Con queste parole il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Giuseppe Busia, ha aperto la relazione annuale ANAC presentata a Roma, uno degli ultimi atti del suo mandato, iniziato nel 2020 e in scadenza quest'anno. Un documento che fotografa un Paese dove la corruzione si è fatta più sofisticata, gli appalti pubblici sono dominati dagli affidamenti diretti e i meccanismi di tutela si sono indeboliti invece di rafforzarsi.
Corruzione più insidiosa: consulenze fittizie e sponsorizzazioni opache
Il primo dato che emerge dalla relazione è qualitativo: la corruzione in Italia non passa più soltanto dalle classiche mazzette. Si è trasformata in «una costellazione di condotte subdole», fatte di consulenze fittizie, sponsorizzazioni opache e rapporti informali difficili da tracciare e perseguire. Un fenomeno che, secondo Busia, «si è fatto più insidioso e sfuggente» e che nei livelli più alti della pubblica amministrazione «non si limita a violare le regole, ma punta a riscriverle, privatizzando la sovranità».
Il peggioramento della posizione italiana nell'indice di percezione della corruzione di Transparency International conferma il quadro. E le scelte legislative degli ultimi anni non hanno aiutato: l'abrogazione del reato di abuso d'ufficio e il ridimensionamento del traffico di influenze illecite hanno lasciato «vuoti di tutela» che avrebbero dovuto essere compensati con il rafforzamento delle garanzie amministrative. «Purtroppo, è avvenuto il contrario», ha detto Busia.
Affidamenti diretti al 95%: la concorrenza negli appalti è a rischio
Il capitolo sugli appalti pubblici è tra i più allarmanti. Nel 2025, gli affidamenti diretti — cioè quelli senza gara competitiva — hanno rappresentato quasi il 95% delle acquisizioni totali. Un dato che l'ANAC definisce preoccupante: «Dietro questa prassi si annidano sovente sprechi, opportunismi, frazionamenti artificiosi, talvolta perfino infiltrazioni criminali». Il nuovo codice degli appalti, pur ispirato al principio del risultato e alla velocizzazione delle procedure, rischia di sacrificare qualità e trasparenza sull'altare della rapidità. «Nei contratti pubblici non basta correre, bisogna costruire qualità», si legge nella relazione.
Conflitti di interesse e lobby: le regole che mancano
Due nodi rimangono irrisolti da decenni. Il primo è quello dei conflitti di interesse: l'Italia non dispone ancora di una legge organica sul tema, e il cosiddetto pantouflage — il passaggio dal pubblico al privato — continua a esporre i funzionari in uscita dalla PA a condizionamenti e pressioni. «Si è indebolita la disciplina sulle incompatibilità successive — ha denunciato Busia —, soprattutto nei confronti dei gruppi societari più influenti».
Il secondo nodo è quello delle lobby: l'attività dei rappresentanti di interessi privati nei confronti dei decisori politici e burocratici non è ancora adeguatamente regolamentata. «Non va criminalizzata, ma disciplinata. Occorre piena tracciabilità dei contatti ed escludere ogni forma di remunerazione come contropartita delle decisioni», ha spiegato il presidente dell'ANAC.
Trasparenza e digitalizzazione: gli anticorpi da costruire
Per contrastare la corruzione, l'ANAC indica due direzioni principali. La prima è la trasparenza radicale della pubblica amministrazione, a partire dall'obbligo per le aziende di dichiarare il titolare effettivo — «condizione minima per sapere con chi l'amministrazione si sta davvero rapportando». La seconda è la digitalizzazione dei processi, strumento essenziale per rendere la macchina burocratica leggibile ai cittadini e ai controllori.
Busia ha anche ribadito l'importanza di tutelare i whistleblower, coloro che dall'interno denunciano le condotte illecite: «Quando l'amministrazione si lascia leggere, la comunità diventa protagonista: vigila, comprende, partecipa. Allora le decisioni si illuminano e la democrazia respira».
Il fronte europeo: dalla direttiva anticorruzione agli appalti, l'Italia deve stare in campo
La corruzione non ha confini, e la relazione dell'ANAC guarda anche al contesto internazionale. La presa di distanza degli Stati Uniti dalla propria legge sulle pratiche corruttive estere rappresenta, secondo Busia, «un preoccupante arretramento». Ma è proprio in questo scenario che l'Unione Europea deve fare da argine, «dimostrando di essere diventata adulta».
Un passaggio cruciale sarà l'approvazione definitiva della Direttiva europea anticorruzione — già votata dal Parlamento europeo, in attesa del via libera del Consiglio UE — che obbligherà i singoli Stati membri ad adeguare le normative nazionali. «Un testo meno ambizioso di quello iniziale, ma comunque un presidio sicuro contro le tentazioni di involuzione», ha commentato Busia. Sul fronte degli appalti, entro giugno la Commissione Europea potrebbe formalizzare una proposta di nuove direttive sui contratti pubblici: «Ciò che si decide ora segnerà la nostra capacità di crescere per almeno il prossimo decennio. Sarebbe necessario un più ampio dibattito pubblico».
Di Simone Olivelli
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