Il cambiamento climatico continua ad accelerare e l’Europa si conferma tra le aree del pianeta più colpite dal riscaldamento globale. A evidenziarlo è l’ultimo Rapporto sullo stato del clima in Europa, realizzato dal servizio Copernicus dell’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts insieme all’Organizzazione meteorologica mondiale.
Secondo il report, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato a livello globale, con temperature ormai vicinissime alla soglia critica fissata dall’Accordo di Parigi.
Europa sempre più calda: cosa dice il rapporto Copernicus
I dati raccolti dagli esperti mostrano un continente in rapido cambiamento. L’Europa, infatti, si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale.
“Dagli anni Ottanta l’Europa è il continente con il riscaldamento più rapido”, evidenzia il rapporto. Le conseguenze sono sempre più evidenti:
- ondate di calore più frequenti;
- precipitazioni intense e alluvioni;
- scioglimento dei ghiacciai;
- perdita di biodiversità;
- aumento delle temperature marine.
Secondo lo studio, il livello medio di riscaldamento globale ha già raggiunto circa 1,4 gradi sopra i livelli preindustriali, avvicinandosi al limite di 1,5 gradi previsto dagli accordi internazionali sul clima.
Mediterraneo bollente e rischio cicloni
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda il Mediterraneo, dove il surriscaldamento delle acque sta creando condizioni favorevoli a fenomeni meteorologici estremi.
Nel 2025, l’86% dei mari europei ha registrato ondate di calore marine considerate eccezionali. Temperature elevate che alimentano tempeste sempre più intense. L’accumulo di energia nei mari, infatti, favorisce la formazione dei cosiddetti Medicane, cicloni mediterranei simili agli uragani tropicali.
Climatologo Enea: “Le tesi negazioniste sono smentite dai dati”
A commentare il quadro emerso dal rapporto è Giammaria Sannino, climatologo e direttore della divisione sul cambiamento climatico di Enea. Secondo l’esperto, quanto registrato nel 2025 rappresenta esattamente ciò che gli scienziati prevedevano da anni. Per Sannino non ci sono più dubbi sull’origine antropica dei cambiamenti climatici: il problema non è il cambiamento del clima in sé, ma la velocità con cui sta avvenendo.
Notti tropicali e temperature record in Italia
Anche l’Italia continua a fare i conti con temperature sempre più elevate. Il nostro Paese viene ormai considerato un vero hotspot climatico del Mediterraneo.
Nel 2025 la temperatura media nazionale ha raggiunto i 13,6 gradi, mentre gli ultimi quattro anni risultano i più caldi mai registrati. A crescere sono soprattutto le cosiddette notti tropicali, con temperature che non scendono sotto i 20 gradi. Negli ultimi quarant’anni, nel Sud Europa, queste notti sono aumentate di circa 15 giorni all’anno.
Fenomeni estremi, incendi e crisi energetica
Il cambiamento climatico non produce soltanto caldo record. Aumentano anche gli effetti indiretti legati alla crisi ambientale:
- incendi boschivi;
- siccità;
- grandinate;
- tornado;
- erosione delle coste;
- danni alle infrastrutture.
Secondo il centro studi Italy for Climate, nel 2025 in Italia si sono verificati oltre 2.300 eventi climatici estremi. Parallelamente continua a pesare la dipendenza energetica dall’estero. Nonostante la crescita delle rinnovabili negli anni passati, il 2025 ha segnato un rallentamento nello sviluppo di nuovi impianti eolici e fotovoltaici.
La sfida delle energie rinnovabili
Per gli esperti, la transizione energetica resta una delle chiavi principali per limitare gli effetti del riscaldamento globale. Sannino sottolinea come investire maggiormente nelle energie rinnovabili avrebbe permesso non solo di ridurre le emissioni, ma anche di rafforzare la sicurezza energetica del Paese. La necessità di accelerare sulle politiche green, secondo gli studiosi, non è più rinviabile.
Lascia una risposta