Inquinamento acustico in Sicilia: senza legge regionale e solo 8 Comuni con piano di classificazione

Inquinamento acustico in Sicilia: senza legge regionale e solo 8 Comuni con piano di classificazione

Inquinamento acustico in Sicilia: senza legge regionale e solo 8 Comuni con piano di classificazione

Trent'anni di legge quadro sull'inquinamento acustico e la Sicilia è ancora al punto di partenza. La 447/1995, la norma con cui l'Italia affrontò per la prima volta il tema del rumore in relazione al benessere umano e alla tutela degli ecosistemi, ha compiuto il suo anniversario nell'autunno scorso. Per l'occasione, a Roma, nei locali dell'Università La Sapienza, si è tenuto un convegno nazionale promosso dal Sistema nazionale di protezione dell'ambiente (Snpa) in partnership con l'Associazione italiana di acustica (Aia). Un'occasione per fare il punto su quanto è stato fatto — e quanto resta ancora da fare.

Cinque regioni senza legge sul rumore: la Sicilia è tra queste

La legge quadro del 1995 impone alle Regioni di dotarsi di una propria normativa che definisca criteri, modalità e procedure per la sua piena attuazione. A trent'anni dall'entrata in vigore, su venti Regioni italiane, ben quindici hanno adempiuto. Le cinque che non lo hanno fatto sono Campania, Sicilia, Sardegna, Basilicata e Molise. Le prime tre hanno almeno approvato atti specifici di settore. La Sicilia no.

Nonostante da Roma siano passate sei legislature regionali con elezione diretta del presidente, all'Assemblea Regionale Siciliana non è mai arrivata a compimento una norma capace di recepire i principi della legge nazionale. Lo ammette anche Arpa Sicilia: nel 2007 sono state pubblicate le Linee guida per la classificazione acustica e una proposta di legge è stata presentata all'Ars, ma il percorso si è fermato lì.

Solo 8 Comuni siciliani su 391 hanno il piano di classificazione acustica

Lo strumento cardine per il contrasto al rumore a livello locale è il Piano di classificazione acustica, con cui i Comuni suddividono il proprio territorio in zone omogenee — aree residenziali, scolastiche, ospedaliere, commerciali — associando a ciascuna limiti acustici precisi. A livello nazionale, a trent'anni dalla legge quadro, il 65% dei Comuni ne è dotato. In Sicilia la percentuale crolla al 2%: appena 8 Comuni su 391 hanno adottato la classificazione acustica. Si tratta di Catania, Messina, Caltanissetta, Palermo, Ragusa, Marsala, Alcamo e San Vito Lo Capo. A fare peggio, nell'intera penisola, è solo la Basilicata con quattro Comuni — ma con un terzo degli enti locali siciliani.

Il dato sui piani di risanamento acustico è ancora più impietoso: in Sicilia nessun Comune ne è provvisto. Va detto che su questo fronte la regione è in ampia compagnia: secondo i dati Ispra, a livello nazionale solo 66 Comuni su 5.106 dotati di classificazione acustica hanno approvato un piano di risanamento, una percentuale che si attesta appena sopra l'1%.

I controlli in Italia e le fonti di rumore più monitorate

Il convegno romano ha fornito anche una fotografia aggiornata sulle attività di controllo delle emissioni sonore in Italia. Secondo i dati Ispra relativi al 2024, le sorgenti più monitorate restano le attività commerciali e di servizio (60,6% del totale), seguite dalle attività produttive (25,5%). Le infrastrutture di trasporto rappresentano l'8,4% dei controlli, con le strade in testa al 5,8%. Molto più bassi i controlli su ferrovie, porti e aeroporti, compresi tra lo 0,6 e l'1,1%.

Gli effetti del rumore sulla salute: un problema sottovalutato

Dietro ai numeri c'è una questione di salute pubblica concreta. Secondo l'Ispra, nel 2017 oltre 10,8 milioni di italiani erano esposti a livelli di rumore stradale superiori ai 50 decibel nelle ore notturne — soglia considerata critica per il benessere — un dato comunque in calo rispetto ai 15,5 milioni del 2012. Gli effetti documentati includono stress, disturbi del sonno, riduzione del benessere psicologico e, nei casi più gravi, problemi cardiovascolari. L'Unione Europea ha recepito da tempo questa consapevolezza, inserendo la riduzione dell'inquinamento acustico tra gli obiettivi della propria agenda di sostenibilità ambientale. In Sicilia, nel frattempo, si aspetta ancora la legge.

 

Di Simone Olivelli

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