Più ombre che luci sull’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). A poco più di un anno dalla conclusione del programma finanziato dall’Unione europea, il quadro che emerge dai dati elaborati dal Servizio Studi di Camera e Senato evidenzia una forte distanza tra gli obiettivi formalmente raggiunti e la reale capacità di trasformare le risorse in opere e investimenti concreti. A livello nazionale, l’Italia ha superato il 60% di milestone e target previsti, una percentuale superiore alla media europea, attestata al 52%. Un risultato che ha consentito al Paese di ottenere progressivamente le tranche di finanziamento da Bruxelles. Tuttavia, dietro i numeri ufficiali si nasconde una realtà più complessa, soprattutto nei territori.
PNRR, solo il 18% delle risorse è stato realmente impiegato
Se si guarda all’avanzamento finanziario e materiale dei progetti, il bilancio cambia radicalmente. Secondo il dossier parlamentare, all’inizio della primavera 2026 il valore economico degli interventi conclusi dalle venti regioni italiane rappresentava appena il 18% delle risorse complessive disponibili. Ciò significa che oltre l’80% dei fondi deve ancora tradursi in opere completate, mentre la scadenza finale del Piano si avvicina rapidamente. Una situazione che evidenzia le difficoltà degli enti territoriali nel trasformare i finanziamenti ricevuti in investimenti effettivi.
Sicilia tra le peggiori regioni per avanzamento dei progetti
Nel confronto tra le regioni italiane, la Sicilia figura tra le realtà più in ritardo. L’Isola ha completato interventi per un valore pari appena al 12,6% del plafond assegnato, risultando terzultima in Italia. Peggio fanno soltanto il Molise, fermo al 12,3%, e la Liguria, che chiude la classifica con l’8%. Anche altre regioni del Mezzogiorno mostrano performance molto basse: Campania e Calabria si attestano al 13,1%, mentre la Puglia raggiunge il 13,5%.
Sul versante opposto si collocano le regioni del Nord, con risultati nettamente superiori. In testa alla graduatoria figurano:
- Trentino-Alto Adige: 34,2%;
- Lombardia: 29,8%;
- Emilia-Romagna: 28,2%;
- Friuli Venezia Giulia: 25,2%;
- Veneto: 25,1%.
La coesione territoriale resta un obiettivo mancato
Uno degli obiettivi principali del PNRR era ridurre il divario economico tra Nord e Sud. Per questo motivo il 40% delle risorse complessive è stato destinato al Mezzogiorno. Tuttavia, il monitoraggio evidenzia come le regioni settentrionali abbiano beneficiato maggiormente dei fondi grazie a una capacità amministrativa e progettuale più efficiente. Al Sud, invece, ritardi burocratici e difficoltà gestionali hanno rallentato l’attuazione degli interventi, compromettendo gli effetti attesi sul riequilibrio territoriale.
Spesa pro capite: la Sicilia ultima tra le regioni del Sud
Un altro indicatore significativo è rappresentato dalla spesa pro capite del PNRR, che misura il rapporto tra fondi effettivamente utilizzati e popolazione residente. Anche sotto questo profilo la Sicilia registra risultati deludenti. Con appena 337 euro per abitante, l’Isola è l’ultima regione del Mezzogiorno e la terzultima in Italia.
Nel Sud fanno meglio:
- Sardegna: 479 euro per abitante;
- Calabria: 447 euro;
- Puglia: 376 euro;
- Campania: 349 euro.
Il confronto con il Nord è impietoso. Il Trentino-Alto Adige guida la classifica con 968 euro pro capite, seguito da Veneto (740 euro) ed Emilia-Romagna (700 euro). Particolarmente significativo il paragone tra Sicilia, Veneto ed Emilia-Romagna: regioni con una popolazione simile e dotazioni finanziarie comparabili, ma con una capacità di spesa più che doppia rispetto a quella registrata nell’Isola.
Obiettivi raggiunti, ma opere ancora ferme
Il contrasto tra il 60% degli obiettivi raggiunti e il 18% dei fondi effettivamente spesi trova spiegazione nel meccanismo stesso del PNRR. Le risorse europee vengono infatti erogate sulla base del raggiungimento di milestone e target, non sulla rendicontazione delle spese sostenute. In molti casi è sufficiente approvare una legge, pubblicare un bando o finanziare una misura per ottenere il riconoscimento del traguardo raggiunto. Questo sistema ha consentito all’Italia di incassare regolarmente le rate previste, ma non sempre si è tradotto in una concreta realizzazione degli interventi sul territorio.
La Corte dei Conti: “Divario tra risultati formali e attuazione reale”
A evidenziare questa criticità è stata anche la Corte dei Conti, che nella più recente relazione della Sezione Autonomie parla di una vera e propria “tensione strutturale” tra la logica europea del Piano e la concreta realizzazione dei progetti da parte degli enti territoriali. Secondo i magistrati contabili, mentre il Paese continua a raggiungere gli obiettivi richiesti dall’Unione europea, l’avanzamento finanziario e materiale delle opere procede con maggiore lentezza. Una situazione che rischia di diventare particolarmente critica negli ultimi mesi utili per completare gli interventi.
Sicilia, la sfida decisiva negli ultimi mesi del PNRR
Per la Sicilia il conto alla rovescia è già iniziato. I numeri fotografano una regione che fatica a trasformare le risorse disponibili in infrastrutture, servizi e investimenti concreti. Con appena il 12,6% dei progetti completati e una spesa pro capite tra le più basse d’Italia, l’Isola si trova davanti a una sfida decisiva: accelerare l’attuazione degli interventi per evitare che una parte significativa delle risorse del PNRR resti inutilizzata e che l’occasione di rilancio economico si trasformi nell’ennesima opportunità mancata.
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