Riforma elettorale 2026, via libera in Commissione: scontro su firme, preferenze e nuove regole

Riforma elettorale 2026, via libera in Commissione: scontro su firme, preferenze e nuove regole

Riforma elettorale 2026, via libera in Commissione: scontro su firme, preferenze e nuove regole

La riforma elettorale 2026 compie un nuovo passo avanti alla Camera. La Commissione Affari Costituzionali ha approvato il testo nei tempi previsti dalla maggioranza, che ha respinto le richieste delle opposizioni e rinviato all’esame dell’Aula uno dei temi più divisivi all’interno del centrodestra: quello delle preferenze. Dopo la discussione generale prevista per il 26 giugno, il provvedimento approderà in Aula con tempi contingentati che saranno definiti dalla Conferenza dei capigruppo il prossimo 1° luglio.

Riforma elettorale 2026, cambia la raccolta firme per le liste

Il confronto più acceso si è concentrato sulla norma che modifica i requisiti per l’esenzione dalla raccolta delle firme necessarie alla presentazione delle liste elettorali. La disposizione approvata estende il beneficio ai partiti che abbiano costituito un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere entro il 31 dicembre 2025, superando la regola attuale che limita l’esenzione ai gruppi presenti in entrambe le Camere all’inizio della legislatura. La novità riguarda diverse forze politiche, tra cui Azione, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Noi Moderati, mentre restano escluse altre realtà politiche come Futuro Nazionale, Più Europa e il Partito Liberal Democratico.

Il caso Vannacci divide il centrodestra

La nuova norma ha alimentato tensioni all’interno della maggioranza, soprattutto per l’esclusione delle forze politiche riconducibili all’area dell’europarlamentare Roberto Vannacci. Il deputato della Lega Edoardo Ziello ha definito la misura una "norma su misura", sottolineando tuttavia che il movimento dispone già di oltre 110 mila iscritti e sarebbe in grado di raccogliere autonomamente le firme necessarie. Dietro il dibattito si intravede anche una partita politica interna al centrodestra, con il timore che la raccolta firme possa trasformarsi in un ulteriore strumento di visibilità per nuove formazioni politiche in crescita.

Stop alle preferenze, il tema passa all’Aula

Un altro nodo irrisolto riguarda il sistema delle preferenze, tema che continua a dividere i partiti della maggioranza. La questione non è stata affrontata in Commissione e sarà oggetto del confronto parlamentare durante l’esame in Aula. Le opposizioni chiedono inoltre interventi sul voto dei fuorisede e su altri aspetti della rappresentanza elettorale che, secondo i gruppi di minoranza, non hanno trovato una soluzione condivisa nel corso dell’iter parlamentare.

Le critiche delle opposizioni

La riforma ha provocato dure reazioni da parte delle opposizioni. Il leader di Più Europa, Riccardo Magi, ha annunciato nuove iniziative di mobilitazione contro quella che definisce una limitazione della partecipazione democratica. Critiche anche dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle. La capogruppo dem alla Camera, Chiara Braga, ha definito il provvedimento una riforma "pericolosa", mentre la deputata pentastellata Vittoria Baldino ha chiesto un confronto più ampio sui temi rimasti aperti.

Quando arriva la riforma elettorale in Aula

Dopo il via libera della Commissione Affari Costituzionali, il testo è stato inserito nel calendario dei lavori della Camera. La discussione generale inizierà il 26 giugno, mentre il termine per la presentazione degli emendamenti dovrebbe essere fissato al 29 giugno. L’esame vero e proprio del provvedimento potrebbe però slittare ai primi giorni di luglio, con l’obiettivo della maggioranza di accelerare l’iter parlamentare e arrivare rapidamente all’approvazione definitiva della riforma elettorale 2026.

(askanews)

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