La pausa estiva non ha mai davvero fermato la politica siciliana. Dietro le dichiarazioni ufficiali e qualche giorno di apparente silenzio, le trattative sono proseguite e con la ripresa dell’attività istituzionale si apre una stagione destinata a essere particolarmente intensa.
Da Palermo a Roma si incrociano infatti partite diverse, ma strettamente collegate tra loro: le prossime elezioni amministrative, il futuro della Regione Siciliana, la definizione delle alleanze per le politiche e, sullo sfondo, l’elezione del prossimo presidente della Repubblica da parte del futuro Parlamento nazionale.
Una lunga maratona elettorale che potrebbe accompagnare la politica fino all’autunno del prossimo anno. Le date non sono ancora definite e, al momento, l’unica certezza sembra essere l’esclusione di un’unica giornata elettorale per tutti gli appuntamenti.
Elezioni in Sicilia, partite aperte su più tavoli
A rendere ancora più complesso il quadro è l’incertezza sulle regole delle prossime elezioni politiche nazionali. I partiti sono già al lavoro sulla costruzione delle alleanze, ma restano da definire diversi elementi, dalla composizione delle coalizioni alla scelta dei candidati e alla sintesi sui programmi.
Le dinamiche nazionali avranno inevitabilmente conseguenze anche in Sicilia. Qui, però, il quadro politico presenta caratteristiche proprie e vede protagonisti anche movimenti che hanno finora mantenuto un radicamento soprattutto regionale. È il caso di Cateno De Luca e Ismaele La Vardera, alla guida rispettivamente di Sud chiama Nord e Controcorrente. Diverso il peso in Sicilia del leader di Futuro Nazionale, destinato a giocare una partita più significativa sul piano nazionale.
Parallelamente alle trattative politiche, all’Assemblea regionale siciliana si prepara una partita altrettanto delicata: quella sulle risorse della variazione di bilancio. La manovra dovrebbe approdare questa settimana in Commissione Bilancio e, una volta chiusa la cosiddetta manovrina, l’attenzione si sposterà sulla legge di stabilità. In vista delle elezioni, la destinazione delle risorse regionali rappresenterà un elemento tutt’altro che secondario.
Ars, il nodo del tesoretto e le tensioni nella maggioranza
Non è ancora stato definito, nemmeno sul piano ufficioso, il tesoretto della manovrina che potrebbe essere messo a disposizione dei gruppi parlamentari per gli interventi sui territori. Prima della pausa estiva circolavano stime superiori ai 150 milioni di euro, ai quali si aggiungono i 220 milioni già inseriti nel testo base approvato dalla Giunta e destinati a interventi vincolati dal governo. Una quantità di risorse che rende inevitabilmente acceso il confronto all’interno della maggioranza. La distribuzione dei fondi tra gli assessorati potrebbe infatti provocare nuovi malumori e riaprire tensioni già emerse nei mesi scorsi.
Sul fronte dell’opposizione, invece, sembra prevalere la linea della rinuncia alle cosiddette “mance”. Una posizione che in passato aveva già provocato tensioni tra la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e parte della deputazione regionale. Questa volta, oltre al gruppo di Controcorrente, anche il Movimento 5 Stelle dovrebbe mantenersi fuori dalla corsa alle risorse per gli investimenti territoriali.
Centrodestra, la sfida per Palermo e per Palazzo d'Orleans
Con la ripresa dei lavori dell’Ars tornerà anche il confronto sulla riforma del Regolamento interno, con il tema del voto segreto al centro della discussione. La riforma, tuttavia, dovrebbe entrare in vigore soltanto dalla prossima legislatura. Nel frattempo, variazione di bilancio e legge di stabilità continueranno a essere condizionate dagli equilibri interni alla maggioranza.
Il governo guidato da Renato Schifani, con l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, è impegnato anche sul fronte delle parifiche delle rendicontazioni di amministrazione. Il completamento di queste procedure potrebbe liberare nuove risorse da utilizzare già nella legge di stabilità e, successivamente, produrre miliardi di euro di avanzo di amministrazione a disposizione del prossimo governo.
Ma se sul piano pubblico sembra essersi raffreddata la discussione sul possibile dopo-Schifani, resta invece molto accesa la partita per Palazzo delle Aquile. Per il sindaco Roberto Lagalla si profila infatti la possibilità di elezioni anticipate, forse già in primavera, tra aprile e maggio. Una partita che potrebbe essere distinta da quella regionale e che rende ancora più difficile prevedere oggi una precisa road map elettorale.
Palermo al centro della partita politica
La capitale siciliana sarà dunque uno dei principali terreni di confronto dei prossimi mesi. Prima delle amministrative, però, Palermo sarà interessata anche da un'altra importante elezione: quella per il rettorato dell’Università degli Studi di Palermo, al termine del mandato di Massimo Midiri. Non è un dettaglio secondario, considerando che due dei predecessori di Midiri hanno poi intrapreso un percorso politico: Fabrizio Micari con Italia Viva e Roberto Lagalla, oggi sindaco di Palermo.
Dopo il voto per l’Università arriverà quello per il Comune e, successivamente, la partita per la Regione Siciliana e per il governo nazionale. Una sequenza di appuntamenti che coinvolgerà elettori e candidati a diversi livelli istituzionali.
Palazzo delle Aquile, nel centrodestra cresce il confronto
A Palermo il centrodestra deve fare i conti con una richiesta sempre più esplicita di cambio di passo nell’amministrazione comunale. All’interno di Fratelli d’Italia emergono inoltre correnti e posizioni differenti che fanno riferimento, tra gli altri, a Carolina Varchi e Alessandro Aricò. Un confronto che si intreccia con la discussione sulla possibile successione a Lagalla e sulla composizione della futura coalizione. Il sindaco, cofondatore di Grande Sicilia insieme al Mpa di Raffaele Lombardo e Gianfranco Micciché, non sembra più godere del pieno sostegno della propria coalizione. Una situazione che rende particolarmente delicata la scelta del candidato del centrodestra per Palazzo delle Aquile.
Centrosinistra, la sfida per Palermo e la Regione
Anche nel campo progressista la partita è già iniziata. Per Palazzo d’Orleans sono emerse le disponibilità di Ismaele La Vardera, Nuccio Di Paola e Antonello Cracolici, anche se il quadro è ancora lontano da una definizione. Prima, però, il centrosinistra dovrà trovare una sintesi sulla candidatura per Palermo. La scelta del candidato sindaco sarà inevitabilmente collegata agli equilibri che si definiranno in vista delle regionali.
La sfida, dunque, è appena iniziata. E nei prossimi mesi alleanze, candidati, risorse e strategie finiranno per intrecciarsi in una partita politica che coinvolgerà contemporaneamente Palermo, la Sicilia e Roma.
di Mauro Seminara
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