Sicilia, la svolta delle imprese: una su due innova. In vent’anni quasi triplicata la quota

Sicilia, la svolta delle imprese: una su due innova. In vent’anni quasi triplicata la quota

Sicilia, la svolta delle imprese: una su due innova. In vent’anni quasi triplicata la quota

La Sicilia cambia passo e lo fa partendo dalle imprese. Oggi più di un’azienda su due innova, modifica i propri processi, introduce nuovi prodotti o servizi e sperimenta modalità diverse di organizzare il lavoro. È una fotografia molto distante da quella di vent’anni fa, quando le imprese innovative nell’Isola erano appena una su cinque.

Il dato più significativo è proprio quello della crescita: dal 20,4% del periodo 2002-2004 al 55% attuale. In poco più di due decenni la quota è quindi aumentata di oltre 34 punti percentuali, avvicinando la Sicilia ai livelli medi del Paese. La distanza dall’Italia, oggi, è quasi azzerata. La media nazionale delle imprese innovative si attesta infatti al 55,7%: appena sette decimi separano l’Isola dal dato complessivo italiano.

La Sicilia recupera terreno sull’innovazione

Il quadro restituito dagli ultimi dati Istat racconta dunque un sistema produttivo che ha iniziato a cambiare pelle. Tra le imprese con almeno 10 dipendenti, il 55% ha introdotto innovazioni nei prodotti, nei servizi o nell’organizzazione del lavoro. Non è soltanto una questione di tecnologia. Dietro il termine innovazione ci sono scelte concrete: nuovi strumenti digitali, processi produttivi più efficienti, servizi rivolti a nuovi bisogni, cambiamenti nell’organizzazione interna e nuove modalità per affrontare la concorrenza. È proprio questo aspetto a rendere il dato particolarmente interessante. La crescita non fotografa soltanto l’acquisto di macchinari o software, ma una maggiore capacità delle imprese di adattarsi alle trasformazioni dell’economia. Vent’anni fa il quadro era completamente diverso. Nel periodo 2002-2004 soltanto il 20,4% delle aziende siciliane rientrava tra quelle innovative. Oggi la percentuale è quasi tripla.

Imprese innovative, il Nord guida la classifica

Il recupero della Sicilia non significa però che le distanze territoriali siano scomparse. L’Italia continua a presentare una geografia dell’innovazione molto differenziata. A guidare la classifica sono Piemonte e Lombardia, rispettivamente al 59,9% e al 59,6%. Seguono Emilia-Romagna e Veneto, entrambe oltre il 56%. Sono territori nei quali il sistema produttivo può contare su una presenza più consistente di grandi imprese, maggiori investimenti nella ricerca e rapporti più stretti tra aziende, università e centri di ricerca. Un ecosistema che favorisce la nascita di nuove idee e soprattutto la loro trasformazione in prodotti, servizi e processi.

La Sicilia, tuttavia, non è distante. Con il suo 55% si colloca immediatamente a ridosso della media nazionale e riesce anche a superare diverse regioni del Centro e del Nord, tra cui Toscana, Marche, Lazio, Liguria, Abruzzo, Molise e Valle d’Aosta. Un risultato che cambia la prospettiva con cui guardare al sistema produttivo dell’Isola.

Innovazione, la Sicilia davanti a diverse regioni del Sud

Anche il confronto con le altre regioni meridionali restituisce un quadro favorevole alla Sicilia. L’Isola supera la Sardegna, che si ferma al 52,8%, e l’aggregato formato da Puglia, Basilicata e Calabria, al 54,6%. La Campania arriva al 55,2%, appena sopra il dato siciliano. Sono differenze contenute che mostrano come, sul fronte dell’innovazione, il Mezzogiorno non sia un blocco uniforme e come alcune realtà stiano riuscendo a ridurre il distacco accumulato negli anni.

Per la Sicilia, il risultato assume quindi un significato che va oltre la semplice classifica regionale. Il sistema produttivo ha iniziato a costruire una capacità di reazione maggiore davanti alla trasformazione digitale, alla concorrenza internazionale e ai nuovi modelli di consumo.

Digitalizzazione e nuovi prodotti: così cambiano le imprese

Innovare, del resto, significa prima di tutto cambiare. Un’azienda può farlo introducendo un nuovo prodotto, modificando un servizio, digitalizzando una parte del lavoro oppure rendendo più efficiente un processo produttivo. Negli ultimi anni molte imprese siciliane hanno iniziato a muoversi proprio in questa direzione, investendo nella digitalizzazione e nell’organizzazione interna. Altre hanno puntato sulla diversificazione dell’offerta o sulla ricerca di nuovi mercati. È un processo che non riguarda necessariamente soltanto le aziende più grandi. Anche realtà di dimensioni più contenute possono innovare attraverso strumenti digitali, nuovi modelli organizzativi e una maggiore attenzione all’efficienza.

Rimangono però ostacoli importanti. La capacità di investimento resta una delle principali differenze rispetto alle regioni settentrionali, così come la disponibilità di infrastrutture, competenze specialistiche e collegamenti strutturati tra mondo delle imprese e ricerca.

La sfida adesso è non fermarsi

Il dato del 55% rappresenta quindi un risultato importante, ma non può essere considerato un punto d’arrivo. La Sicilia ha recuperato terreno e oggi si trova praticamente in linea con la media italiana. La partita più difficile sarà però quella dei prossimi anni: fare in modo che l’innovazione diventi una caratteristica stabile dell’intero tessuto produttivo e non rimanga concentrata nelle aziende più dinamiche. Per riuscirci serviranno investimenti, competenze, ricerca e un collegamento sempre più stretto tra imprese, università e istituzioni. Ma il cambiamento, almeno nei numeri, è già iniziato.

Da una quota del 20,4% nei primi anni Duemila a oltre il 55% oggi, le imprese siciliane hanno quasi triplicato la loro presenza nell’economia dell’innovazione. È una svolta ancora da consolidare, ma racconta una Sicilia produttiva diversa dal passato: più capace di sperimentare, più attenta alla trasformazione e, soprattutto, molto più vicina al resto d’Italia.

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