Stragi mafia 1992-1993, Brusca: “Volevamo favorire Berlusconi”

Stragi mafia 1992-1993, Brusca: “Volevamo favorire Berlusconi”

Stragi mafia 1992-1993, Brusca: “Volevamo favorire Berlusconi”

Trentadue anni dopo le stragi che insanguinarono l'Italia, le parole di Giovanni Brusca riaprono il confronto giudiziario e politico sugli anni più bui della storia recente. Il collaboratore di giustizia, ex esponente di vertice di Cosa nostra e autore materiale della strage di Capaci, è stato ascoltato il 9 settembre 2026 come testimone nel processo a carico di Salvatore Baiardo, in corso a Firenze.

Brusca ha raccontato ai giudici alcuni colloqui avuti con Leoluca Bagarella, sostenendo che all'interno di Cosa nostra le stragi del 1992 e del 1993 fossero state considerate anche come uno strumento da utilizzare sul piano politico. Secondo la sua ricostruzione, l'obiettivo sarebbe stato far ricadere la responsabilità degli attentati sulla sinistra e favorire così l'ingresso in politica di Silvio Berlusconi e la nascita di Forza Italia.

Si tratta, va sottolineato, di dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia nell'ambito di una testimonianza e non di un nuovo accertamento giudiziario sulla responsabilità di Berlusconi nelle stragi.

Brusca e il presunto piano politico delle stragi

Rispondendo alle domande del pm Leopoldo De Gregorio sui rapporti tra Cosa nostra e il mondo politico, Brusca ha collocato quelle discussioni nel 1994, l'anno della discesa in campo di Berlusconi. Secondo il suo racconto, l'organizzazione mafiosa avrebbe ragionato sulla possibilità di utilizzare gli attentati già compiuti come una sorta di leva politica, facendoli apparire come il risultato di una strategia riconducibile alla sinistra. Un'ipotesi che, nella ricostruzione di Brusca, avrebbe dovuto contribuire a orientare l'ingresso di Berlusconi nella politica nazionale.

Brusca ha parlato anche dei tentativi di arrivare a Berlusconi attraverso Vittorio Mangano. Secondo quanto riferito in aula, a Mangano sarebbe stato affidato il compito di creare un contatto e, successivamente, sarebbe arrivata a Cosa nostra la notizia di una risposta positiva da parte di Berlusconi. Nel racconto del collaboratore compare anche una sorta di minaccia velata: qualora Berlusconi non avesse dato il sostegno richiesto, Cosa nostra avrebbe potuto compiere altri attentati per metterlo in difficoltà.

Il processo Baiardo e gli intrecci con le stragi

La deposizione di Brusca si inserisce nel processo fiorentino a carico di Salvatore Baiardo, l'ex gelataio di Omegna finito al centro delle vicende giudiziarie legate alle sue dichiarazioni sui fratelli Graviano e sui rapporti tra mafia e politica. Baiardo è imputato per calunnia aggravata nei confronti del giornalista Massimo Giletti e dell'ex sindaco di Cesara Giancarlo Ricca; il procedimento riguarda anche l'ipotesi di favoreggiamento personale aggravato dall'agevolazione mafiosa.

Tra gli elementi al centro del processo c'è anche la vicenda di una presunta fotografia che Baiardo avrebbe mostrato a Giletti e nella quale sarebbe stato riconosciuto Silvio Berlusconi insieme a Giuseppe Graviano. La fotografia, secondo quanto riportato nel procedimento, non è mai stata ritrovata. La deposizione di Brusca è dunque inserita in un procedimento che sta cercando di ricostruire anche i rapporti e i possibili collegamenti tra Cosa nostra, i fratelli Graviano e il mondo politico degli anni Novanta.

Barbara Berlusconi: “Accuse senza prove”

Le parole di Brusca hanno provocato la dura reazione della famiglia Berlusconi. Barbara Berlusconi ha contestato le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, sostenendo che da decenni vengano riproposte accuse e ricostruzioni prive, a suo giudizio, di prove nei confronti del padre.

La figlia dell'ex presidente del Consiglio ha definito intollerabile che dichiarazioni provenienti da persone condannate per gravissimi delitti vengano utilizzate per alimentare nuovi sospetti sulla figura di Berlusconi. Ha inoltre sostenuto che il processo Baiardo si sia trasformato in un'occasione per riproporre accuse già affrontate in precedenti procedimenti.

Il legale della famiglia: “Inattendibilità già accertata”

Sulla stessa linea l'avvocato Giorgio Perroni, legale della famiglia Berlusconi, che ha contestato il valore delle dichiarazioni di Brusca su Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Secondo Perroni, l'inattendibilità di alcune precedenti dichiarazioni di Brusca sui due sarebbe già stata evidenziata in precedenti sentenze, nelle quali le sue parole sarebbero state giudicate caratterizzate da forti ambiguità e contraddizioni con altri elementi processuali.

La precisazione è importante anche per leggere correttamente la nuova deposizione: le affermazioni rese da Brusca non equivalgono a un accertamento di responsabilità e dovranno essere valutate nel quadro complessivo del processo.

Attesa per la deposizione di Giuseppe Graviano

Il procedimento fiorentino proseguirà nelle prossime udienze con altre testimonianze considerate rilevanti per ricostruire gli anni delle stragi e i rapporti tra mafia e politica. Tra i prossimi passaggi è attesa la deposizione di Giuseppe Graviano, ex esponente di vertice di Cosa nostra condannato per le stragi mafiose degli anni Novanta. La sua testimonianza potrebbe aggiungere un altro tassello al quadro ricostruito nel processo Baiardo.

A oltre trent'anni dalle stragi di Capaci e via D'Amelio e dagli attentati del 1993, il processo continua così a riportare in aula una delle questioni più controverse della storia italiana: il rapporto tra la strategia stragista di Cosa nostra e la politica degli anni della Prima Repubblica e della nascita della Seconda.

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