Stabilire chi può essere considerato realmente rappresentativo e quali contratti collettivi debbano essere presi come riferimento per garantire un salario giusto. È questo il nodo al centro del confronto tra sindacati e imprese, che entra ora in una fase decisiva con una prima bozza di accordo sui principi della rappresentanza e della contrattazione collettiva.
Il documento, anticipato da Askanews, arriva dopo settimane di confronto tecnico tra Cgil, Cisl, Uil e 14 associazioni datoriali. Il calendario della trattativa prevede un'ulteriore riunione e punta alla definizione di un accordo quadro entro la fine di settembre, con un incontro già programmato per il 28 settembre in Confindustria.
La posta in gioco è rilevante: costruire regole condivise per individuare i contratti collettivi nazionali di riferimento, misurare in maniera più precisa la rappresentatività delle organizzazioni e collegare questi elementi alla determinazione del cosiddetto salario giusto e all'accesso agli incentivi previsti dalla legge.
Contratti collettivi di riferimento, come saranno individuati
La bozza stabilisce che un contratto possa essere considerato “di riferimento” quando è sottoscritto dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Per individuare la rappresentatività dovranno essere considerati il settore di attività e, contemporaneamente, la tipologia e la natura giuridica dell'impresa. La distinzione riguarderà quindi, tra gli altri casi, imprese artigiane, cooperative e altre imprese.
L'obiettivo è evitare che l'individuazione del contratto di riferimento avvenga attraverso criteri generici o estranei alla reale struttura del settore. La bozza punta invece a collegare la rappresentanza al concreto perimetro economico e produttivo nel quale il contratto viene applicato. Le nuove regole, viene precisato nel documento, non inciderebbero sull'autonomia delle organizzazioni né sulla loro libertà di definire le proprie politiche associative e negoziali.
Salario giusto e incentivi, il ruolo dei contratti
Uno dei passaggi più delicati riguarda il rapporto tra contrattazione collettiva e salario giusto. Le parti considerano l'individuazione dei contratti di riferimento funzionale alla determinazione del trattamento economico corretto e collegano alla loro integrale applicazione anche l'accesso alle agevolazioni fiscali e contributive previste dalla normativa.
La bozza chiarisce però che i contratti sottoscritti da organizzazioni non comparativamente più rappresentative non verrebbero cancellati né considerati automaticamente invalidi. Resterebbero validi, ma non sarebbero qualificati come contratti “di riferimento” ai fini dell'individuazione del salario giusto e dell'accesso agli incentivi di legge.
La stessa bozza prevede inoltre che un'impresa possa applicare un contratto diverso da quello di riferimento e mantenere l'accesso alle agevolazioni se quel contratto garantisce ai lavoratori un trattamento economico e normativo equivalente, nel rispetto della distinzione per tipologia e natura giuridica dell'impresa.
Rappresentanza sindacale, conteranno iscritti e voti
Per le organizzazioni sindacali la proposta individua un criterio fondato sulla combinazione di dato associativo e consenso elettorale. In concreto, la misurazione dovrebbe tenere insieme il numero degli iscritti e i voti ottenuti nelle elezioni delle rappresentanze sindacali. L'obiettivo dichiarato è rendere il sistema di misurazione più solido, trasparente e verificabile.
Il tema della rappresentatività non è nuovo. Già negli accordi interconfederali degli anni passati sindacati e imprese avevano lavorato alla definizione di criteri condivisi, mentre il nuovo confronto punta ora a costruire un quadro più ampio e applicabile ai diversi settori. Nel 2014 Cgil, Cisl, Uil e Confindustria avevano sottoscritto il Testo unico sulla rappresentanza. Per le organizzazioni datoriali il modello indicato nella bozza è invece più articolato e combina criteri quantitativi e qualitativi.
Tra gli elementi da considerare figurano la storicità dell'organizzazione, l'appartenenza a organizzazioni europee riconosciute come partner del dialogo sociale, la presenza di strumenti di welfare contrattuale e la diffusione del contratto tra i lavoratori del settore.
Perimetri contrattuali e codici Ateco
Un altro punto considerato decisivo riguarda i perimetri di applicazione dei contratti collettivi. Imprese e sindacati concordano sulla necessità di definirli con particolare rigore, perché dalla corretta individuazione del settore dipende anche la possibilità di misurare la rappresentanza in maniera coerente. La sfera di applicazione dei contratti nazionali dovrebbe essere collegata ai processi produttivi, all'attività prevalente dell'impresa e ai relativi codici Ateco. Il lavoro di razionalizzazione dovrebbe inoltre essere collegato alla riforma dell'archivio dei contratti presso il Cnel. L'obiettivo è evitare sovrapposizioni e soprattutto impedire estensioni improprie dei perimetri contrattuali. Le parti si impegnano infatti a verificare che nei contratti nazionali non vengano introdotti allargamenti non coerenti con le attività caratterizzanti del settore.
Un organismo unico per controllare il rispetto delle regole
La bozza prevede anche la costituzione di un organismo unico di monitoraggio, incaricato di seguire l'applicazione dell'accordo e segnalare eventuali comportamenti non conformi. La presenza di un contratto collettivo di riferimento non comporterebbe comunque l'esclusione degli altri contratti. Anche quelli sottoscritti da organizzazioni non comparativamente più rappresentative resterebbero validi, purché nel rispetto del quadro normativo e contrattuale delineato.
Il principio individuato dalle parti è quindi quello della distinzione tra validità del contratto e qualifica di contratto di riferimento.
L'accordo sarà aperto ad altre organizzazioni
Un ulteriore elemento della bozza riguarda la possibilità di estendere l'intesa ad altre organizzazioni sindacali e datoriali. L'accordo sarà infatti aperto alla sottoscrizione di tutte le organizzazioni che ne condividano le finalità e accettino integralmente le regole previste. La firma o la successiva adesione comporterà l'impegno a ricondurre i singoli contratti collettivi nazionali al modello definito dall'accordo. Le parti intendono inoltre evitare iniziative, anche nell'ambito della bilateralità e del welfare contrattuale, che possano indebolire o frammentare il quadro della contrattazione collettiva.
Rappresentanza e contratti, la trattativa entra nella fase decisiva
Il confronto tra imprese e sindacati arriva così a un passaggio importante. Dopo la definizione dei documenti preparatori e le riunioni tecniche, la bozza mette nero su bianco una possibile architettura per affrontare uno dei problemi storici delle relazioni industriali italiane: stabilire chi rappresenta davvero lavoratori e imprese e quale contratto debba essere assunto come riferimento.
La trattativa non è ancora conclusa. Il testo rappresenta una base di confronto e dovrà essere ulteriormente verificato dalle parti prima di un'eventuale firma. L'appuntamento del 28 settembre in Confindustria sarà quindi uno dei passaggi decisivi per capire se i principi contenuti nella bozza riusciranno a trasformarsi in un accordo quadro condiviso.
(askanews)
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