Piano paesaggistico Palermo, la Regione ritira la proposta: cosa succede ora

Piano paesaggistico Palermo, la Regione ritira la proposta: cosa succede ora

Piano paesaggistico Palermo, la Regione ritira la proposta: cosa succede ora

Il Piano paesaggistico della Città metropolitana di Palermo torna al punto di partenza. Dopo settimane di proteste, richieste di modifica e forti preoccupazioni espresse da sindaci, imprese e professionisti, la Regione ha deciso di ritirare l’attuale proposta per consentire nuovi approfondimenti.

La decisione è arrivata il 28 settembre dall’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato, alla vigilia del confronto che era stato convocato dal presidente della Regione Renato Schifani. Il tavolo previsto a Palazzo d’Orléans è stato quindi annullato, proprio perché è venuto meno il presupposto della riunione: discutere di una proposta che nel frattempo è stata ritirata.

Il passaggio segna una nuova fase per uno strumento destinato a incidere sulle modalità di tutela e trasformazione del territorio dei Comuni interessati. La Regione precisa, infatti, che il ritiro non significa rinunciare alla tutela del paesaggio, ma riaprire il confronto prima di arrivare a una nuova formulazione.

Piano paesaggistico Palermo, Scarpinato ritira la proposta

L’annuncio dell’assessore ai Beni culturali è stato motivato dalla necessità di consentire ulteriori approfondimenti e di dare ai territori più tempo per esprimere le proprie osservazioni. Scarpinato ha spiegato che la scelta nasce dalla volontà di venire incontro alle esigenze dei sindaci e delle comunità locali. L’obiettivo dichiarato è arrivare a uno strumento condiviso, mantenendo al tempo stesso la tutela del patrimonio paesaggistico come principio di riferimento. La vicenda era iniziata dopo l’adozione, nel giugno scorso, della proposta relativa agli ambiti paesaggistici 3, 4, 5, 6, 7, 8, 10 e 12 della provincia di Palermo. Il decreto assessoriale è del 10 giugno 2026.

Schifani: “Il piano deve nascere dal confronto”

Il presidente della Regione Renato Schifani ha espresso apprezzamento per la decisione dell’assessore e ha annullato la riunione che aveva convocato a Palazzo d’Orléans. Secondo Schifani, il Piano paesaggistico deve essere costruito attraverso il confronto con sindaci e comunità locali, cercando un equilibrio tra la tutela del territorio e le esigenze di chi vive e opera nella provincia.

La riunione regionale era stata convocata dopo il tavolo dell’8 settembre, quando diversi amministratori avevano segnalato criticità legate all’introduzione e all’estensione dei livelli di tutela previsti dal nuovo strumento. In quell’occasione erano stati coinvolti anche i rappresentanti dell’Unione dei Comuni delle Madonie e delle amministrazioni di Campofelice di Roccella, Cefalù, Lascari e Termini Imerese.

Dai sindaci ai professionisti, tutte le contestazioni

La protesta contro il Piano aveva coinvolto amministratori locali, parlamentari regionali, imprese e ordini professionali. Tra i punti più discussi c’erano gli effetti che le nuove prescrizioni avrebbero potuto avere su alcuni interventi già programmati o in fase di progettazione. Nei giorni scorsi erano state sollevate preoccupazioni per opere e investimenti in diversi Comuni del Palermitano. Tra i casi citati c’erano Cefalù, Bagheria, Castellana Sicula e Partinico, con particolare attenzione agli effetti delle nuove disposizioni su infrastrutture, impianti e iniziative private.

Anche il mondo delle professioni aveva evidenziato diverse criticità tecniche. Architetti, rappresentanti dell’Ance e altri operatori coinvolti nella pianificazione territoriale avevano chiesto maggiore chiarezza sulle conseguenze concrete delle nuove norme. Il confronto era arrivato anche all’Assemblea regionale siciliana, dove erano state annunciate iniziative per chiedere un riesame del provvedimento.

Cosa succede adesso al Piano paesaggistico

Il ritiro della proposta apre ora una nuova fase. La Regione dovrà procedere agli approfondimenti tecnici e al confronto con i Comuni e con gli altri soggetti interessati prima di arrivare a un nuovo testo. Il precedente percorso prevedeva la pubblicazione del Piano negli Albi pretori dei Comuni e la possibilità, per i soggetti interessati, di presentare osservazioni e documenti entro 120 giorni dalla pubblicazione. La documentazione tecnica era stata resa disponibile dalla Regione attraverso il Sistema informativo territoriale regionale.

Adesso il quadro cambia. La proposta ritirata non costituisce più il testo sul quale proseguire il confronto annunciato per questi giorni. Resta invece aperta la partita sulla nuova versione del Piano paesaggistico di Palermo, che dovrà tenere insieme le esigenze di tutela del territorio e le richieste arrivate dai Comuni, dalle categorie professionali e dal mondo produttivo.

La Regione ha dunque scelto di riaprire il confronto. Il prossimo passaggio sarà capire quali modifiche saranno introdotte e con quali tempi verrà presentata la nuova proposta.

 

di Mauro Seminara

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