Una serranda che si abbassa non racconta soltanto la fine di un’attività. Quando a chiudere è il bar sotto casa, il negozio di quartiere o la piccola bottega, cambia anche il volto della zona: diminuiscono i servizi, si riducono le occasioni di incontro e intere strade rischiano di perdere parte della propria vitalità.
È il fenomeno della desertificazione commerciale, che continua a interessare anche la Sicilia. I dati elaborati da Confesercenti sulle imprese attive tra il 2019 e il 2025 mostrano una situazione particolarmente difficile per i bar, anche se con differenze significative tra i territori.
Bar in Sicilia, quasi 500 attività in meno
Nell’Isola le imprese del settore sono passate da 9.647 a 9.159, con una perdita di 488 attività in sei anni, pari al 5,1%. La riduzione corrisponde, secondo la stima riportata da Confesercenti, a circa 146,4 milioni di euro di ricchezza persa. La Sicilia resta inoltre tra le regioni italiane con la più bassa densità di bar rispetto alla popolazione: circa 1,9 esercizi ogni mille abitanti.
Il calo non è però uniforme. A registrare la maggiore riduzione è la provincia di Catania, con 154 bar in meno tra il 2019 e il 2025. Seguono Siracusa, con 142 attività perse, e Agrigento, che ne conta 69 in meno.
Palermo va in controtendenza
Nel quadro regionale c’è però un dato diverso dagli altri. Il Comune di Palermo ha aumentato il numero dei bar, passando da 1.085 a 1.115 attività. Sono 30 imprese in più, pari a una crescita del 2,8%, con una ricchezza generata sul territorio stimata in circa 9 milioni di euro. Un risultato che contrasta con la tendenza generale e che, secondo Doriana Ribaudo, presidente provinciale di Fiepet Confesercenti Palermo, rappresenta un segnale positivo. Ma il dato non cancella le difficoltà del settore.
Per Ribaudo, infatti, dietro ogni bar ci sono imprenditori, lavoratori e famiglie, ma anche una rete di fornitori e un sistema di relazioni che coinvolge il territorio. Il bar di quartiere o di paese viene considerato dall'associazione anche un presidio di socialità, soprattutto nelle realtà dove i servizi sono più lontani.
Negozi in Sicilia, persi quasi 6.800 esercizi
Il problema riguarda però l'intero commercio di prossimità. Tra il 2019 e il 2025 in Sicilia sono scomparse 6.798 imprese commerciali. Il dato rientra in una tendenza nazionale che ha visto oltre 111 mila attività commerciali cessare nello stesso periodo. Anche in questo caso Catania registra il saldo peggiore nell’Isola, con 2.038 negozi in meno. Seguono Agrigento e Siracusa.
Il fenomeno non riguarda quindi soltanto la capacità di spesa o la sopravvivenza delle singole imprese. La riduzione degli esercizi fisici può tradursi nella perdita di servizi essenziali, soprattutto nei quartieri periferici, nei piccoli centri e nelle aree interne.
La proposta di Confesercenti contro la desertificazione
Per affrontare il problema Confesercenti ha promosso una proposta di legge di iniziativa popolare sulla rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità. Il punto centrale del progetto è la creazione delle Zone Economiche Speciali di Prossimità, le ZESpro. Si tratta di aree urbane e periurbane che Regioni e Province autonome potrebbero individuare per concentrare interventi destinati a sostenere le attività commerciali e i servizi di vicinato.
La proposta prevede agevolazioni fiscali, sostegni finanziari e semplificazioni amministrative, oltre alla possibilità di finanziare nuove attività o sostenere quelle già presenti nei territori più esposti alla rarefazione commerciale. Il testo prevede anche un Osservatorio nazionale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il progetto prevede inoltre un Fondo per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità, con una dotazione indicata in 600 milioni di euro per il 2026 e 600 milioni annui a partire dal 2027.
ZES di prossimità, raccolte oltre 50 mila firme
La proposta è stata depositata in Cassazione e nel corso del 2026 è partita la raccolta delle firme. Al 25 settembre 2026, Confesercenti comunica di aver superato quota 50.000 sottoscrizioni, con 50.661 firme raccolte. La campagna, secondo l'associazione, rimarrà aperta fino al 25 novembre. L'obiettivo dichiarato è portare il tema del commercio di vicinato al centro delle politiche urbane e territoriali. In Sicilia la discussione assume un peso particolare, alla luce della riduzione registrata negli ultimi anni sia tra i bar sia tra i negozi.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto il futuro di una categoria economica. Mantenere una rete di attività di prossimità significa anche garantire servizi e relazioni nei quartieri e nei piccoli comuni. Ed è proprio su questo equilibrio tra economia locale e qualità della vita che si concentra ora il confronto sulle nuove misure.
di Elian Lo Pipero
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