Liste d’attesa in Sicilia, visite ed esami sempre più lontani: la Cgil punta il dito sulla sanità territoriale

Liste d’attesa in Sicilia, visite ed esami sempre più lontani: la Cgil punta il dito sulla sanità territoriale

Liste d’attesa in Sicilia, visite ed esami sempre più lontani: la Cgil punta il dito sulla sanità territoriale

Per chi deve fare una visita o un esame diagnostico, il problema non è soltanto riuscire a ottenere una prenotazione, ma capire quanto tempo bisognerà aspettare prima di ricevere una prestazione. In Sicilia il tema delle liste d’attesa continua a pesare sul sistema sanitario e i dati più recenti non mostrano un miglioramento generalizzato.

Nel primo semestre del 2026, secondo il monitoraggio Agenas aggiornato a giugno, la Regione ha rispettato i tempi massimi previsti per il 79,7% delle prime visite, contro l’87,2% dello stesso periodo del 2025. Per gli esami diagnostici la percentuale è scesa dal 75,9% al 71,9%.

Numeri che riaccendono il dibattito sulla capacità della sanità siciliana di garantire risposte in tempi compatibili con le esigenze dei pazienti. Ed è proprio sul ruolo della medicina territoriale che Renato Costa, responsabile Salute della Cgil Sicilia, concentra le sue critiche.

Liste d’attesa in Sicilia, Costa: “Manca un filtro sul territorio”

“Il problema è gravissimo, soprattutto nell’entroterra che è praticamente abbandonato”. Costa individua nella debolezza dell’assistenza territoriale una delle principali cause dell'affollamento degli ospedali. Il ragionamento parte da un meccanismo semplice: se il cittadino non trova una risposta adeguata sul territorio, tende a rivolgersi alla struttura ospedaliera. Ma gli ospedali, secondo il sindacalista, finiscono così per occuparsi anche di prestazioni che non dovrebbero rappresentare la loro attività principale. Costa porta l'esempio del Policlinico di Palermo, dove lavora: “Effettuiamo 40 endoscopie al giorno, di cui puramente funzionali sono mediamente 3-4, mentre le altre 37 vengono realizzate per il territorio”. Da qui la sua conclusione: senza una rete territoriale capace di assorbire una parte consistente della domanda, le liste d’attesa rischiano di rimanere sotto pressione.

Il SovraCup regionale è stato introdotto proprio per ampliare le possibilità di accesso alle prestazioni, consentendo di verificare le disponibilità anche nelle altre aziende sanitarie dell’Isola. La Regione ha inoltre attivato un sistema di monitoraggio delle liste d’attesa attraverso il Dasoe.

Sanità territoriale, la Regione: “57 strutture già operative”

Sul fronte della medicina di prossimità, però, il quadro fornito dalla Regione è diverso da quello delineato dalla Cgil. Ad aprile 2026 l’assessorato alla Salute ha comunicato che in Sicilia erano 57 le strutture già operative tra Case e Ospedali di comunità, mentre altri 35 interventi risultavano conclusi e in attesa di attivazione.

Il dato fotografa quindi una rete territoriale in fase di sviluppo, ma non coincide necessariamente con la capacità effettiva di garantire tutte le prestazioni richieste dai cittadini. Ed è proprio su questo passaggio che si concentra la critica di Costa: non basta realizzare le strutture, bisogna renderle realmente funzionali e capaci di intercettare la domanda prima che arrivi negli ospedali.

La questione riguarda soprattutto le visite specialistiche e gli esami diagnostici che possono essere gestiti a livello ambulatoriale. “Non si può utilizzare un Policlinico per le visite cardiologiche”, sostiene Costa, secondo cui queste prestazioni dovrebbero trovare risposta attraverso le Asp, salvo i casi che richiedono un livello specialistico o ospedaliero.

Pronto soccorso sotto pressione

Il problema, secondo la Cgil, non si esaurisce nelle liste d’attesa. Quando manca una risposta territoriale efficace, il percorso del paziente può spostarsi verso il pronto soccorso, anche quando non si tratta di un'emergenza. Da qui nasce, secondo Costa, una sorta di effetto domino: il medico di base rappresenta il primo passaggio, ma quando il territorio non riesce a garantire rapidamente visite ed esami, il cittadino può finire per rivolgersi direttamente all'ospedale. “Si viene a generare la cosiddetta tempesta perfetta”, afferma il responsabile Salute della Cgil Sicilia, richiamando anche le lunghe permanenze nei pronto soccorso. La conseguenza è una maggiore pressione sulle strutture e, a cascata, un ulteriore rallentamento delle attività.

Il nodo delle prestazioni ambulatoriali

Costa richiama anche un altro effetto della carenza di personale e della necessità di utilizzare gli specialisti per attività diverse. Nel suo intervento cita, tra gli altri casi, le difficoltà legate alle interruzioni di gravidanza, sostenendo che lo spostamento degli specialisti verso attività ambulatoriali può sottrarre risorse alle prestazioni urgenti. È una lettura che il sindacalista collega alla necessità di applicare pienamente l'organizzazione prevista dalla normativa regionale sulla sanità territoriale, con ambulatori di primo e secondo livello nelle Asp.

Nel frattempo, alcune aziende stanno cercando di rafforzare i servizi di prossimità. A Messina, per esempio, l'Asp ha avviato un progetto per ampliare l'offerta di terapie specialistiche per i disturbi dello spettro autistico e ridurre i tempi di attesa.

Liste d’attesa, il nodo resta aperto

Il tema, quindi, resta quello dell'accesso alle cure nei tempi previsti. Da una parte ci sono interventi regionali per aumentare l'offerta, monitorare le prestazioni e costruire la rete territoriale; dall'altra, i dati Agenas mostrano che nel primo semestre del 2026 la Sicilia ha registrato un peggioramento rispetto all'anno precedente sia sulle prime visite sia sulla diagnostica. Per Costa, la soluzione passa soprattutto dal rafforzamento della medicina territoriale. La Regione, invece, rivendica l'avanzamento della rete di Case e Ospedali di comunità e le iniziative adottate per aumentare l'offerta sanitaria.

Il punto da verificare nei prossimi mesi sarà quindi la capacità di trasformare le strutture e gli strumenti già attivati in prestazioni realmente disponibili per i cittadini, riducendo il ricorso improprio agli ospedali e, soprattutto, i tempi necessari per ottenere una visita o un esame.

 

di Daniele D'Alessandro

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