Il documento, approvato con la deliberazione n. 54/2026/G, analizza le misure adottate per ridurre i tempi di accesso alle prestazioni e l’impiego delle risorse pubbliche. La conclusione è chiara: le liste d’attesa restano una criticità strutturale del Servizio sanitario nazionale. La pandemia ha aggravato il problema, ma le cause sono più profonde e riguardano anche la gestione delle strutture, la programmazione delle prestazioni e la disponibilità di professionisti.
Il rapporto arriva dopo le recenti dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva definito il percorso intrapreso dal Governo positivo, pur riconoscendo la necessità di ulteriori interventi. Secondo la magistratura contabile, però, per ottenere risultati concreti occorre accelerare l’attuazione delle misure già previste e superare gli ostacoli che impediscono di trasformare i finanziamenti in un aumento effettivo delle cure disponibili.
Liste d’attesa, 3,7 miliardi di euro stanziati fino al 2028
Nel periodo compreso tra il 2022 e il 2028, le risorse destinate alla riduzione delle liste d’attesa ammontano a circa 3,71 miliardi di euro. Una cifra significativa, che si accompagna a un progressivo rafforzamento delle norme e degli strumenti di intervento.
I dati relativi agli anni più recenti mostrano, tuttavia, una distanza tra i fondi assegnati e quelli effettivamente utilizzati. Tra il 2022 e il 2025, a fronte di stanziamenti statali pari a circa 1,845 miliardi di euro, le risorse utilizzate sono state circa 1,58 miliardi.
La Corte dei Conti segnala che, in diversi casi, i finanziamenti non si sono tradotti con sufficiente rapidità in un aumento delle prestazioni erogate. Questo significa che la disponibilità economica, da sola, non garantisce visite ed esami in tempi più brevi.
Il problema, quindi, non riguarda esclusivamente la quantità di denaro destinata alla sanità. È necessario capire come vengono utilizzate le risorse, quali ostacoli rallentano gli interventi e quali risultati vengono raggiunti nelle diverse aree del Paese.
Sanità, ritardi nell’attuazione delle nuove misure
La relazione riconosce che il nuovo quadro normativo può contribuire a superare alcune delle criticità emerse negli anni precedenti. Tra gli obiettivi figurano il miglioramento dei sistemi informativi, una maggiore disponibilità di dati confrontabili tra territori e un coordinamento più efficace da parte del Ministero della Salute.
Molti degli strumenti introdotti, però, sono ancora in fase di attuazione. Di conseguenza, non è ancora possibile valutarne pienamente gli effetti sulla riduzione dei tempi di attesa.
La Corte richiama quindi la necessità di rendere operative le misure previste, evitando che i ritardi amministrativi compromettano l'efficacia degli interventi. L'obiettivo è passare dalle disposizioni normative a un cambiamento concreto nell'organizzazione dei servizi e nella capacità delle strutture di rispondere alle richieste dei pazienti.
In questo percorso, un ruolo importante spetta anche alla collaborazione tra Governo e Regioni. Le difficoltà emerse nel confronto sui provvedimenti attuativi possono rallentare la riforma e rendere più complicato raggiungere risultati omogenei sul territorio nazionale.
Liste d’attesa, il nodo del monitoraggio tra Stato e Regioni
Per ridurre i tempi delle prestazioni è fondamentale sapere dove si concentrano i ritardi, quante richieste restano inevase e quali risorse vengono effettivamente impiegate. Eppure, secondo la Corte dei Conti, il monitoraggio nazionale delle liste d’attesa presenta ancora problemi.
Le informazioni trasmesse dalle amministrazioni regionali e dalle aziende sanitarie non sono sempre complete e uniformi. A questo si aggiungono differenze nei sistemi digitali utilizzati e difficoltà nel far dialogare le diverse piattaforme informatiche.
Questa frammentarietà rende più complesso costruire un quadro aggiornato e confrontabile della situazione italiana. Senza dati affidabili, diventa più difficile individuare le aree in cui intervenire con maggiore urgenza e verificare se le misure adottate stiano producendo benefici.
La Corte considera quindi prioritario rafforzare i controlli e rendere interoperabili i sistemi informativi, così da migliorare la trasparenza nell'utilizzo dei fondi e la valutazione dei risultati. Il monitoraggio non deve limitarsi a registrare le risorse spese, ma deve permettere di capire se i cittadini riescono davvero a ottenere visite ed esami in tempi adeguati.
Carenza di medici e specialisti, un ostacolo alle cure
Tra i problemi che limitano l'efficacia degli interventi c'è anche la carenza di personale sanitario, soprattutto nelle specializzazioni più difficili da reperire. In diversi contesti territoriali, la capacità delle strutture di aumentare il numero delle prestazioni è condizionata dalla mancanza di professionisti. Anche quando i finanziamenti sono disponibili, quindi, ospedali e servizi sanitari possono incontrare difficoltà nel garantire un'offerta adeguata alla domanda.
Il problema rischia di ridurre l'impatto delle misure pensate per smaltire le attese. Per aumentare il numero di visite, esami e prestazioni non basta finanziare nuovi interventi: occorrono medici, infermieri e specialisti in numero sufficiente, insieme a una programmazione più efficace delle attività.
Per la Corte dei Conti, diventa quindi essenziale rafforzare il personale e migliorare la capacità organizzativa delle strutture. La disponibilità di risorse umane deve procedere di pari passo con quella finanziaria, altrimenti il sistema non riuscirà a rispondere pienamente alle esigenze dei pazienti.
Come ridurre le liste d’attesa nella sanità italiana
La relazione richiama infine la necessità di accelerare l'applicazione delle misure introdotte dal decreto-legge n. 73 del 2024, che ha definito nuovi strumenti per intervenire sui tempi delle prestazioni sanitarie. Per ottenere risultati duraturi serviranno un monitoraggio nazionale più efficace, controlli puntuali sull'utilizzo dei finanziamenti e una maggiore capacità di programmare il fabbisogno assistenziale. Sarà inoltre necessario affrontare le carenze di personale e migliorare il coordinamento tra amministrazioni centrali e Regioni.
La sfida resta quella di trasformare gli stanziamenti in prestazioni effettivamente disponibili per i cittadini. Il giudizio sull'efficacia degli interventi, infatti, non può basarsi soltanto sulle risorse messe a disposizione o sulle norme approvate, ma deve considerare anche i tempi reali per accedere alle cure.
La riduzione delle liste d'attesa richiede dunque un cambiamento che coinvolga l'intero sistema sanitario: finanziamenti adeguati, personale sufficiente, organizzazione efficiente e dati affidabili. Solo attraverso questi interventi sarà possibile verificare se le misure adottate riusciranno a garantire un accesso più rapido ed equo alle prestazioni, indipendentemente dalla Regione in cui vive il paziente.
Lascia una risposta