Qualità dell’aria in Sicilia, dati allarmanti: Palermo e Ragusa tra le peggiori

Qualità dell’aria in Sicilia, dati allarmanti: Palermo e Ragusa tra le peggiori

Qualità dell’aria in Sicilia, dati allarmanti: Palermo e Ragusa tra le peggiori

La qualità dell’aria in Sicilia continua a destare forte preoccupazione. I dati più recenti, elaborati da Legambiente nel rapporto Mal’Aria 2026 sulla base delle rilevazioni delle Arpa regionali, delineano uno scenario fragile, con margini di miglioramento ancora troppo lenti.

Nonostante una riduzione progressiva dell’inquinamento atmosferico in Europa negli ultimi decenni, le emissioni restano uno dei principali rischi ambientali per la salute, con effetti diretti sulla qualità della vita e sull’aumento delle morti premature evitabili.

Inquinamento atmosferico e nuovi limiti UE: l’Italia sotto osservazione

L’Unione europea ha introdotto nel tempo standard sempre più restrittivi, avvicinando i limiti legali alle soglie raccomandate dall’Organizzazione mondiale della sanità. In questo contesto, l’Italia resta uno dei Paesi più esposti, tanto da aver accumulato quattro procedure di infrazione europee per il mancato rispetto delle norme.

Guardando al 2030, l’orizzonte si fa ancora più complesso: entreranno in vigore limiti più stringenti, che potrebbero portare a un aumento significativo delle città fuori norma, soprattutto nel Mezzogiorno.

PM10 in Sicilia: Palermo e Ragusa tra le città più critiche

Tra gli inquinanti più monitorati spicca il PM10, le polveri sottili con diametro inferiore ai dieci micron. Le fonti principali includono combustioni domestiche, traffico veicolare, attività industriali e agricole, oltre alla formazione di particolato secondario in atmosfera.

Nel 2025, Palermo e Ragusa hanno fatto registrare alcuni dei dati più preoccupanti a livello nazionale.

  • Palermo, centralina di zona Belgio: 89 superamenti del limite giornaliero (contro un massimo consentito di 35).

  • Ragusa, centralina Campo di atletica: 61 sforamenti, collocandosi subito dopo grandi città come Milano e Napoli.

Media annuale PM10: valori oltre la soglia in alcune centraline

Se si considera la media annuale (limite fissato a 40 µg/m³), nessuna città italiana ha superato formalmente il tetto nel 2025. Tuttavia, guardando alle singole centraline, emergono criticità:

  • Palermo ha registrato 42 µg/m³

  • Ragusa 37 µg/m³, superando Milano

Dal 2030 il limite medio scenderà a 20 µg/m³, rendendo oggi già fuori norma 55 città italiane, comprese Palermo, Ragusa, Catania e Siracusa.

PM2.5: polveri ultrafini e rischi per la salute

Altro fronte critico è quello del PM2.5, particelle quattro volte più piccole del PM10, capaci di penetrare in profondità nel sistema respiratorio e cardiovascolare.

Nel 2025 nessuna città ha superato l’attuale limite di 25 µg/m³, ma il problema si riproporrà con forza nel 2030, quando la soglia scenderà a 10 µg/m³.
Oggi 68 città italiane supererebbero già questo valore, tra cui:

  • Ragusa (16 µg/m³)

  • Palermo (12 µg/m³)

Biossido di azoto: Palermo e Catania tra le più esposte

Il biossido di azoto (NO²), prodotto principalmente dai motori e dai sistemi di combustione, rappresenta un ulteriore elemento di criticità. Nel 2025 nessun capoluogo ha superato i limiti vigenti, ma dal 2030 la soglia massima scenderà a 20 µg/m³.

Secondo le proiezioni, il 38% delle città non rispetterebbe il nuovo limite. Tra le più distanti dall’obiettivo figurano Palermo, Catania, Napoli e Milano, con riduzioni richieste fino al 47% delle emissioni attuali.

Mobilità privata e smog: in Sicilia tassi record

Un fattore strutturale che incide sulla qualità dell’aria è l’elevato ricorso all’auto privata. I dati Arpa Sicilia mostrano tassi di motorizzazione superiori alla media nazionale:

  • Catania: 815 veicoli ogni 1.000 abitanti

  • Messina: 694

  • Palermo: 648

Nonostante un lento rinnovamento del parco auto, l’indice di potenziale inquinante resta nettamente più alto rispetto al resto d’Italia.

Il caso Ragusa: il sindaco chiede cautela sui dati

Sul dato relativo a Ragusa interviene il sindaco Giuseppe Cassì, che invita a una lettura contestualizzata. La centralina che ha registrato gli sforamenti era collocata all’interno di un cantiere, durante i lavori di riqualificazione del campo di atletica, con inevitabile sollevamento di polveri. Un dato corretto dal punto di vista tecnico, ma potenzialmente alterato da condizioni temporanee.

Legambiente: “La qualità dell’aria va affrontata in modo strutturale”

Secondo Legambiente, la qualità dell’aria non può più essere gestita come un’emergenza. Servono politiche strutturali su trasporto pubblico, mobilità elettrica, efficientamento energetico, agricoltura sostenibile e riduzione delle fonti emissive più impattanti.

Senza un cambio di passo deciso, il rischio è che la Sicilia – e l’Italia – arrivino impreparate alle sfide ambientali del 2030.

Di Simone Olivelli

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