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In Sicilia non esiste un mercato dei prezzi sulla gestione rifiuti

In Sicilia non esiste un mercato dei prezzi sulla gestione rifiuti

In Sicilia non esiste un mercato dei prezzi sulla gestione rifiuti

Facendo un giro in uno dei mercati storici di Palermo, quello del Capo, e guardando tra i banchi dei vari rivenditori di frutta e verdura, saltano subito all’occhio i prezzi al chilo di alcuni prodotti, che si potrebbero definire beni di prima necessità. Ma qui non vogliamo parlare di pere o pomodori, che hanno subito incrementi medi del 20%. La vera novità che riguarda i prezzi è quella del costo dei rifiuti che, sulla base delle ultime tariffe applicate per il conferimento, si è attestato tra gli 0,38 e gli 0,45 euro al chilogrammo mentre le arance, ad esempio, sono pagate agli agrumicoltori una cifra variabile tra gli 0,27 e gli 0,30 euro al chilogrammo.

La mancanza di impianti e la conseguente cronica emergenza dell’Isola nella gestione dei rifiuti ha fatto lievitare i costi in Sicilia a tal punto da arrivare fino a 450 euro a tonnellata (picco massimo in caso di trasferimento all’estero) contro contro 97 della Sardegna e 160 del Lazio. Una situazione che sta mettendo in gravi difficoltà i bilanci dei Comuni siciliani tanto da spingere l’Anci, l’associazione che li rappresenta, a presentare un ricorso all’Antitrust per verificare se vi sia da parte di “Sicula Trasporti”, la società che gestisce l'impianto di trattamento meccanico-biologico di rifiuti a Lentini, un “abuso di posizione dominante”.

Abbiamo provato a capire se esiste un criterio che i privati sono tenuti a rispettare, ma nelle pagine del Piano rifiuti regionale non si trova un sistema idoneo a calmierare l’attuale prezzo di conferimento che pesa sia sulle casse dei Comuni sia sulle tasche dei cittadini e nessuna indicazione preventiva di quello che potrà essere il nuovo costo di conferimento ad attuazione del Piano.

“Il costo del conferimento – racconta al QdS il professore Aurelio Angelini, professore ordinario di sociologia dell'Ambiente e del Territorio presso l’Università Kore di Enna, nonché ex presidente della Commissione tecnica specialistica (Cts) della Regione - non è controllabile perché i prezzi li decidono i proprietari degli impianti. Non c’è mercato e quindi non c’è concorrenza. Non è mai esistita una gara d’appalto ma solo delle convenzioni, nonostante si tratti di un servizio pubblico locale. Nella logica dell’emergenzialismo, purtroppo, è diventata una cosa ordinaria non accedere al mercato. Questo significa impedire a soggetti che eventualmente notano una vivacità, a seguito delle libere gare che periodicamente si svolgono, siano stimolati a presentare offerte convenienti per la realizzazione di nuovi impianti. Inoltre alcuni dei gestori dei grandi impianti esistenti hanno la capacità di orientare la staticità del sistema per farlo rimanere nella situazione emergenziale, funzionale al proseguimento senza problemi della loro attività senza alcuna competizione di mercato”.

“I Comuni associati all’interno degli ambiti territoriali, inoltre, non facendo direttamente i piani - prosegue Angelini - non individuano la necessità di indire una gara per la realizzazione d’impianti di prossimità che dovrebbero essere, in un sistema efficiente, propri o appaltati con una gara pubblica. Si tratta di un comportamento che possiamo definire criminogeno perché non provvedere, consapevolmente, al dotarsi degli strumenti di pianificazione e d’impiantistica al fine di realizzare l’autosufficienza è contrario a qualsiasi logica anche perché, sulla base delle leggi vigenti, è obbligatorio. In una Regione articolata in 390 Comuni, è necessario che i sindaci, i consigli, le forze economiche e sociali e le associazioni, si confrontino, assumendo le scelte e le conseguenti responsabilità. L’obiettivo è quello di rendere efficiente e funzionante un sistema che, dalle Società d’Ambito alle S.R.R., in Sicilia non è mai decollato e che non è riuscito a dare a utenti e lavoratori risposte adeguate ed idonee in termini di efficienza, efficacia ed economicità del servizio”.

Dal 1996 a oggi in Sicilia il problema rifiuti è accompagnato dalla parola emergenza. “Smettiamola di pensare che l’emergenza sia frutto della fatalità – continua Angelini – perché alle spalle di tutto ciò c’è una sottrazione costante ai propri doveri, per negligenza o pigrizia o, ancor peggio, perché fa comodo a coloro che nel clima dell’emergenzialismo continuano a fare quello che vogliono sul tema rifiuti. Com’è noto, la gestione dei rifiuti in Sicilia è stata, negli ultimi tre decenni, connotata dalla straordinarietà e dalla successione di molteplici ordinanze contingibili e urgenti”.

La posizione dominante dei gestori degli impianti di trattamento e stoccaggio

“Le modalità attraverso cui è possibile risolvere le problematiche attuali ci sono - conclude Angelini - ma in Sicilia non vengono esercitati i poteri, i ruoli istituzionali. Delle 250 discariche che, fino al 2000-2001, i Comuni gestivano direttamente si è passati, attraverso a una forzosa operazione di chiusura delle strutture, alle poche concessioni che ha lasciato mano libera ad alcuni monopolisti. L’offerta oggi disponibile, a parte i pochi impianti pubblici, è oggetto di monopolio da parte dei privati e le tariffe attuali non sono prodotte da un destino cinico ma da un vero e proprio regime di monopolio che in Sicilia è stato costruito negli anni ’90 e 2000”.

Il Piano rifiuti regionale che verrà

Il cuore della nuova strategia regionale per la soluzione dell’atavico problema riguardante i rifiuti in Sicilia è scritta nell’atteso Piano rifiuti regionale e sarà quella di puntare “sulla raccolta differenziata, che però, oltre all’impegno dei cittadini e delle istituzioni locali, ha bisogno di impianti adeguati per le diverse categorie di rifiuti” anche perché il 10% della differenziata, come ad esempio il materiale contaminato, i tappi di bottiglia, le etichette e i cartoni unti da cibi, non può essere recuperato né riciclato. Altro obiettivo indicato dal Piano sarà quello del raggiungimento dell’autosufficienza impiantistica da parte di ogni provincia siciliana al fine di poter realizzare, si legge nel Rapporto preliminare ambientale, “una rete territoriale di impianti intermedi, collegati con le piattaforme prima e con i termovalorizzatori dopo, per chiudere il ciclo integrato dei rifiuti”.

Il cronoprogramma per il Piano regionale

Il Piano rifiuti della Regione Sicilia sembra quindi esistere e, dopo che l’assessorato ha risposto alle 18 controdeduzioni provenienti in gran parte dalle Srr e una di Legambiente al Rapporto preliminare ambientale predisposto a novembre, sarà redatto l’atto definitivo che si avvierà nel lungo e tortuoso cronoprogramma che prevede il parere della Cts, l’apprezzamento della giunta regionale, la procedura Vas, la Valutazione ambientale strategica, con un’altra consultazione pubblica, un parere motivato con decreto assessoriale di Vas, la redazione di atti dell’Autorità ambientale, i pareri della commissione Ambiente dell’Ars e dell’Ufficio legislativo della Regione, la trasmissione al Cga per un altro via libera e infine, dulcis in fundo, la delibera di giunta e il decreto finale del presidente della Regione. L’assessore Di Mauro, si dice nei corridoi della sede dell’Assessorato all’Energia in viale Campania, ritiene che l’iter possa essere completato al massimo entro il mese di luglio 2024, anche se le previsioni più concrete indicano come data possibile settembre-ottobre. Inoltre sembra chiaro che, per passare dalla teoria alla realtà, serviranno gli impianti, e non solo i due termovalorizzatori.

L’autonomia impiantista dei territori

Secondo il Piano, l’autonomia impiantistica dei vari territori sarà raggiunta attraverso la realizzazione d’impianti che si occupano di Tm, il Trattamento meccanico e Tmb, il Trattamento meccanico-biologico. Oggi in Sicilia sono attivi 8 Tmb, 5 pubblici e 3 privati, ma l’idea del Piano è costruirne altri 6 e modernizzare un paio di quelli aperti. La vera novità è rappresentata da un secondo tipo d’impianti intermedi, la bozza ne ipotizza da 9 a 12 in tutta l’Isola, in grado di convertire i rifiuti organici domestici e gli scarti agricoli in energia e si prevede che la Regione potrà anche aprire ai privati, attraverso bandi con precise condizioni come quella che gli impianti che producono biogas, godendo di contributi statali del Gse, dovranno essere funzionali anche alla riduzione delle tariffe.

I termovalorizzatori

Il primo sorgerà a Catania, molto probabilmente nella zona di Pantano d’Arci, il secondo, dopo aver abbandonato la vecchia ipotesi che lo voleva a Gela, sarà realizzato nel palermitano, s’ipotizza a Termini Imerese o Bellolampo ma sono allo studio anche altre ipotesi. I due termovalorizzatori gemelli saranno dotati di un’annessa discarica per lo smaltimento delle ceneri con capienza di 50 mila tonnellate l’anno, dato basato sulle proiezioni del conferimento.

L’export

Il 2023 è stato l’anno in cui i rifiuti hanno regolarmente varcato i confini dell’isola e dell’Italia per approdare in Olanda, Danimarca e Finlandia e il 2024, appena iniziato, ha visto la definizione di un decreto di export che riguarda il trasferimento in Catalogna, la comunità autonoma della Spagna che prevede di inviare fino a 9500 tonnellate entro il 17 dicembre prossimo. Oltre al danno la beffa, viene da pensare, anche perché l’operazione prevista sarà quella del recupero energetico, ossia dell’inserimento dei rifiuti negli inceneritori dei siti che li stanno accogliendo. Questo significa che, a seguito della mancanza degli impianti necessari per ottenere energia o biogas dai rifiuti, alla Sicilia è negata la possibilità di contribuire al processo di decarbonizzazione, quel cambio di paradigma che prevede la conversione a un sistema economico che riduca in modo sostenibile le emissioni nocive di anidride carbonica in ambito industriale e domestico fino alla sua privazione in futuro, traendone un vantaggio diretto.

Tra le armi a nostra disposizione per quella che non più una semplice battaglia ideologica ma una vera e propria guerra per la salvezza della terra, è sempre più importante ottenere energia elettrica green, quindi da fonti rinnovabili e biogas, un gas totalmente naturale, poiché ottenuto dalla fermentazione anaerobica di biomasse che possono avere diverse origini come la frazione organica dei rifiuti solidi urbani, gli scarti di lavorazione agricola e i reflui zootecnici. Il grande vantaggio è la possibilità di ri-utilizzare materiali di scarto dando loro valore economico, ambientale, sociale e creare occupazione. Le emissioni da biogas possono essere considerate “net zero”, in altre parole non è liberata nell’atmosfera nuova anidride carbonica rispetto a quella in precedenza assorbita dalle piante.

Renato Schifani commissario

È di ieri la notizia che il presidente della Regione, Renato Schifani, è stato nominato, con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, commissario straordinario per il completamento della rete impiantistica integrata del sistema di gestione dei rifiuti. L'incarico avrà una durata di due anni ed è prorogabile o rinnovabile. Tra gli obiettivi previsti “la riduzione dei movimenti di rifiuti e l'adozione di metodi e di tecnologie più idonee a garantire un alto grado di protezione dell'ambiente e della salute pubblica”, oltre alla realizzazione e localizzazione di nuovi impianti di termovalorizzazione.

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