Incendio Aci Sant’Antonio, paura per il rogo alla Sicil Oil: Arpa e Procura indagano

Incendio Aci Sant’Antonio, paura per il rogo alla Sicil Oil: Arpa e Procura indagano

Incendio Aci Sant’Antonio, paura per il rogo alla Sicil Oil: Arpa e Procura indagano

Sono ancora visibili i segni del devastante incendio ad Aci Sant’Antonio che, nella giornata di domenica, ha tenuto impegnati per quasi 24 ore numerosi vigili del fuoco della provincia di Catania. Dalle parti del Torchio, la zona che si trova a poche centinaia di metri dai confini territoriali con Aci Catena e Acireale e che prende il nome da un’antica pizzeria negli anni sostituita periodicamente da night club, nell’aria a tratti si sente ancora odore di bruciato.

Il cielo è però azzurro e limpido e, all’occhio meno attento, potrebbe sembrare che non sia accaduto nulla di particolare. E invece appena tre giorni fa, proprio qui, un devastante rogo è divampato all’interno di un deposito di oli esausti, trasformando l’area in uno scenario di fiamme, esplosioni e fumo. Per diverse ore le fiamme si sono alternate alle esplosioni, udibili anche a chilometri di distanza, dando vita a una gigantesca nube che, spinta dalle correnti d’aria, si è diretta verso il mare. In molti hanno sottolineato le conseguenze che si sarebbero potute verificare se proprio in quelle ore fosse arrivata la pioggia, con l’acqua a entrare in contatto con gli oli bollenti.

Spento il rogo, è iniziata la conta dei danni. L’incendio ha provocato la distruzione del deposito, ma anche quella di un vicino punto vendita di rivestimenti e arredo bagno. Le fiamme hanno inoltre lambito una rivendita di bevande e un’autorimessa.

Arpa, centraline e controlli sulla qualità dell’aria

“Il peggio fortunatamente è passato, adesso bisogna aspettare di avere i dati rilevati dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente”, dichiara al Quotidiano di Sicilia il primo cittadino di Aci Sant’Antonio, Quintino Rocca. L’Arpa, arrivata sul posto quando l’incendio era ancora in corso, ha installato alcune centraline per monitorare la qualità dell’aria. Gli strumenti sono rimasti in funzione fino alla giornata di ieri e adesso si attende il responso degli accertamenti per capire se nell’atmosfera siano rimaste sostanze pericolose per la salute. Dopo il rogo, l’Asp ha inoltre disposto in via precauzionale il divieto di consumo di prodotti agricoli provenienti da un’area compresa nel raggio di un chilometro dal luogo dell’incendio. Le famiglie alle quali era stato consigliato di non dormire in casa nella notte in cui il fuoco continuava a divampare sono rientrate nelle proprie abitazioni. Sul fronte giudiziario, invece, è al lavoro la Procura di Catania, che ha aperto un fascicolo per ricostruire quanto accaduto e verificare l’eventuale presenza di responsabilità, dolose o omissive.

L’impianto è di proprietà della Sicil Oil, azienda che da oltre un decennio opera nel territorio acese occupandosi della gestione di rifiuti di natura oleosa e di altri rifiuti, compresi quelli pericolosi.

Sicil Oil e la modifica delle autorizzazioni ambientali

L’incendio alla Sicil Oil arriva in un momento particolarmente delicato per l’azienda, che era in attesa del responso della Regione sulla proposta di modifica delle autorizzazioni ambientali.

La documentazione, dallo scorso autunno, è al vaglio della Commissione tecnica-specialistica, chiamata a valutare gli impatti delle attività di gestione dei rifiuti. “Il presente progetto prevede il potenziamento della capacità di stoccaggio dei rifiuti pericolosi a oggi autorizzata e la ridistribuzione dei settori adibiti al deposito delle diverse tipologie di rifiuto – si legge nella scheda di presentazione del fascicolo – In particolare riguardo ai rifiuti pericolosi si prevede che la capacità di stoccaggio passi dagli attuali 435 metri cubi a 531 metri cubi, con un aumento di circa il 20 per cento e la riorganizzazione dei vari settori di stoccaggio”.

Per quanto riguarda invece i rifiuti non pericolosi, il progetto prevede “la modifica del settore adibito allo stoccaggio degli oli vegetali e grassi animali e la riorganizzazione dei veri settori di stoccaggio”.

A firmare il progetto, in qualità di consulente della Sicil Oil, è l’ingegnere Mauro Verace. Sessantanove anni, Verace è un ex funzionario della Regione che nel 2017 fu coinvolto, nella veste di commissario ad acta nominato dal Tar nell’ambito del processo autorizzativo dell’impianto di proprietà di Cisma Ambiente, nel blitz Piramidi sugli affari nel mondo dei rifiuti degli imprenditori Paratore, ritenuti vicini alla famiglia del boss Maurizio Zuccaro, legato ai Santapaola-Ercolano. Il processo si trova ancora nella fase di primo grado.

L’indagine della Procura e il documento sugli incendi

L’istanza attualmente al vaglio della Cts prevede anche l’introduzione di 19 nuovi codici identificativi dei rifiuti tra quelli che la Sicil Oil vorrebbe trattare. Il devastante incendio potrebbe quindi avere conseguenze anche sull’iter autorizzativo, che dovrà necessariamente confrontarsi con gli accertamenti in corso e, soprattutto, con l’esito dell’indagine della Procura.

Tra gli ultimi documenti caricati sulla piattaforma regionale figura una risposta fornita dai vertici della Sicil Oil alle osservazioni presentate dal Comando provinciale dei vigili del fuoco. “Con riferimento alla nota del 17 ottobre 2025, con la quale si fa rilevare che, dal confronto tra le planimetrie progettuali e quelle di cui al progetto autorizzato emergono delle differenze in merito al lay–out distributivo, si rappresenta che all’esito del procedimento di verifica di assoggettabilità a Via, si procederà – si legge nella risposta risalente a giugno scorso – alla elaborazione del progetto di aggiornamento di prevenzione incendi conformemente a eventuali prescrizioni dettate dal dipartimento regionale dell’Ambiente”.

Ora l’attenzione è concentrata sugli accertamenti ambientali e giudiziari. Da una parte ci sono i dati delle centraline dell’Arpa, che dovranno chiarire gli eventuali effetti del rogo sulla qualità dell’aria; dall’altra il lavoro della Procura di Catania, chiamata a ricostruire dinamica e cause dell’incendio e a stabilire se vi siano responsabilità.

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