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L'esortazione del Papa: "In Usa tutelare i valori democratici"

L'esortazione del Papa: "In Usa tutelare i valori democratici"

L’esortazione del Papa: “In Usa tutelare i valori democratici”

AGI - "Esorto le autorità ed il popolo" degli Stati Uniti "a mantenere alto il senso di responsabilità affinché siano rasserenati gli animi e si tutelino i valori democratici e si promuova la riconciliazione nazionale". Lo ha detto Papa Francesco all'Angelus.

Bergoglio interviene per la seconda volta in poche ore sui fatti del Congresso e l'assalto al cuore delle istituzioni americane. Prima in una intervista, adesso con un intervento pubblico non formale ma semiufficiale, come sempre sono le riflessioni post Angelus domenicale che tradizionalmente i pontefici dedicano agli affari correnti.

Deve essere rimasto particolarmente toccato, il Papa, alla vista della scalata ai muri e dei piedi sulle scrivanie, dei leggii portati via come trofei e soprattutto di tutto quel sangue. "Cinque, sono morti", sottolinea con un tono di voce mesto. Poi, con intonazione più ferma: "la violenza è sempre autodistruttiva, sempre".

Chi lo avrebbe mai immaginato, che un giorno si sarebbe sentito un Vicario di Cristo fare appello ed esortare "le autorità e la popolazione a mantenere alto il senso di responsabilità" negli Stati Uniti d'America? Solitamente la scelta di questi vocaboli è riservata a paesi ben meno blasonati, dal punto di vista delle credenziali democratiche.

Per dire: di recente la Bielorussia agitata - anche lì - da elezioni presidenziali contestate. Eppure è proprio a Washington che bisogna "rasserenare gli animi e tutelare i valori democratici". Cioè laddove essi magari non furono inventati, ma hanno comunque trovato antico e fertile terreno per prosperare ed oggi, sottolinea Francesco, sono ben radicati.
Insomma, quella del Papa non è una facile e superficiale condanna di un sistema che si credeva forte ma si è dimostrato avere i piedi d'argilla, quanto piuttosto un invito a ritrovare se stesso, la propria natura originale, inclusiva e tollerante.

Non a caso la riflessione prosegue con un appello: "La Vergine immacolata patrona degli Stati Uniti d'America aiuti a tenere viva la cultura dell'incontro, la cultura della cura come via maestra per costruire insieme il bene comune". Ecco, è una questione di radici, che mai come in America sono giudaico-cristiane. Forte l'impronta veterotestamentaria, nella cultura alta come in quella popolare, ma altrettanto forte quella neotestamentaria. E il principale gruppo religioso del Paese, non si scordi, è quello che fa riferimento proprio alla Chiesa di Francesco, seppur tra molti distinguo e non pochi mugugni.

Tra dieci giorni poi, quando tutti si augurano sarà stata ritrovata la serenità, su quella stessa scalinata del Congresso giurerà da Presidente un cattolico come Joe Biden, il secondo nella storia del suo paese. Certo, molte sono le cose su cui il disaccordo con il Vaticano è acclarato, ad iniziare dall'interruzione volontaria della gravidanza. Ma anche un campione di molti pro-lifer, com'era Trump, a riguardo non ha fatto poi molto per venire incontro alle istanze antiabortiste. In più Biden promette maggiore inclusività, e sarà difficile che ceda alla tentazione di fare degli immigrati l'obiettivo di una campagna di discriminazione, o peggio.

Sarà per un caso, ma sempre oggi Francesco è tornato a ricordare gli anni passati da Cristo come rifugiato in Egitto, e poi quelli spesi nell'ambito della famiglia ad imparare "nella quotidianità" il mestiere di carpentiere, attendendo il momento della chiamata. La quotidianità che permette al bene di irrobustirsi: come quella che Alexis de Tocqueville osservava, esaltandola, nella sua "Democrazia in America".

Uno stile di vita per cui il giureconsulto in fuga dalla soffocante Francia orleanista bussava alla porta di una log cabin sperduta nell'isolamento e trovava un esemplare di Homo Americanus intento a leggere. "Nessun Paese al mondo ha meno scienziati e più gente istruita", commentava. E' l'essenza della democrazia, quella che non ha bisogno di Twitter.

 

Eloisa Bucolo

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