Il numero degli sbarchi sulle coste italiane diminuisce, ma il bilancio delle vittime continua ad aggravarsi. I dati diffusi dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e dal Ministero dell’Interno offrono una fotografia complessa del fenomeno dei migranti nel Mediterraneo, dove al calo degli arrivi si accompagna un aumento delle tragedie in mare.
Negli ultimi due anni il Mediterraneo centrale è stato segnato da condizioni climatiche eccezionali. Tra il 2024 e il 2025 si sono registrati mesi con temperature record e lunghi periodi di mare calmo, fattori che hanno favorito le partenze dei barconi diretti verso l’Italia. Uno scenario diverso rispetto al 2026, caratterizzato invece da condizioni meteo più instabili e pericolose.
Sbarchi in calo nel 2026
Secondo i dati aggiornati al 12 maggio dal Viminale, dall’inizio dell’anno sono arrivate in Italia 8.864 persone migranti. Nello stesso periodo del 2025 gli sbarchi erano stati oltre 19 mila, mentre nel 2024 avevano superato quota 18 mila.
Il dato del 2026 appare quindi in netta diminuzione, ma secondo gli osservatori il confronto con gli anni precedenti va letto anche alla luce delle condizioni del mare. Il Mediterraneo particolarmente calmo registrato tra il 2024 e il 2025 aveva infatti favorito un numero maggiore di traversate, anche nei mesi invernali.
Mediterraneo centrale, oltre 800 morti in pochi mesi
Il dato più drammatico riguarda però le vittime della rotta migratoria. Dal primo gennaio al 10 maggio 2026, secondo l’Oim, sono morte o risultano disperse 821 persone nel Mediterraneo centrale. Un numero che conferma come il Mediterraneo centrale continui a essere una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. Molti dei migranti risultano inghiottiti dal mare dopo viaggi affrontati su imbarcazioni precarie e sovraccariche.
Tra gli episodi più gravi c’è quello legato al ciclone Harry, che avrebbe provocato almeno 375 vittime. Otto imbarcazioni sarebbero finite nella tempesta mentre cercavano di raggiungere le coste italiane. Il ciclone colpì in particolare la fascia ionica della Sicilia, la Calabria e le isole minori del Sud, comprese Lampedusa e Linosa.
Cambiamenti climatici e traffico di migranti
Secondo gli analisti, i cambiamenti climatici nel Mediterraneo stanno incidendo sempre di più anche sulle rotte migratorie. Eventi meteorologici estremi, mareggiate improvvise e cicloni rendono i viaggi ancora più rischiosi, soprattutto per chi affronta la traversata su gommoni di fortuna.
Nonostante il calo degli sbarchi, il traffico di esseri umani continua infatti a essere attivo. Le partenze dalla Libia risultano diminuite del 38%, mentre dalla Tunisia il calo si attesta attorno al 17%. A incidere sarebbero anche fattori logistici e organizzativi delle reti criminali, oltre agli accordi politici nei Paesi di partenza e transito.
Lampedusa senza sbarchi da giorni
Negli ultimi giorni a Lampedusa non si sono registrati nuovi sbarchi. Una situazione che potrebbe essere collegata proprio alle condizioni meteo avverse nel Canale di Sicilia. L’ultimo approdo risale al 9 maggio, mentre il giorno precedente erano arrivate 134 persone. Un dato molto diverso rispetto allo stesso periodo del 2025, quando in quattro giorni erano sbarcati oltre mille migranti.
Gli esperti sottolineano però che l’assenza temporanea di arrivi non coincide necessariamente con uno stop delle partenze. Molti episodi potrebbero infatti trasformarsi nei cosiddetti “naufragi fantasma”, tragedie che avvengono lontano dalle rotte monitorate e delle quali spesso non resta alcuna traccia ufficiale.
di Mauro Seminara
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