Fondi europei coesione: l'Italia sprofonda nel ranking UE

Fondi europei coesione: l'Italia sprofonda nel ranking UE

Fondi europei coesione: l’Italia sprofonda nel ranking UE

I fondi europei per la coesione non stanno riducendo i divari regionali in Italia. Nonostante i diversi cicli di investimento, le regioni classificate come "meno sviluppate" decenni fa continuano a esserlo ancora oggi — in una posizione che si è addirittura aggravata. È quanto emerge dai dati Eurostat sul PIL pro capite regionale, parametro chiave con cui Bruxelles distribuisce le risorse della politica di coesione europea.

Come funziona la distribuzione dei fondi europei di coesione

La cosiddetta "formula di Berlino" è il criterio adottato dall'Unione europea per distribuire i fondi di coesione in modo inversamente proporzionale alla ricchezza prodotta. L'obiettivo è livellare le condizioni di sviluppo tra le regioni europee, superare i gap territoriali e ridurre i divari economici. Nel caso italiano, le diseguaglianze croniche da colmare sono quelle tra Centro-Nord e Mezzogiorno.

Le regioni vengono suddivise in tre categorie in base al PIL pro capite rispetto alla media UE:

  • "Meno sviluppate": PIL pro capite inferiore al 75% della media europea → dotazione economica maggiore
  • "In transizione": PIL pro capite tra il 75% e il 100% → risorse intermedie
  • "Più sviluppate": PIL pro capite superiore al 100% → risorse minori

Ciclo 2014-2020: 93 miliardi spesi, divari invariati

Nel ciclo di programmazione 2014-2020, l'Italia ha beneficiato di circa 93,4 miliardi di euro tra finanziamento europeo, cofinanziamento nazionale e risorse per il contrasto alla pandemia. In quel contesto, le regioni "meno sviluppate" erano cinque — Basilicata, Campania, Puglia, Sicilia e Calabria — mentre Sardegna, Molise e Abruzzo erano classificate "in transizione".

Il risultato? I fondi europei di coesione non hanno né appianato i gap territoriali né reso stabile la crescita economica. Nel ciclo successivo 2021-2027, calcolato sul PIL pro capite del triennio 2014-2016, la classifica delle regioni italiane ha subito un terremoto al ribasso:

  • Sardegna e Molise sono retrocesse da "in transizione" a "meno sviluppate", portando da cinque a sette le regioni nella categoria più povera
  • Marche e Umbria hanno perso lo status di regioni "più sviluppate"
  • Liguria, Toscana, Friuli Venezia Giulia e Piemonte si avvicinano pericolosamente alla soglia minima del 100%, rischiando la retrocessione

Italia in caduta nel ranking europeo: -10,3 punti di PIL pro capite

Il dato più allarmante riguarda la perdita di competitività dell'Italia nel confronto europeo. Nel passaggio dal ciclo 2014-2020 a quello 2021-2027, il PIL pro capite italiano ha perso circa 10,3 punti percentuali nel ranking UE. Un crollo senza paragoni rispetto agli altri grandi Paesi membri:

  • Francia: -2,3 punti
  • Belgio: +2 punti
  • Germania: +7,3 punti

Dietro questo dato, oltre ai fattori contingenti come la crisi del 2008 e l'allargamento dell'UE a nuovi Paesi membri, emergono deficit strutturali di progettazione e di spesa pubblica, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno.

Programma 2021-2027: 135 miliardi a rischio flop

Al 31 agosto 2025, le risorse disponibili per l'Italia nel programma di coesione 2021-2027 — tra fondi UE, FSC e risorse nazionali complementari — ammontano a oltre 135 miliardi di euro. Anche in questo ciclo, tuttavia, i segnali di avanzamento nella riduzione dei divari regionali sono scarsi.

Tra i piani della Commissione europea per il prossimo segmento finanziario 2028-2034 ci sarebbe il superamento della tripartizione delle regioni, puntando su una distribuzione basata su Piani nazionali e regionali — sul modello del PNRR — pur garantendo un importo minimo alle regioni meno sviluppate.

Verso il 2028-2034: il quadro dei fondi europei di coesione è già peggiorato

Se la distribuzione venisse effettuata oggi, calcolando il PIL pro capite sul triennio 2022-2024, il quadro italiano sarebbe già peggiore rispetto all'avvio del programma in corso:

  • Le regioni "meno sviluppate" lo sono ancora (la sola Basilicata si avvicina alla soglia del 75%)
  • Tutte e tre le regioni "in transizione" hanno perso punti nel ranking UE nell'ultimo decennio: Marche -1,4, Umbria -0,7, Abruzzo -1
  • Le regioni "più sviluppate" in caduta verso il requisito minimo del 100% hanno ulteriormente assottigliato il margine di sicurezza

Se l'obiettivo dei fondi europei di coesione è uniformare le condizioni di crescita di tutti i territori, i dati attuali mostrano come, almeno in Italia, quel progetto si stia allontanando dal suo coronamento.

 

Di Gioacchino D'Amico

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