Il 2025 si chiude con un quadro economico articolato per le famiglie italiane e, in particolare, per quelle siciliane. I dati definitivi sui prezzi al consumo diffusi dall’Istat per il mese di dicembre raccontano di un’inflazione ormai lontana dai picchi più critici, ma ancora capace di incidere sul potere d’acquisto, soprattutto sui beni di uso quotidiano. Il punto di partenza è Palermo, cuore economico dell’Isola.
Inflazione a Palermo: i dati Istat di dicembre 2025
Secondo le rilevazioni ufficiali, a Palermo l’indice dei prezzi al consumo (Nic) nel mese di dicembre registra una lieve flessione congiunturale (-0,1%), dopo il -0,3% di novembre. Su base annua, però, l’inflazione sale al +1,3%, in aumento rispetto al +1,0% del mese precedente.
Il dato del capoluogo siciliano si colloca leggermente sopra la media nazionale, ferma al +1,2%, confermando una pressione sui prezzi ancora presente, seppur moderata.
Prezzi in aumento a Palermo: il divario tra beni e servizi
Analizzando nel dettaglio le singole componenti, emerge una differenza marcata tra beni e servizi. I beni registrano una crescita annua contenuta (+0,5%), mentre i servizi accelerano in modo più deciso, arrivando al +2,7%.
Anche l’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, si attesta al +1,9%. Ancora più significativo il dato sui prodotti ad alta frequenza d’acquisto – alimentari, prodotti per la casa e per l’igiene personale – che segnano un aumento del +2,4% su base annua. È qui che si concentra l’impatto maggiore sui bilanci familiari.
Inflazione in Sicilia: confronto con il Sud Italia
Allargando lo sguardo all’intero territorio regionale, la Sicilia mostra una dinamica dei prezzi più contenuta rispetto ad altre aree del Mezzogiorno. A dicembre 2025 l’inflazione regionale si ferma al +1,1%, sotto la media nazionale e nettamente inferiore al dato medio del Sud (+1,5%).
Nel dettaglio:
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Catania è allineata alla media italiana con un +1,2%;
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Messina registra un +1,0%.
Il confronto con altre regioni meridionali evidenzia un divario significativo: Calabria (+2,1%), Puglia (+2%) e Campania (+1,5%) mostrano aumenti più marcati.
Trasporti e alimentari: le voci che spingono l’inflazione
Tra i fattori che hanno inciso sull’andamento dei prezzi a dicembre spiccano i servizi legati ai trasporti, passati da +0,9% a +2,6% su base annua. In una regione insulare come la Sicilia, questo incremento ha un peso ancora maggiore.
Particolarmente rilevante il trasporto aereo passeggeri, che registra un +3,0% annuo e un balzo mensile del +32,5% a dicembre, complice l’aumento della domanda durante le festività.
Sul fronte alimentare, il carrello della spesa continua a crescere: gli alimentari non lavorati accelerano al +2,3%, mentre quelli lavorati salgono al +2,2%. Gli aumenti interessano soprattutto i vegetali freschi, mentre la frutta registra un lieve calo.
Inflazione in Italia: il confronto tra città
A livello nazionale, il Nord-Ovest resta l’area meno colpita dall’inflazione (+0,9%), seguito da Nord-Est e Sicilia (+1,1%). Le città con i rincari più elevati sono Bolzano, Napoli e Reggio Calabria, tutte al +1,8%.
Palermo, con il suo +1,3%, si posiziona in una fascia intermedia, sopra Roma (+1,2%) e Milano (+1,0%), ma lontana dai valori più critici. Curiosi i casi di Campobasso, in lieve deflazione (-0,1%), e Aosta (+0,5%).
Il 2025 si chiude così con un’inflazione media annua dell’1,5%, in aumento rispetto al +1,0% del 2024, confermando una pressione sui prezzi ancora presente, soprattutto per le spese essenziali.
Di Michele Giuliano
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