Petrolio vicino ai 100 dollari, nuova escalation tra Usa e Iran: cresce il rischio per le forniture

Petrolio vicino ai 100 dollari, nuova escalation tra Usa e Iran: cresce il rischio per le forniture

Petrolio vicino ai 100 dollari, nuova escalation tra Usa e Iran: cresce il rischio per le forniture

Il prezzo del petrolio torna a correre e si avvicina alla soglia psicologica dei 100 dollari al barile, mentre la nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran alimenta i timori di una crisi delle forniture energetiche. A preoccupare i mercati non è soltanto l'intensificarsi degli attacchi, ma soprattutto il rischio che il conflitto finisca per coinvolgere in modo ancora più diretto le rotte commerciali del Golfo e lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto del greggio.

Nelle prime contrattazioni di oggi, mercoledì 9 settembre, il Brent si è portato in area 99 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (Wti) ha superato i 94 dollari. Il rialzo arriva dopo quattro sedute consecutive di crescita e riflette il nuovo premio al rischio incorporato dagli operatori di mercato.

Petrolio, Brent vicino ai 100 dollari

Il Brent, riferimento internazionale per il mercato petrolifero e particolarmente seguito in Europa, ha raggiunto nelle prime ore della giornata quota 99,49 dollari al barile, con un incremento dell'1,6%. Il Wti statunitense è salito invece a 94,63 dollari, guadagnando l'1,72%. Si tratta di livelli che riportano il petrolio sui massimi delle ultime settimane. Secondo le rilevazioni di mercato, il Brent ha guadagnato circa un quarto rispetto ai livelli di inizio agosto, mentre il Wti continua a risentire delle crescenti preoccupazioni sull'offerta.

La dinamica è strettamente legata agli sviluppi militari. Gli operatori temono infatti che un ulteriore allargamento del conflitto possa rendere ancora più difficile il transito delle navi commerciali e delle petroliere attraverso il Golfo Persico.

Iran, attaccata una base Usa in Giordania

Nella notte l'Iran ha reagito agli attacchi statunitensi contro cinque petroliere iraniane. I Pasdaran hanno annunciato di aver lanciato missili balistici contro una base utilizzata dalle forze Usa in Giordania, nei pressi di Al Azraq. Secondo le autorità giordane, sono stati intercettati 18 dei 20 missili lanciati contro il territorio del Paese, mentre gli altri due sono caduti in zone non popolate. Non sono state segnalate vittime.

L'attacco rappresenta una nuova e significativa escalation nella guerra tra Washington e Teheran, arrivata dopo mesi di tensioni e dopo una relativa fase di calma.

La minaccia alle petroliere nel Golfo

Il fronte più delicato per i mercati energetici resta però quello marittimo. La Guardia rivoluzionaria iraniana ha affermato di aver attaccato dieci navi nello Stretto di Hormuz, tra cui due imbarcazioni statunitensi e otto petroliere. Teheran ha inoltre minacciato le petroliere presenti nelle aree portuali di Kuwait e Bahrain, invitando gli equipaggi ad abbandonare le imbarcazioni. Una minaccia che aumenta ulteriormente l'incertezza sul traffico commerciale in una zona strategica per il mercato mondiale dell'energia.

Lo Stretto di Hormuz è infatti un passaggio fondamentale per le esportazioni di petrolio e gas del Golfo. Prima dell'attuale conflitto vi transitava circa un quinto del petrolio mondiale, motivo per cui ogni rischio di blocco o forte rallentamento delle rotte si riflette immediatamente sulle quotazioni internazionali.

Gli Stati Uniti distruggono cinque petroliere iraniane

A innescare l'ultima escalation è stata l'azione militare americana contro cinque petroliere iraniane. Secondo il Comando centrale degli Stati Uniti, le navi sono state colpite dopo che l'Iran aveva tentato di attaccare una nave da guerra americana con missili balistici. Le forze statunitensi hanno sostenuto di aver ordinato agli equipaggi di abbandonare le imbarcazioni prima degli attacchi. La risposta iraniana è arrivata poche ore dopo con il lancio di missili contro le posizioni americane in Giordania e con nuove azioni contro il traffico marittimo.

Il timore dei mercati è ora che la spirale di ritorsioni coinvolga direttamente le infrastrutture energetiche e le rotte commerciali del Golfo. Uno scenario che potrebbe spingere il Brent oltre i 100 dollari e aumentare ulteriormente la pressione sui prezzi dell'energia.

Energia, mercati in allerta

Per gli operatori il problema non riguarda soltanto la quantità di petrolio disponibile, ma anche la possibilità di trasportarlo in sicurezza. L'aumento dei rischi per le petroliere comporta infatti maggiori costi assicurativi, rotte più lunghe e la possibilità di interruzioni nelle consegne. A questo si aggiungono i recenti attacchi degli Houthi contro infrastrutture energetiche dell'Arabia Saudita, che hanno contribuito ad aumentare le preoccupazioni sull'offerta globale.

Il mercato guarda quindi con particolare attenzione alle prossime mosse di Washington e Teheran. Ogni ulteriore escalation potrebbe tradursi in un nuovo rialzo del petrolio, con conseguenze a cascata sui carburanti, sui costi di trasporto e, più in generale, sull'inflazione.

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