Pnrr: in Sicilia solo il 12,6% dei fondi speso e la scadenza al 31 agosto è sempre più vicina

Pnrr: in Sicilia solo il 12,6% dei fondi speso e la scadenza al 31 agosto è sempre più vicina

Pnrr: in Sicilia solo il 12,6% dei fondi speso e la scadenza al 31 agosto è sempre più vicina

Quello che sembrava inevitabile sta prendendo forma con contorni sempre più nitidi. I dati aggiornati al 1° marzo 2026 del monitoraggio elaborato dal Centro studi di Camera e Senato fotografano uno stato di attuazione del PNRR costellato di ritardi, con la scadenza degli obiettivi fissata al 31 agosto 2026 ormai alle porte.

A livello nazionale, risultano completati interventi per appena il 18,4% dei fondi: 30,7 miliardi spesi su 167 miliardi complessivamente disponibili. Dal punto di vista operativo, il 60,7% dei cantieri è stato ultimato — circa 384mila su 632mila — ma il dato finanziario è ben più sconfortante: oltre l'81% delle risorse è ancora nei cassetti o riferito a interventi in corso.

PNRR Sicilia: solo il 12,6% dei fondi speso, terzultima in Italia

Il quadro peggiora ulteriormente scendendo al livello territoriale. La Sicilia si colloca tra le regioni con i risultati più bassi: all'1° marzo risultano completati progetti per il 12,6% dei fondi disponibili, pari a una spesa di 1,6 miliardi su un plafond di 12,7 miliardi di euro. Fanno peggio solo Molise (12,3%) e Liguria (7,9%), entrambe però con dotazioni finanziarie molto inferiori rispetto all'Isola.

La classifica nazionale: nessuna regione supera il 35%

Il problema dei ritardi non riguarda solo il Sud. Anche le regioni tradizionalmente più efficienti faticano. La migliore è il Trentino Alto Adige con il 34,2% di avanzamento, ma con risorse molto più contenute (2,8 miliardi). Seguono la Lombardia al 29,8% — con 6,3 miliardi spesi su 21,3 disponibili — e l'Emilia-Romagna al 28,2%. Il Veneto supera di poco il 25%. Numeri che, pur distanziando nettamente le performance siciliane, rimangono insufficienti rispetto agli obiettivi concordati con Bruxelles.

Scadenza al 31 agosto 2026: il decreto d'urgenza per accelerare i progetti

Il termine più critico si avvicina rapidamente. Entro il 31 agosto 2026 dovranno essere portati a termine tutti i traguardi e gli obiettivi del Piano, indipendentemente dalla rendicontazione delle spese. Entro il 30 settembre andranno presentate le ultime richieste di pagamento, con la Commissione europea che potrà erogare gli importi non oltre il 31 dicembre.

Per tentare di recuperare il terreno perduto, il Governo ha varato il decreto legge del 19 febbraio 2026 — già convertito alla Camera — con misure urgenti per accelerare gli investimenti e snellire le procedure. Il decreto si inserisce nel quadro della rimodulazione approvata il 27 novembre 2025, che ha però comportato principalmente una revisione al ribasso del programma, con traguardi soppressi o slittati nelle ultime rate del Piano.

Il costo degli interessi: 64 miliardi da pagare fino al 2058

A rendere ancora più pesante il quadro c'è la questione del debito. I 122,6 miliardi ricevuti dall'Europa a titolo di prestito non sono gratuiti: dal settembre 2022 l'Italia paga interessi, e i tassi europei nel frattempo non hanno fatto che crescere. Secondo le stime del Quotidiano di Sicilia, fino al 2058 — data entro cui andrà rimborsato il prestito — l'Italia dovrà versare circa 64 miliardi di euro solo di interessi. Sommando capitale e interessi, il costo totale da restituire a Bruxelles sale a 187 miliardi di euro.

Un conto salatissimo che si fa ancora più pesante considerando che i progetti ritardano, la crescita economica attesa dal Piano stenta a materializzarsi e il rischio concreto è che i benefici del PNRR non riescano a compensare il costo dei finanziamenti ricevuti.

 

di Gioacchino D'Amico

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