L’Assemblea regionale siciliana si prepara a tornare in Aula con un arretrato che racconta, più di molte dichiarazioni politiche, quanto sia complesso il rapporto tra Parlamento e Governo regionale. Martedì 8 settembre Sala d’Ercole sarà impegnata nell’attività ispettiva sulla rubrica Agricoltura, appuntamento già previsto per l’11 agosto e rinviato per l’indisponibilità dell’assessore Luca Sammartino.
La parentesi dedicata alle interrogazioni arriva mentre l’attività legislativa attende di entrare nel vivo con la variazione di bilancio e, successivamente, con la legge di stabilità. Ma proprio l’attività ispettiva rappresenta uno dei terreni sui quali l’Ars deve fare i conti con un arretrato particolarmente consistente: in questa legislatura, infatti, alcune interrogazioni hanno atteso anche due anni prima di ottenere una risposta orale.
Ars, è record di interrogazioni parlamentari
A fotografare le dimensioni del fenomeno era stato il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio dello scorso 29 luglio.
A quella data, nella XVIII legislatura risultavano 3.633 interrogazioni parlamentari depositate, ma soltanto 1.002 erano state concluse, quindi meno di un terzo del totale. Il confronto con la XVII legislatura evidenzia ulteriormente la crescita del fenomeno: nello stesso periodo di riferimento le interrogazioni erano state 2.327, con 717 concluse. Nel frattempo, però, il numero è ulteriormente aumentato. Secondo i dati caricati negli uffici dell’Ars, le interrogazioni hanno già superato quota 4 mila.
Il dato pone quindi una questione non soltanto quantitativa, ma anche politica: se lo strumento serve ai deputati per chiedere conto dell'operato del Governo regionale, cosa accade quando le risposte arrivano molto tempo dopo la presentazione delle interrogazioni?
Un'attività ispettiva sempre più ingolfata
Il meccanismo dell’attività ispettiva dell’Ars sembra dunque avere bisogno di una riflessione. Da una parte c’è la quantità crescente di interrogazioni depositate, dall’altra la difficoltà a smaltirle in tempi compatibili con le esigenze del Parlamento. Una risposta fornita dopo uno o due anni rischia inevitabilmente di perdere parte della propria efficacia politica. Le questioni sollevate dai deputati possono infatti essere superate dagli eventi o, peggio ancora, rimanere senza una risposta quando ormai il problema denunciato non è più al centro dell’attenzione pubblica. I numeri relativi ai singoli parlamentari, inoltre, raccontano un’altra dinamica interessante: maggioranza e opposizione utilizzano in modo molto diverso lo strumento delle interrogazioni.
I deputati di maggioranza interrogano poco il Governo
Fino alla fine di luglio, i deputati della maggioranza avevano depositato circa il 10% delle oltre 3.600 interrogazioni registrate dall'inizio della legislatura. Un dato che, considerando l'ulteriore crescita registrata nelle settimane successive, appare ancora più significativo.
Tra i parlamentari di maggioranza, tuttavia, c’è chi fa eccezione. Il più attivo risulta essere il leghista Vincenzo Figuccia, con 72 interrogazioni. Alle sue spalle c’è l’autonomista Giuseppe Carta, presidente della Commissione Ambiente, territorio e mobilità, con 60 atti depositati a prima firma.
È soprattutto il gruppo Mpa a distinguersi nell'utilizzo dello strumento ispettivo. Gli autonomisti hanno presentato complessivamente 118 interrogazioni. Dopo Carta, il più attivo è Santo Primavera, che, dal suo insediamento nel gennaio dello scorso anno, ha già depositato 27 interrogazioni.
La Vardera da solo firma 1.110 interrogazioni
Il quadro cambia radicalmente guardando all’opposizione. Nei dati disponibili agli uffici dell’Ars al 26 agosto 2026 risultano 3.705 interrogazioni presentate dai gruppi di opposizione.
A dominare la classifica è il leader di Controcorrente Ismaele La Vardera, che da solo ha firmato ben 1.110 interrogazioni parlamentari. Un numero impressionante, pari a quasi un terzo dell'intera attività ispettiva riconducibile ai gruppi di opposizione.
Dietro di lui si collocano la vice capogruppo del Movimento 5 Stelle Roberta Schillaci, con 526 interrogazioni, e il vice capogruppo del Pd Mario Giambona, con 378. Segue il deputato dem Fabio Venezia, con 244 interrogazioni, al quale si aggiunge però una consistente attività parlamentare composta da mozioni, ordini del giorno e altri atti. Il dato di La Vardera è quindi nettamente distante da quello degli altri deputati e mostra quanto possa incidere l’attività di un singolo parlamentare sul totale delle interrogazioni depositate.
Cracolici, il veterano con appena 19 interrogazioni
All’estremo opposto della classifica c’è invece Antonello Cracolici, presidente della Commissione Antimafia e uno dei parlamentari con maggiore esperienza all’Ars. Il deputato del Partito Democratico ha depositato appena 19 interrogazioni, il numero più basso tra gli esponenti dell’opposizione presi in considerazione. Un dato ancora più curioso se confrontato con quello di La Vardera: tra i due ci sono 1.091 interrogazioni di differenza.
La distanza racconta anche due modi profondamente diversi di intendere l’attività parlamentare. Da una parte il veterano dell’Ars, che ha costruito gran parte della propria esperienza attraverso il lavoro nelle commissioni e negli altri strumenti legislativi; dall’altra un deputato che ha fatto dell’attività ispettiva uno dei principali strumenti della propria azione politica. Una contrapposizione che assume anche un significato politico, considerando che Cracolici ha manifestato la propria disponibilità alla candidatura alla Presidenza della Regione Siciliana, mentre La Vardera è attualmente l’unico candidato ufficiale.
Resta però la questione centrale: con oltre 4 mila interrogazioni depositate, quante riusciranno davvero ad arrivare a una conclusione? E soprattutto, quante riceveranno una risposta quando questa sarà ancora utile a comprendere e affrontare i problemi sollevati dai deputati?
di Mauro Seminara
Lascia una risposta