Nei pronto soccorso della Sicilia oggi si muore più che in passato, nonostante il miglioramento delle competenze cliniche e l’impegno del personale sanitario. A determinare l’aumento dei decessi non è una riduzione dell’assistenza, ma il progressivo collasso del sistema di emergenza-urgenza, diventato il punto di raccolta di tutte le fragilità della sanità pubblica e del welfare territoriale.
I dati sui decessi nei pronto soccorso in Sicilia, confrontati con il periodo pre-Covid, delineano un quadro allarmante: in molte strutture l’incremento oscillerebbe tra il 200% e il 300%. Prima del 2020 si registravano mediamente 50–60 morti l’anno per presidio, oggi si arriva a 150–200 decessi annui, con punte ancora più elevate nei grandi centri urbani.
Il report regionale sui pronto soccorso siciliani
A certificare questa situazione è un report di circa 40 pagine, commissionato dalla Regione Siciliana nel settembre 2024 a un pool di esperti medici. All’epoca l’assessorato alla Salute era guidato da Giovanna Volo, poi sostituita nel gennaio 2025 da Daniela Faraoni.
Il documento esclude responsabilità legate al singolo errore medico e individua invece un malfunzionamento strutturale, aggravato anche dai tagli alla sanità pubblica. Il vero nodo critico sarebbe il rapporto squilibrato tra accessi in pronto soccorso e posti letto disponibili nei reparti, un imbuto che paralizza l’intero sistema.
Pronto soccorso sovraccarichi e fenomeno del “boarding”
I 67 pronto soccorso siciliani si sono trasformati negli anni in reparti multidisciplinari di fatto, dove i pazienti restano anche per giorni in attesa di un ricovero. È il cosiddetto “boarding”, una permanenza prolungata in pronto soccorso che in Sicilia può superare i cinque giorni.
Secondo le segnalazioni raccolte da Codacons e Codacons Medici, pazienti in codice verde e giallo resterebbero per ore – talvolta per un’intera notte – in attesa di visita, in condizioni che potrebbero configurare una violazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea).
Il risultato è che circa il 30% dei letti di emergenza è occupato stabilmente da pazienti che dovrebbero essere ricoverati altrove. Di conseguenza, un terzo del personale sanitario è assorbito da ricoveri impropri, sottraendo risorse all’attività di emergenza e urgenza. I tempi di attesa si allungano, il rischio clinico aumenta e cresce anche il numero dei decessi.
Ispezioni richieste e pressioni sull’Assessorato alla Salute
Le associazioni dei consumatori hanno annunciato una richiesta formale al Ministero della Salute per l’attivazione di un accesso ispettivo straordinario, con l’obiettivo di verificare tempi di attesa, dotazioni organiche e condizioni operative dei pronto soccorso siciliani.
Nel mirino anche l’Assessorato regionale alla Salute, chiamato ad adottare misure urgenti: potenziamento del personale, riorganizzazione dei flussi e incremento delle postazioni di Osservazione Breve Intensiva (Obi).
La relazione interna mai resa pubblica
Per comprendere l’attuale emergenza basterebbe analizzare una relazione tecnica depositata nel dicembre 2024 all’assessorato alla Salute. Un documento interno, mai pubblicato, redatto da una commissione di esperti nominata pochi mesi prima.
La commissione nasce dopo un episodio simbolo del collasso del sistema: all’ospedale “Barone Romeo” di Patti, una paziente con frattura viene immobilizzata con un pezzo di cartone. Il caso suscita indignazione nazionale e porta alla sospensione della dirigente del pronto soccorso.
Il pool di esperti – composto dai responsabili dei principali pronto soccorso siciliani – avvia sopralluoghi e analisi su posti letto, organici, tempi di attesa e flussi di accesso. A fine anno consegna un giudizio dettagliato su ogni presidio. Poi, il silenzio istituzionale.
Cracolici: “Serve una commissione d’inchiesta sulla sanità siciliana”
Sul tema interviene Antonello Cracolici, presidente della Commissione Antimafia all’Ars:
“È arrivato il momento di istituire una commissione d’inchiesta sulla sanità regionale. Dobbiamo capire cosa non ha funzionato nella gestione dell’assessorato”.
Cracolici richiama anche le criticità emerse nella gara sugli elicotteri del 118, oggetto di rilievi da parte dell’Anac: “È evidente che esiste un problema strutturale all’interno dell’amministrazione”.
Carenza di medici e sovraffollamento: il caso Arnas di Palermo
Secondo la relazione, nei pronto soccorso siciliani mancherebbe circa il 50% dei medici previsti in organico. Una carenza che incide sulla tenuta delle reti tempo-dipendenti, come infarto e ictus.
Il caso dell’Arnas di Palermo è emblematico: il 24 dicembre erano presenti 47 pazienti, con un indice di sovraffollamento del 111%. Alcuni attendevano il ricovero da oltre 48 ore. Ancora più critica la situazione del pronto soccorso pediatrico, con un sovraffollamento del 200%.
Aumento della mortalità e dati scientifici
Studi citati dalla Simeu indicano che la mortalità dei pazienti in attesa di ricovero passa dal 2,5% al 4,5% quando il boarding supera le dodici ore. Ogni paziente trattenuto in pronto soccorso genera inoltre un ritardo medio di almeno 12 minuti per gli accessi successivi, alimentando la congestione.
Posti letto insufficienti e fallimento dell’assistenza territoriale
Il decreto nazionale prevede tre posti letto per acuti ogni mille abitanti, più 0,6 per lungodegenza e riabilitazione. In Sicilia questi parametri non sono rispettati, soprattutto negli ospedali di alta complessità.
Le direzioni sanitarie, in assenza di personale, riducono ulteriormente i posti letto, innescando un circolo vizioso: meno letti, più attese, più decessi. A questo si aggiungono la medicina difensiva e l’isolamento dei pazienti infettivi, che riducono ulteriormente la capacità ricettiva.
Il ruolo del privato e l’allarme della Cgil Sicilia
Mentre il pubblico fatica, il privato cresce, attirando professionisti qualificati. Ma in Sicilia l’ospedalità privata non gestisce pronto soccorso, a differenza di altre regioni italiane ed europee.
Secondo Francesco Lucchesi, segretario regionale della Cgil Sicilia, la crisi è strutturale:
“Nei pronto soccorso restano pazienti anche per settimane. La nuova rete ospedaliera ha sottratto 300 posti letto, riducendo la capacità di risposta”.
Il rischio, avverte il sindacato, è replicare lo stesso fallimento anche nelle case e negli ospedali di comunità del Pnrr, senza personale sufficiente.
A pesare sono infine liste d’attesa e intramoenia: “Pagando si ottengono visite in pochi giorni, nel pubblico i tempi diventano insostenibili”, conclude Lucchesi. Una distorsione che, nei pronto soccorso già saturi, può trasformare ogni ritardo in un rischio fatale.
Di Hermes Carbone
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