Guardando una mappa dell’Italia, si potrebbe pensare che Sicilia e Sardegna condividano le stesse difficoltà legate all’insularità. In realtà, le due maggiori isole del Mediterraneo vivono condizioni profondamente diverse, che incidono su infrastrutture, servizi, sviluppo economico e possibilità per i cittadini.
La riforma dell’articolo 119 della Costituzione ha rafforzato il principio secondo cui la Repubblica riconosce le peculiarità delle isole e promuove misure per superare gli svantaggi derivanti dall’insularità. Tuttavia, a distanza di anni, l’attuazione concreta resta parziale e il divario con il resto del Paese continua a essere evidente.
Insularità e qualità della vita: i dati Istat su Sicilia e Sardegna
A fotografare la situazione sono i più recenti rapporti Istat sul Benessere equo e sostenibile dei territori (BesT), che mettono in luce criticità strutturali comuni ma con intensità diverse. In sintesi, entrambe sono isole, ma una risulta più “isolata” dell’altra.
Un esempio emblematico è il trasporto pubblico locale. Nel 2023, nei Comuni capoluogo della Sicilia, i posti-km offerti sono stati 1.704 per abitante, circa un terzo della media nazionale (4.623). In Sardegna, invece, il dato si attesta intorno ai 3.400 posti-km per abitante, comunque inferiore al resto d’Italia ma decisamente più alto rispetto alla Sicilia.
Giovani e fuga dei laureati: Sicilia più penalizzata
Il tema dei giovani rappresenta uno dei nodi più critici. La Sicilia registra un dato particolarmente allarmante sulla mobilità dei laureati tra i 25 e i 39 anni: nel 2023 l’Isola ha perso 34 giovani laureati ogni mille residenti, diretti verso altre regioni o all’estero.
Anche la Sardegna presenta un saldo negativo, ma più contenuto: -16,1 laureati ogni mille residenti, un valore distante sia dalla Sicilia sia dalla media del Mezzogiorno. Una differenza che incide direttamente sulle prospettive di crescita e innovazione dei territori.
Stipendi e pensioni: il gap economico tra le due Isole
Il confronto prosegue sul piano economico. Nel 2023, la retribuzione media annua di un lavoratore dipendente in Sicilia è stata pari a 17.135 euro, inferiore sia alla media del Sud sia a quella nazionale. In Sardegna, la media sale a 17.642 euro.
Anche sul fronte pensionistico emergono differenze: in Sicilia è più alta la percentuale di pensionati con redditi pensionistici bassi (12,7%) rispetto alla Sardegna, dove il dato si ferma al 10,4%.
Continuità territoriale e caro voli: il problema dei collegamenti
Uno dei punti più delicati resta quello dei collegamenti con il Continente. Porti e aeroporti sono infrastrutture vitali, ma per gli isolani rappresentano spesso un costo elevato. Nel 2023 l’Antitrust ha indagato sugli algoritmi di prezzo delle compagnie aeree sulle rotte da e per Sicilia e Sardegna.
Il rapporto finale, pubblicato a gennaio 2026, ha escluso l’esistenza di fenomeni collusivi, ma ha evidenziato difficoltà nella trasparenza e comparabilità delle tariffe, che penalizzano i consumatori e limitano la concorrenza.
Bonus caro voli in Sicilia e modello Sardegna a confronto
Per contrastare il caro voli, la Regione Siciliana continua a rinnovare il bonus che rimborsa il 25% del costo del biglietto ai residenti, con un ulteriore 25% per studenti, disabili e cittadini a basso reddito.
La Sardegna, invece, ha adottato un approccio strutturale. Le tariffe calmierate al 25% sono state rese permanenti anche per voli non coperti dalla continuità territoriale e per i collegamenti con lo spazio economico europeo.
Inoltre, grazie al nuovo regime di oneri di servizio pubblico, sono stati garantiti più voli, tariffe ridotte e agevolazioni estese a studenti, lavoratori e sportivi. A questo si aggiunge una proposta di finanziamento da 65 milioni di euro per il triennio 2026-2028, destinata a ridurre ulteriormente i costi dei voli e a eliminare la tassa d’imbarco per le compagnie low cost.
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