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Licata, Sciacca e le lacrime da coccodrillo

Licata, Sciacca e le lacrime da coccodrillo

Licata, Sciacca e le lacrime da coccodrillo

I recenti casi di Licata e Sciacca, pongono nuovamente al centro dell’attenzione la scarsa sicurezza dei territori siciliani, impreparati a far fronte a eventi eccezionali di tipo atmosferico. L’eccezionalità di fatto si trasforma in emergenza, e l’emergenza a sua volta si traduce in un territorio messo praticamente in ginocchio, sia dal punto di vista strutturale che economico.

Noi siciliani poi siamo bravi a versare lacrime di coccodrillo, perché come al solito poco o nulla si fa sul fronte della prevenzione e siamo costretti a raccogliere i cocci di una mancata programmazione. A Licata si fa già la conta dei danni, gli esercizi commerciali del centro storico sono praticamente a pezzi, tanta gente ha subìto danni ingenti. La Giunta regionale ha già stanziato 30 milioni, ma non si sa ancora se basteranno.

Il sindaco Angelo Cambiano ha posto l’attenzione sulla carenza di infrastrutture della sua città, a partire dalla mancanza di un sistema di raccolta delle acque piovane che sia pronto ad affrontare anche una pioggia così consistente di quella caduta quella tragica giornata del 19 novembre. Una carenza che se vogliamo va allargata a tutto l’impianto anche normativo regionale, visto che in Sicilia non esiste nessuna norma che disciplini la raccolta delle acque piovane, come accade in altre sette regioni (Abruzzo, Lazio, Lombardia, Puglia, Toscana, Trentino Alto-Adige e Umbria).

Ma del resto non è una novità per Licata. Già nel 2010 e nel 2013, a perfetta cadenza triennale, la città ha subito le conseguenze disastrose di queste copiose piogge, delle quali, per quanto inusuali, bisogna ormai tenerne conto. E a ogni alluvione si susseguono le conferenze di servizi, i tavoli tecnici, le grandi prese di posizioni (così accadde per esempio nel 2010). Utili solo a lambire di parole il vento, evidentemente. La Procura di Agrigento ha aperto un’indagine per verificare quali responsabilità si celano dietro questo disastro e, vista la recentissima sentenza di Genova, nessuno può sentirsi al sicuro.

Secondo quanto denunciato da qualcuno le pompe idrovore inoltre non avrebbero funzionato a sufficienza. E quanto ha investito Licata negli ultimi anni nelle infrastrutture idrauliche? Poco meno di 28 mila euro nel 2015, poco più di 20 mila nel 2016.  Un capitolo a parte inoltre è da dedicare al modo in cui si è costruito in città.

Storicamente Licata è con Gela e Bagheria fra le capitali dell’abusivismo edilizio. Negli ultimi mesi è tornata alla ribalta delle cronache per la questione delle demolizioni. Ma le costruzioni sanate con troppa leggerezza (o in attesa di sanatoria) e quelle edificate con concessioni allegre rimangono certamente la maggioranza. Una connessione provata con l’alluvione non esiste, ma il dubbio sorge comunque.

E poi c’è il caso di Sciacca. Una città piena di saliscendi come il Comune termale non dovrebbe certo soffrire nemmeno se la pioggia l’assale con questa furia. Eppure, per esempio, qualche cronista locale ha denunciato la scarsità delle caditoie presenti in città, che contribuiscono ad allagare le strade in breve tempo e con grande facilità.

Già nel 2012 nel Piano di stralcio dell’assetto idrogeologico, redatto dall’assessorato regionale al Territorio e Ambiente venivano messe in evidenze le carenze strutturali di Sciacca e il pericolo di un fragile equilibrio idrogeologico a rischio dissesto. Pare evidente che ben poco è stato fatto per rimediare.

Fra Sciacca e Ribera una prima stima dei danni subiti a causa della spaventosa precipitazione del 25 novembre ammonta a 80 milioni di euro. E poi si piangono lacrime di coccodrillo.

luca mangogna

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