Autotrasportatori in Sicilia, protesta divisa: blocchi a San Gregorio e tensioni dopo l’accordo con Salvini

Autotrasportatori in Sicilia, protesta divisa: blocchi a San Gregorio e tensioni dopo l’accordo con Salvini

Autotrasportatori in Sicilia, protesta divisa: blocchi a San Gregorio e tensioni dopo l’accordo con Salvini

La revoca del fermo annunciata dal Comitato trasportatori siciliani (CTS) non ha chiuso la protesta contro il caro gasolio. Il 21 ottobre, la mobilitazione resta segnata da una frattura tra le organizzazioni del settore e dalle tensioni al casello autostradale di San Gregorio, nel Catanese. Dopo l’incontro con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, una parte degli autotrasportatori ha scelto di riprendere le attività, mentre altri continuano a sostenere la protesta.

Il confronto con il governo ha portato all’annuncio di nuove risorse per il comparto, ma le garanzie ottenute non hanno convinto tutte le sigle. A complicare il quadro sono anche le accuse lanciate dal CTS, che denuncia presunte minacce ai conducenti intenzionati a lavorare e chiede un intervento delle forze dell’ordine.

Autotrasportatori, il CTS chiede un intervento a Catania

Il Comitato trasportatori siciliani ha rivolto un appello al prefetto e al questore di Catania, chiedendo controlli e interventi al casello di San Gregorio e nell’area portuale. Secondo quanto riferito dal CTS, diversi autotrasportatori sarebbero impossibilitati a proseguire il proprio lavoro a causa delle pressioni esercitate da altri manifestanti. Il Comitato attribuisce queste condotte a un gruppo di persone che fa riferimento a Giuseppe Richichi, presidente dell’Associazione Imprese Autotrasportatori Siciliani (AIAS).

Si tratta di accuse contenute nella nota dell’organizzazione, che chiede alle autorità di verificare la situazione e garantire la libertà di circolazione e il diritto al lavoro. «Le minacce e le violenze messe in atto da Richichi e da una piccola parte dei padroncini non ci appartengono», afferma il coordinatore del CTS, Salvatore Bella.

Bella riconosce le difficoltà che il caro carburante sta provocando all’intera categoria, ma sottolinea che la protesta non può tradursi in intimidazioni nei confronti dei colleghi. «Chiediamo che le forze dell’ordine ci tutelino: noi vogliamo lavorare», conclude.

La spaccatura tra CTS e AIAS

La situazione riflette una divisione all’interno del mondo dell’autotrasporto siciliano. Il 20 ottobre il CTS ha annunciato la revoca del fermo dei servizi, dopo il confronto con Salvini a Milano. La decisione è stata motivata con l’accoglimento di gran parte delle richieste presentate al governo, pur mantenendo lo stato di agitazione fino alla soluzione delle questioni ancora aperte.

La posizione dell’AIAS è invece rimasta distinta. Giuseppe Richichi aveva confermato la prosecuzione della mobilitazione, con presidi di mezzi pesanti a San Gregorio, Misterbianco e Tremestieri.

La divergenza riguarda anche il giudizio sulle garanzie ottenute dal governo e sulle modalità con cui proseguire la protesta. Da una parte, il CTS punta a riattivare la logistica e a verificare il rispetto degli impegni istituzionali; dall’altra, i manifestanti che non considerano risolte le questioni economiche continuano a chiedere risposte concrete.

Caro gasolio, dal governo annunciate nuove risorse

Al centro della vertenza rimane il costo del carburante, che pesa sui bilanci delle imprese di trasporto e mette in difficoltà soprattutto gli operatori con margini ridotti. Durante l’incontro in Prefettura a Milano con Salvini e le rappresentanze del settore, il viceministro Edoardo Rixi ha annunciato lo sblocco di circa un miliardo di euro destinato all’autotrasporto. Tra le misure indicate figurano 480 milioni di euro per le domande relative al credito d’imposta sul gasolio, presentate entro il 30 agosto. Per le mensilità successive sono state prospettate ulteriori risorse, con strumenti di sostegno da definire.

Il CTS ha valutato positivamente l’esito del confronto, ma ha precisato che alcune richieste non possono essere soddisfatte nell’immediato. Tra i temi ancora aperti ci sono l’estensione del credito d’imposta e gli aiuti per contenere i costi dei collegamenti marittimi attraverso lo Stretto di Messina. Per le imprese, tuttavia, il punto decisivo resta la disponibilità effettiva delle risorse e la rapidità con cui i sostegni annunciati potranno essere utilizzati.

La richiesta di tutelare chi vuole riprendere il lavoro

Nel frattempo, il CTS insiste sulla necessità di separare la rivendicazione economica dalle eventuali condotte intimidatorie. L’organizzazione sostiene che la maggior parte dei propri associati voglia tornare a lavorare e chiede che nessun autotrasportatore sia costretto a fermarsi contro la propria volontà. La richiesta di intervento riguarda soprattutto il casello di San Gregorio e l’area portuale di Catania, snodi importanti per il movimento delle merci nell’Isola.

La protesta nasce dal caro gasolio e dalle richieste di sostegno avanzate dalla categoria, ma la divisione tra le sigle rischia di rendere più complessa la gestione della mobilitazione. Il confronto con il governo non ha ancora ricomposto tutte le fratture e resta da verificare se gli impegni annunciati saranno sufficienti a riportare la situazione alla normalità.

Per la Sicilia, dove il trasporto su gomma è essenziale per collegare porti, imprese e punti vendita, la ripresa della circolazione delle merci rimane una questione centrale. L’evoluzione della vertenza dipenderà sia dall’attuazione delle misure promesse sia dalla capacità di evitare nuovi blocchi e garantire il diritto al lavoro.

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