Case della comunità Sicilia: solo 54 attive su 146, target PNRR mancato al 31 marzo

Case della comunità Sicilia: solo 54 attive su 146, target PNRR mancato al 31 marzo

Case della comunità Sicilia: solo 54 attive su 146, target PNRR mancato al 31 marzo

Il 31 marzo 2026 era la data X: entro quel giorno, la Sicilia avrebbe dovuto contare 146 Case della comunità attive, strutture sanitarie di prossimità finanziate con 217 milioni di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Quel traguardo non è stato raggiunto. Secondo l'ultima comunicazione diffusa da Palazzo d'Orleans, al 7 aprile risultavano operative soltanto 54 strutture: 13 nel palermitano, 15 nel catanese, 12 nel messinese, 5 nel nisseno, 4 nel siracusano, 2 a Enna, 2 a Ragusa e 1 a Trapani. Mancano all'appello 92 presidi sanitari, con la scadenza definitiva del 30 giugno che si avvicina a grandi passi.

Regione ottimista, ma i numeri raccontano un'altra storia

Il ritardo è evidente, ma dalla Regione arrivano messaggi tranquillizzanti. L'assessore alla Salute Daniela Faraoni ha ribadito «la condotta complessivamente performante della Regione» e il rispetto del cronoprogramma previsto. Una posizione che stona con i dati storici. A gennaio 2026, durante l'inaugurazione della struttura di Monreale, i presidi attivi erano appena 8 e quelli con lavori conclusi 53. In quel momento la Regione dichiarava comunque di essere «pienamente in linea con le scadenze previste», annunciando un piano di attivazione serrato: 25 Case della comunità a gennaio, 19 a febbraio, 41 a marzo. Sulla base dei dati disponibili, le strutture effettivamente attivate nel periodo tra febbraio e inizio aprile sarebbero state appena 14.

«È importante fare chiarezza sul reale stato di avanzamento per evitare che dati non aggiornati restituiscano un'immagine di arretramento che non corrisponde alla realtà», ha dichiarato Faraoni, precisando che «l'impegno della Regione nella realizzazione della medicina territoriale è costante e concreto».

Cgil: "Solo 11 Case della comunità davvero operative"

Ben più critica la lettura della Cgil Sicilia, che nei giorni scorsi ha già definito la missione Salute del PNRR «un'occasione persa». Il segretario regionale Alfio Mannino ha tracciato una linea netta tra strutture costruite e presidi davvero funzionanti. «Molte di quelle inaugurate sono opere in cui sono stati completati gli interventi strutturali — muratura, pittura — ma non l'attività sanitaria», ha spiegato. «Sulla cinquantina di strutture che la Regione dichiara completate, quelle effettivamente operative sono soltanto 11. Questo è certo».

Il nodo del personale: 5mila infermieri e 2mila medici mancanti

Al problema delle strutture se ne aggiunge uno altrettanto grave: quello degli organici. L'assessore Faraoni ha spiegato che il personale nelle Case della comunità «proviene da una rimodulazione dell'organizzazione esistente», escludendo trasferimenti dagli ospedali se non in casi particolari. Mannino non è d'accordo. «Se si spostano infermieri o medici da una struttura all'altra, si stanno depotenziando servizi già attivi», ha detto il leader della Cgil. «Abbiamo una carenza di quasi 5mila infermieri e circa 2mila medici. Non stiamo parlando di un rafforzamento della medicina del territorio, ma di un dislocamento delle forze esistenti». E alla domanda se questo rischi di mandare in tilt i presidi tradizionali, Mannino è netto: «Assolutamente sì, ed è uno degli elementi che abbiamo contestato».

Scadenza PNRR al 30 giugno: rischio restituzione dei fondi all'UE

Con 92 strutture ancora da attivare e la scadenza del 30 giugno ormai prossima, la partita è aperta ma difficile. «Tutto ciò che non potrà essere rendicontato entro quella data andrà restituito all'Unione Europea — ha avvertito Mannino —. Su questo l'UE è stata chiara. E, trattandosi di una partita comunitaria, non è nelle nostre disponibilità chiedere proroghe. Non credo che in due o tre mesi si riuscirà a definire le restanti strutture».

Da Roma, fonti del ministero della Salute hanno confermato che i monitoraggi con le Regioni proseguono per intervenire dove emergano criticità. Ma la distanza tra gli obiettivi dichiarati e i risultati raggiunti rimane, per ora, il dato più evidente.

 

di Gioacchino D'Amico

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