I prezzi dei carburanti continuano a salire dopo la fine dello sconto sulle accise. Se nella giornata precedente gli aumenti erano stati contenuti, le ultime rilevazioni confermano un'accelerazione dei rincari sia sulla rete stradale sia in autostrada, con il diesel che torna a superare la soglia dei 2 euro al litro nei distributori autostradali.
Secondo i dati dell'Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio della benzina in modalità self service sulla rete ordinaria è salito a 1,841 euro al litro, mentre il diesel ha raggiunto 1,922 euro al litro. Sulle autostrade gli aumenti risultano ancora più evidenti. La benzina self service viene venduta in media a 1,932 euro al litro, mentre il gasolio ha toccato quota 2,004 euro al litro.
Quanto sono aumentati i prezzi dei carburanti
Il confronto con i dati diffusi venerdì, prima della scadenza dello sconto sulle accise, evidenzia l'entità degli aumenti. La benzina sulla rete stradale è passata da 1,803 a 1,841 euro al litro, mentre il diesel è salito da 1,882 a 1,922 euro. Anche in autostrada si registra un incremento significativo: la benzina è passata da 1,894 a 1,932 euro al litro, mentre il gasolio è aumentato da 1,968 a 2,004 euro al litro, superando così la soglia psicologica dei due euro.
La protesta dei consumatori
L'aumento dei prezzi dei carburanti ha provocato l'immediata reazione dell'Unione Nazionale Consumatori. Il presidente Massimiliano Dona ha criticato la scelta di non prorogare lo sconto sulle accise, parlando di un nuovo aggravio economico per gli automobilisti. Secondo l'associazione, in appena due giorni il costo di un pieno da 50 litri è aumentato di circa 2 euro. Inoltre, i rincari potrebbero non essere ancora terminati, considerando che molti impianti devono ancora aggiornare i listini del servizio servito.
Petrolio, le previsioni sul mercato
Nonostante l'aumento alla pompa, sul fronte internazionale arrivano indicazioni che potrebbero contribuire a ridurre la pressione sui listini nei prossimi mesi. Secondo le stime della banca statunitense Citigroup, il prezzo del Brent potrebbe scendere fino a 60 dollari al barile entro la fine dell'anno, rispetto agli attuali livelli intorno ai 72 dollari. Gli analisti ritengono che sul mercato mondiale possa tornare a prevalere un eccesso di offerta, già emerso prima dell'escalation del conflitto tra Iran e Israele. La guerra aveva spinto le quotazioni del greggio oltre i 125 dollari al barile, ai livelli più alti dal 2022, ma il successivo allentamento delle tensioni ha favorito una rapida discesa dei prezzi.
Secondo Citigroup, sia gli Stati Uniti sia l'Iran avrebbero interesse a mantenere gli equilibri raggiunti sul piano diplomatico. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, il calo delle quotazioni del petrolio potrebbe in parte compensare gli effetti dell'aumento delle accise sui prezzi dei carburanti nei prossimi mesi.
(askanews)
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