Vertice Meloni, energia e legge elettorale: via libera alla clausola Ue, restano tensioni sulle preferenze

Vertice Meloni, energia e legge elettorale: via libera alla clausola Ue, restano tensioni sulle preferenze

Vertice Meloni, energia e legge elettorale: via libera alla clausola Ue, restano tensioni sulle preferenze

La politica estera, il caro energia e la legge elettorale sono stati al centro del vertice di maggioranza convocato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. All'incontro hanno partecipato i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e, in collegamento, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.

Secondo quanto riferito al termine della riunione, il Governo ha deciso di avviare rapidamente la procedura per richiedere all'Unione Europea l'estensione della clausola nazionale di salvaguardia per l'energia, una misura che potrebbe garantire circa 14 miliardi di euro di maggiore capacità di spesa. L'autorizzazione sarà chiesta attraverso comunicazioni del Governo e le successive risoluzioni che saranno votate da Camera e Senato all'inizio di agosto.

Energia e crisi internazionali al centro del vertice

L'incontro, durato circa un'ora e mezza, si è aperto con un aggiornamento del ministro degli Esteri sulle principali crisi internazionali, considerate dal Governo motivo di particolare preoccupazione. Successivamente l'attenzione si è concentrata sulle misure economiche, con la scelta di ricorrere agli strumenti di flessibilità previsti dall'Unione Europea per sostenere gli interventi nel settore energetico. Una decisione che rappresenta il principale risultato operativo emerso dalla riunione di Palazzo Chigi.

Legge elettorale, il tema resta sul tavolo

Ufficialmente, al termine del vertice, dalla maggioranza è arrivata la conferma che della legge elettorale non si sarebbe discusso. Tuttavia, il dossier continua a rappresentare uno dei temi più delicati per gli equilibri della coalizione. Dopo la bocciatura dell'emendamento sulle preferenze alla Camera, la premier starebbe valutando di riproporre la modifica al Senato, introducendo alcune correzioni, tra cui quote di genere per i capilista bloccati. L'eventuale approvazione della nuova versione comporterebbe però un ulteriore passaggio alla Camera, con il rischio di un nuovo voto segreto su un provvedimento considerato particolarmente sensibile.

Le preoccupazioni sulla riforma

Tra le valutazioni che accompagnano il confronto interno alla maggioranza vi sarebbe anche il timore che il testo approvato da Montecitorio possa presentare criticità sul piano costituzionale. Per questo motivo, secondo quanto emerge dagli ambienti della maggioranza, l'ipotesi sarebbe quella di modificare il provvedimento durante l'esame a Palazzo Madama. Il calendario parlamentare prevede che la discussione possa entrare nel vivo a settembre, dopo la pausa estiva, mentre è esclusa un'approvazione prima delle ferie parlamentari.

Il nodo Vannacci nei rapporti del centrodestra

Sul tavolo politico resta anche la questione dei rapporti con Roberto Vannacci e con il suo progetto politico. All'interno del centrodestra continuano infatti le riflessioni sulle possibili alleanze e sulla strategia da adottare in vista delle prossime elezioni. Secondo le indiscrezioni, la presidente del Consiglio sarebbe orientata a non includere il generale nella coalizione, ritenendo che una collaborazione preventiva potrebbe rafforzarne ulteriormente il consenso elettorale. L'obiettivo della premier sarebbe quello di evitare dispersioni di voti senza favorire la crescita di nuovi soggetti politici nell'area del centrodestra.

Nel frattempo il Governo continua a concentrarsi anche sui dossier legati alla sicurezza interna e agli interventi sulle carceri, temi che resteranno al centro dell'agenda dell'esecutivo nelle prossime settimane.

(askanews)

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